Ieri sera a Palermo gli attivisti e le attiviste dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, insieme ai COBAS Scuola Palermo e al CESTES dopo aver partecipato nella mattinata al Convegno “La scuola non va alla guerra, l’educazione alla pace risponde alla repressione”, hanno partecipato al corteo distribuendo un proprio volantino per far conoscere le proprie attività. Il corteo, partito da piazza Croci, si è concluso davanti la prefettura in via Cavour. Il messaggio è stato: “Il 4 novembre non è la nostra festa”. Anche a Palermo, come in altri città, la manifestazione è stata anche a sostegno della pace e del popolo palestinese. La legge n. 27 del 1° marzo 2024 istituisce il 4 novembre come “Giornata dell’unità nazionale e delle forze armate”. In questa occasione le scuole di ogni ordine e grado sono state invitate a organizzare momenti di partecipazione alle celebrazioni che esaltano i valori della patria e del sacrificio. “Noi ci rifiutiamo – ha dichiarato la dott.ssa Candida Di Franco dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università – di considerare il 4 novembre una giornata di festa da celebrare; questa data rappresenta per noi una giornata una giornata di lutto per i milioni di morti, vittime dell’atroce guerra degli imperi, interessati a ridisegnare il loro dominio”. “Il 4 novembre, Giornata dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate, è una festa imposta dall’alto, – ha dichiarato Luigi Del Prete, USB Scuola di Palermo, – che non corrisponde ad alcun sentire popolare e sicuramente non ha alcuna radice nella storia della Repubblica. Una festa usata per educare alla guerra, oggi al servizio del sionismo e del bellicismo di questo governo”. Per discutere del riarmo, della logica della guerra come soluzione dei conflitti internazionali, dell’imperialismo che alla guerra inevitabilmente porta, era stato organizzato dal CESTES (Centro Studi Trasformazioni Economico Sociali) il convegno dal titolo “4 Novembre. La scuola non si arruola”, con la partecipazione dell’Osservatorio sulla militarizzazione delle scuole e delle università e che aveva raccolto più di mille adesioni di docenti di tutta Italia. A pochissimi giorni dallo svolgimento, il convegno è stato bloccato dal Ministero dell’Istruzione e contro il CESTES è iniziato un procedimento per la revoca dell’accreditamento al Ministero stesso. “Chi parla di educazione alla pace, – continua Luigi Del Prete, – si esprime contro l’imperialismo, rifiuta il militarismo e si schiera con il popolo palestinese non deve parlare e non deve pensare, questo il messaggio chiaro e violento di Valditara e del governo Meloni. Fortunatamente questo sentire non è condiviso dalla grande maggioranza dei docenti, e va rammentato al Governo che questo Paese ha una Costituzione che ripudia la guerra (art.11) e garantisce la libertà dell’arte e della cultura, della scuola e dell’Università (art.3 e 33). Noi non ci fermiamo e non ci fermeremo. Come questa sera a Palermo, siamo presenti in altre 29 piazze del 4 novembre, docenti e studenti uniti per una scuola libera, democratica e per la pace. Serve pensare un percorso, dare continuità alla presa di coscienza e alla mobilitazione. Ci riuniremo in assemblea il 10 novembre per discutere insieme della repressione in atto nelle scuole, della limitazione della libertà di formazione, della volontà politica di assimilare antisionismo e antisemitismo (DDL Gasparri), della distruzione della scuola della cultura (riforma tecnici e professionali, linee guida) e non solo. Da lì rilanceremo ancora in avanti, – conclude Del Prete – verso lo sciopero studentesco del 14 novembre, verso lo sciopero generale del 28 novembre e per la manifestazione nazionale a Roma il 29 novembre, contro la finanziaria di guerra, per la tutela della scuola pubblica, statale, libera e costituzionale”.
Fabio Gigante