Non esistono competenze senza un’istruzione di base

Secondo i dati forniti dalle Nazioni Unite (aggiornati al 2023), 65 milioni di giovani in età lavorativa sono disoccupati

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Il 15 luglio si è celebrata la Giornata Mondiale delle Competenze dei Giovani (World Youth Skills Day). Istituita dalle Nazioni Unite nel 2014, questa giornata intende richiamare l’attenzione sull’importanza delle competenze professionali, tecniche e digitali come strumenti per favorire l’occupazione, l’inclusione sociale e lo sviluppo sostenibile. (Ndr: per consultare la risoluzione dell’ONU http://undocs.org/A/RES/69/145)

Secondo i dati forniti dalle Nazioni Unite (aggiornati al 2023), 65 milioni di giovani in età lavorativa sono disoccupati (l’età minima varia da Paese a Paese e, a volte, dalla tipologia di lavoro). Ancora più grave il numero dei giovani che un lavoro nemmeno lo cercano: il 20,4% non sono occupati, non vanno a scuola e non seguono corsi di formazione (i cosiddetti NEET). Ma il dato più preoccupante è un altro: più di 250 milioni di giovani non ricevono alcuna istruzione.

A questo si aggiunge un altro problema: spesso (nel 40% dei casi) le competenze trasmesse in modo tradizionale non soddisfano le richieste del mercato del lavoro. In un mondo che cambia ad una velocità senza precedenti, l’innovazione tecnologica, la transizione digitale e l’intelligenza artificiale stanno trasformando professioni e sistemi produttivi. Secondo le Nazioni Unite, a causa della disruption tecnologica, entro il 2030 il 22% dei lavori richiederà nuove competenze. Questo rende indispensabile acquisire nuove tecniche, digitali e trasversali. Risorse necessarie per essere appetibili per chi offre un posto di lavoro. Invece, l’86% degli studenti intervistati dichiara di non sentirsi preparato per operare in un ambiente di lavoro connesso con l’IA.

Come possono i giovani sviluppare queste competenze se, ancora oggi, decine di milioni di loro non hanno nemmeno ricevuto un’istruzione di base?

Servono strumenti per la formazione permanente e di competenze per favorire l’accesso all’economia digitale o per utilizzare l’IA. Dall’altro, però, decine e decine di milioni di bambini e adolescenti non hanno accesso nemmeno ad una educazione di base (diritto riconosciuto dalla Convenzione delle Nazioni Unite dei Diritti dei Minori e inserito tra gli Obiettivi dello Sviluppo Sostenibile). Secondo un recente rapporto UNICEF oltre 200 milioni di minori non dispongono nemmeno di una identità legalmente riconosciuta o non sono registrati alla nascita. Per loro parlare di adeguare la propria formazione professionale all’IA è anacronistico. Loro sono e (a meno di interventi radicali di cui non si trova traccia) resteranno esclusi da qualsiasi opportunità di trovare un lavoro dignitoso.

Nei Paesi più poveri, martoriati da eventi climatici estremi e livelli di povertà dei quali non si parla mai, la sfida è consentire di andare a scuola, disporre di insegnanti qualificati e avere materiali didattici di base. In una parola, sopperire a disuguaglianze educative che sono conseguenza di una realtà caratterizzata da profonde differenze geopolitiche e sociali. Dietro questi numeri si nascondono storie di povertà multidimensionale (secondo la definizione dell’UNDP), conflitti armati, discriminazioni di genere, sfruttamento minorile e migrazioni forzate. Nelle zone rurali di alcuni Paesi, meno dell’1% delle donne riesce a completare la scuola secondaria.

A questo si aggiunge che non sempre ricevere una istruzione di base significa apprendere delle nozioni: a volte, anche chi ha avuto la possibilità di frequentare una scuola non acquisisce competenze tali da consentire l’inserimento nel mondo del lavoro (come confermano i dati OCSE).

Anche nei Paesi “sviluppati”, dove l’accesso all’educazione è un diritto consolidato, non mancano i problemi. Nei Paesi UE, ad esempio, la percentuale di studenti che non completa il percorso di studi secondari superiori è piuttosto elevata: oltre il 9% (in Italia è leggermente inferiore, poco sopra l’8%). Tra le varie regioni del mondo permangono disuguaglianze che non dovrebbero esistere.

Tutto questo si traduce in un divario di opportunità che accompagna i giovani fino all’età adulta. I dati del rapporto Global Employment Trends for Youth 2024 dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro confermano come il mercato del lavoro giovanile mostra segnali incoraggianti (il tasso di disoccupazione globale è sceso e il livello attuale è il più basso degli ultimi quindici anni), ma, ancora una volta, questi miglioramenti non sono distribuiti in modo uniforme a livello globale.

La formazione tecnica e professionale rappresenta uno degli strumenti più efficaci per favorire l’inserimento dei giovani nel mondo del lavoro una volta adulti, ma questo richiede solide basi educative. Per i giovani privi di alfabetizzazione, competenze di base e possibilità di apprendimento, è sempre più difficile adattarsi a un mercato del lavoro in continua evoluzione.

La Giornata Mondiale delle Competenze dei Giovani non è semplicemente un invito a investire nella formazione. È un’occasione per riflettere sul diritto all’istruzione e sulla necessità di colmare il divario educativo che separa i Paesi ricchi da quelli più vulnerabili.

È questa la vera sfida della Giornata Mondiale delle Competenze dei Giovani: ricordare a tutti che le competenze non iniziano frequentando un corso di formazione professionale. Iniziano molto prima: tra i banchi di scuola. E garantire a tutti i giovani un’istruzione di qualità non sempre viene riconosciuto come un diritto universale. Eppure è condizione irrinunciabile per costruire un futuro sostenibile e consentire a centinaia di milioni di giovani di partecipare, una volta adulti, alla vita economica e sociale. E contribuire allo sviluppo della comunità in cui vivono.

Nel mondo sono tantissimi i giovani talentuosi. Ma le opportunità che vengono loro offerte per inserirsi nel mondo del lavoro sono poche.

C. Alessandro Mauceri