Nuovi orizzonti nel Mediterraneo: Arpa Sicilia documenta scoperte scientifiche senza precedenti nel porto di Catania

Questi rinvenimenti sono avvenuti nell’ambito dell’Accordo Operativo MASE-ISPRA-ARPA (2024-2026) per l'attuazione della Strategia Marina (Direttiva 2008/56/CE), volta a monitorare lo stato di salute dei nostri mari

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Il recente ritrovamento del crostaceo isopode Dynoides amblysinus rappresenta un dato di eccezionale valore scientifico, trattandosi della prima segnalazione in assoluto per l’intero bacino del Mar Mediterraneo

Questa scoperta, insieme all’individuazione del tunicato nero Phallusia nigra, segna un traguardo fondamentale per la ricerca marina nazionale e internazionale, frutto dell’eccellenza tecnico-scientifica dei monitoraggi condotti da ARPA Sicilia.

Il ruolo di ARPA Sicilia e la strategia marina

Questi rinvenimenti sono avvenuti nell’ambito dell’Accordo Operativo MASE-ISPRA-ARPA (2024-2026) per l’attuazione della Strategia Marina (Direttiva 2008/56/CE), volta a monitorare lo stato di salute dei nostri mari. Dal 2021, ARPA Sicilia ha scelto il porto di Catania come area d’indagine prioritaria, trattandosi di un “terminale portuale di categoria 2” ad alto rischio di introduzione di specie non indigene (NIS). Il contributo dei ricercatori (Paolo Balistreri, Salvatore Campanella, Eleonora Macaluso e Benedetto Sirchia) è stato determinante nell’applicare rigorose metodologie di campionamento nel Molo di Levante.

I protagonisti della scoperta: specie mai viste in Italia

Le analisi di laboratorio condotte su campioni prelevati a luglio 2024 hanno rivelato la presenza di due specie aliene di grande interesse: Dynoides amblysinus: Come anticipato, questo crostaceo è una novità assoluta per l’intero Mediterraneo. Originario di mari tropicali e temperati (dall’Oceano Indiano all’Australia orientale e al Giappone), è stato individuato tra la fauna vagile di pannelli sperimentali in PVC posizionati a 1,2 metri di profondità. Phallusia nigra: Il caratteristico tunicato nero è stato segnalato per la prima volta nelle acque italiane. Rinvenuto tramite la tecnica del “grattaggio” sulla banchina a profondità di 2 e 5 metri, rappresenta la segnalazione più occidentale di questa specie nel bacino mediterraneo, dove era già nota in aree come Israele, Turchia e Grecia.

Metodologia e Cooperazione Internazionale

Il successo dell’operazione è dipeso da un approccio scientifico meticoloso che ha previsto lo studio delle comunità macrozoobentoniche su substrati duri. Oltre al grattaggio delle pareti sommerse, sono stati utilizzati pannelli in PVC di 15×15 cm per studiare gli organismi che colonizzano le superfici artificiali. Data la complessità dell’identificazione, ARPA Sicilia ha attivato una prestigiosa rete di collaborazione internazionale, coinvolgendo esperti provenienti da istituzioni come l’Universidad de Alicante, il Queensland Museum, la Hiroshima University e l’Università di Barcellona.

L’importanza delle scoperte

Oltre al valore tassonomico, queste segnalazioni aprono nuove strade alla ricerca applicata. Il tunicato Phallusia nigra, ad esempio, è oggetto di studio come bioindicatore per l’accumulo di metalli pesanti e per i suoi metaboliti secondari con proprietà “antifouling”, capaci di impedire ad altri organismi di crescere sulla sua superficie. La scoperta conferma purtroppo il ruolo critico dei porti come porte d’ingresso per specie aliene che possono minacciare la biodiversità locale. Per questo motivo, l’impegno costante di ARPA Sicilia nel monitoraggio continuo delle aree a rischio resta l’unica difesa per comprendere e mitigare gli impatti dei cambiamenti ecologici in corso nel nostro mare.

Mario Catalano

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