Palermo, l’emergenza invisibile delle carceri: il caso dei detenuti psichiatrici

Dal 2008 la sanità penitenziaria è passata dal Ministero della Giustizia al Servizio Sanitario Nazionale. In teoria ciò avrebbe dovuto garantire una presa in carico sanitaria equivalente a quella dei cittadini liberi. Nella pratica, tuttavia, persistono carenze di personale specializzato, difficoltà organizzative e insufficienza delle strutture dedicate

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C’è un’emergenza che non si vuole raccontare all’interno delle carceri. E gli istituti di Palermo non ne sono immuni

Dietro la protesta della Polizia Penitenziaria andata in scena davanti alla Prefettura di Palermo nelle scorse settimane si nasconde una questione ben più ampia della semplice carenza di organico. Al centro della mobilitazione sindacale vi è infatti una delle emergenze meno raccontate del sistema penitenziario italiano: la gestione dei detenuti affetti da disturbi psichiatrici.

L’incontro tra i rappresentanti sindacali e il vicario del prefetto di Palermo si è concluso con l’impegno a promuovere un tavolo tecnico che coinvolga Assessorato regionale alla Salute, Provveditorato dell’Amministrazione Penitenziaria e organizzazioni dei lavoratori. Obiettivo: affrontare il crescente problema della presenza nelle carceri siciliane di detenuti con patologie psichiatriche che, secondo i sindacati, rappresentano una delle principali criticità per la sicurezza interna degli istituti.

Un problema nazionale che in Sicilia assume contorni particolari

La questione nasce da una trasformazione profonda avvenuta nel sistema penale italiano negli ultimi vent’anni. Con la chiusura degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari (OPG), sancita definitivamente nel 2015, l’Italia ha scelto di sostituire il modello custodialistico con le REMS (Residenze per l’Esecuzione delle Misure di Sicurezza), strutture sanitarie regionali destinate alle persone affette da disturbi mentali autrici di reato.

La riforma, considerata un passo avanti sul piano dei diritti civili, ha tuttavia generato criticità operative che ancora oggi interessano molte regioni, compresa la Sicilia. I posti disponibili nelle REMS risultano infatti insufficienti rispetto al fabbisogno reale e ciò determina lunghe liste d’attesa. In molti casi persone con gravi problematiche psichiatriche rimangono negli istituti penitenziari ordinari, ambienti che non sono stati progettati per svolgere funzioni terapeutiche.

I numeri che preoccupano

Nel corso del sit-in organizzato a Palermo, le sigle sindacali OSAPP, UIL FP Polizia Penitenziaria, USPP e FNS CISL hanno fornito un quadro particolarmente allarmante della situazione siciliana.

Secondo i rappresentanti dei lavoratori, nel solo 2025 il personale penitenziario dell’Isola ha effettuato oltre un milione di ore di straordinario e accumulato circa 92 mila giornate di congedo non fruite. Nello stesso periodo sono state segnalate 2.362 violazioni di legge commesse da detenuti, tra aggressioni, minacce, resistenze e oltraggi a pubblico ufficiale, oltre a 249 episodi di protesta collettiva. I sindacati parlano inoltre di oltre 150 agenti feriti mediamente ogni anno a seguito di aggressioni subite in servizio. Secondo le organizzazioni sindacali, una quota significativa degli episodi più violenti sarebbe riconducibile proprio a soggetti affetti da patologie psichiatriche non adeguatamente presi in carico dal sistema sanitario.

Il cortocircuito tra carcere e sanità

Il problema evidenzia una criticità strutturale che va oltre la gestione penitenziaria.

Dal 2008 la sanità penitenziaria è passata dal Ministero della Giustizia al Servizio Sanitario Nazionale. In teoria ciò avrebbe dovuto garantire una presa in carico sanitaria equivalente a quella dei cittadini liberi. Nella pratica, tuttavia, persistono carenze di personale specializzato, difficoltà organizzative e insufficienza delle strutture dedicate. Non è un caso che, appena pochi mesi fa, l’ASP di Palermo abbia pubblicato specifici avvisi per il reclutamento di medici psichiatri da destinare agli istituti penitenziari di Palermo e Termini Imerese, riconoscendo implicitamente la necessità di rafforzare l’assistenza specialistica all’interno delle carceri.

La carenza di professionisti rappresenta uno dei nodi più delicati. Gli psichiatri disponibili per il sistema penitenziario sono spesso insufficienti rispetto al numero di detenuti che necessitano di valutazioni cliniche, terapie farmacologiche e percorsi riabilitativi.

Le REMS e il problema dei posti disponibili

Nel documento presentato alla Prefettura, i sindacati hanno richiamato esplicitamente il tema dei “pochi posti disponibili nelle REMS e nelle ATSM”, le articolazioni per la tutela della salute mentale previste negli istituti penitenziari. Si tratta di un passaggio cruciale.

Quando un detenuto presenta una condizione psichiatrica incompatibile con la detenzione ordinaria dovrebbe essere trasferito in una struttura adeguata. Tuttavia, la scarsità di posti determina spesso tempi di attesa molto lunghi. Il risultato è che gli istituti penitenziari finiscono per svolgere una funzione impropria: quella di contenimento di persone che avrebbero invece bisogno principalmente di cure sanitarie.

Un tema che riguarda anche la sicurezza pubblica

La questione non interessa soltanto il benessere dei detenuti o le condizioni di lavoro degli agenti.

Le organizzazioni sindacali hanno sottolineato come la carenza di personale e l’inadeguata gestione dei casi psichiatrici possano incidere direttamente sulla sicurezza complessiva degli istituti. Secondo i rappresentanti della Polizia Penitenziaria, organici ridotti e presenza crescente di soggetti fragili aumentano la vulnerabilità delle carceri e rendono più difficile garantire ordine e controllo. Si tratta di una valutazione che trova riscontro anche nelle analisi condotte negli ultimi anni da organismi di garanzia, magistratura di sorveglianza e associazioni che operano nel settore penitenziario.

Il tavolo tecnico come banco di prova

La decisione della Prefettura di promuovere un tavolo tecnico rappresenta quindi molto più di una risposta a una vertenza sindacale. Il confronto tra Regione Siciliana, amministrazione penitenziaria e organizzazioni dei lavoratori potrebbe infatti diventare il primo passo verso una revisione dell’intero sistema di presa in carico dei detenuti con disturbi psichiatrici nell’Isola.

La sfida sarà trovare un equilibrio tra esigenze di sicurezza, diritti dei detenuti e sostenibilità del sistema sanitario regionale. Perché il vero nodo emerso a Palermo è che il carcere continua a essere, troppo spesso, il luogo in cui finiscono per concentrarsi problemi sanitari e sociali che il territorio non riesce a intercettare o gestire prima.

Roberto Greco

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