Palermo, l’ombelico verde del Mediterraneo

il capoluogo siciliano è diventato il depositario del più imponente lascito sulla biodiversità italiana

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Palermo si riprende il suo scettro di capitale scientifica. La notizia, lanciata con orgoglio dal Rettore dell’Università di Palermo, Massimo Midiri, durante l’inaugurazione del primo Festival dell’Ambiente, è di quelle che cambiano la geografia della ricerca nazionale: il capoluogo siciliano è diventato il depositario del più imponente lascito sulla biodiversità italiana. È ormai operativo da circa due settimane, al polo di via Archirafi, il “Gateway della Biodiversità”, un centro d’avanguardia realizzato grazie ai fondi del Piano nazionale di ripresa e resilienza che funge da scrigno tecnologico per i dati raccolti da oltre seicento ricercatori in tutto il Paese. Non è solo un ufficio, ma un cuore pulsante di dati che mette la Sicilia al centro delle politiche di conservazione europee, trasformando vecchie palazzine in fari di innovazione globale.

Unire uomo, ambiente e animali per la sopravvivenza

Il Rettore ha tracciato una rotta chiara, legando la missione accademica alla salute pubblica dei siciliani e delle siciliane attraverso il paradigma della “One Health”. Ha spiegato come l’Ateneo stia investendo per dimostrare che la salute dell’uomo non può essere scissa da quella dell’ambiente e degli animali, un triangolo vitale che a Palermo trova una sintesi perfetta tra il Policlinico, i dipartimenti scientifici e la facoltà di Veterinaria. «Siamo entrati in una fase in cui la scienza non può più essere solo teoria: da medico radiologo, vi dico che abbiamo ormai la certezza che le microplastiche e le nanoplastiche esercitano un danno diretto e documentato sulla salute umana», ha dichiarato con fermezza, sottolineando che il cambio di passo deve partire dalle scuole elementari per far capire ai bambini e alle bambine che: «Se non puliamo l’ambiente, non puliamo noi stessi». Per Midiri, la Sicilia non deve più guardare all’ecologia come a uno “spot pubblicitario”, ma come a una necessità clinica e sociale per la sopravvivenza del territorio.

Seminare consapevolezza tra le scuole e la città

Michele Torregrossa, professore ordinario di Ingegneria sanitaria ambientale all’Università degli studi di Palermo, ha voluto fortemente che l’Ateneo si aprisse alla città, trasformando il Campus in un laboratorio di inclusione sociale e partecipazione attiva. Ha illustrato come il Festival non sia rivolto solo agli accademici, ma sia stato pensato per coinvolgere gli studenti e le studentesse delle scuole superiori e persino i giovanissimi delle scuole medie dello ZEN, quartiere simbolo delle sfide di Palermo, attraverso un concorso fotografico sulla transizione ecologica. «Vogliamo che questo evento sia l’inizio di un percorso annuale, un appuntamento fisso per la Giornata Mondiale dell’Ambiente che parli a tutti», ha spiegato il docente, ribadendo che la “terza missione” dell’Ateneo è proprio quella di seminare consapevolezza nelle nuove generazioni, le uniche capaci di una vera collaborazione nella salvaguardia del pianeta.

Progettare la qualità della vita nella quotidianità universitaria

Livan Fratini, direttore del Dipartimento di Ingegneria dell’Università di Palermo che ospita l’evento, ha poi posto l’accento sulla dimensione quotidiana del Campus, vedendo nell’ingegneria ambientale lo strumento per migliorare la qualità della vita degli studenti che vivono quegli spazi per oltre dodici ore al giorno. Ha evidenziato come la sinergia con le associazioni studentesche sia diventata un modello di gestione partecipata, capace di trasformare le criticità del territorio in opportunità di sviluppo tecnologico e sociale. Secondo il professore, le tematiche affrontate durante il festival non sono semplici esercizi accademici, ma urgenze di assoluta attualità che richiedono un approccio ingegneristico moderno per creare un ambiente universitario che sia, prima di tutto, un luogo di benessere collettivo e di collaborazione fattiva tra docenti e ragazzi e ragazze.

La scienza rigorosa contro le mode della sostenibilità

Un richiamo alla profondità del pensiero scientifico è arrivato da Maurizio Cellura, direttore del Centro di Sostenibilità e Transizione Ecologica (CSTE), che ha invitato a guardare oltre le facili etichette della sostenibilità per abbracciare la complessità dei sistemi viventi. Cellura ha spiegato che la sfida climatica richiede una visione interdisciplinare autentica, capace di unire i 32 scienziati del suo centro in una strategia comune verso gli obiettivi dell’Agenda 2030. «Dobbiamo diffidare dei “cacciatori di fondi” che seguono le mode del momento, passando dall’intelligenza artificiale alla sostenibilità solo per intercettare finanziamenti; la salute del pianeta non è una pista da seguire, ma un oceano di incertezze da governare con rigore scientifico», ha spiegato, ricordando come la presenza di microplastiche renda le arterie umane più rigide e pericolose, dimostrando che siamo tutti passeggeri di una stessa “navicella” spaziale chiamata Terra.

Innovazione e lavoro per i talenti della ricerca siciliana

La proiezione internazionale di Palermo è stata difesa con forza da Maria Giovanna Parisi, coordinatrice scientifica del Gateway della Biodiversità, che vede nell’innovazione ambientale la chiave per l’occupazione dei giovani laureati siciliani. La professoressa ha descritto il Gateway come una struttura di raccordo fondamentale per il trasferimento tecnologico, un ponte che permette ai risultati della ricerca di uscire dai laboratori per incontrare le imprese del territorio e i programmi di finanziamento europei Horizon 2028-2035. «Stiamo lavorando affinché l’Università di Palermo sia all’altezza delle grandi accademie europee, creando un ecosistema dove biologia, ecologia e ingegneria parlino la stessa lingua per favorire il placement dei nostri ragazzi e la crescita del mercato regionale», ha affermato la Parisi, sottolineando come la multidisciplinarità sia l’unica arma per rispondere alle richieste delle Commissioni Europee e per rendere la Sicilia protagonista della nuova economia verde.

Tecnologia immersiva e nuovi poli per la tutela del mare

Infine, lo sguardo si è posato sul mare siciliano grazie al contributo dell’Arpa Sicilia, l’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente, rappresentata dall’ingegnere Caldara, che ha svelato i dettagli di un progetto che restituirà ai palermitani e alle palermitane un pezzo di storia: l’edificio del Roosevelt, che diventerà un polo d’eccellenza per la tutela ambientale. L’ingegnere ha raccontato di come l’Agenzia stia utilizzando tecnologie immersive, come i visori Oculus, per permettere a chiunque di esplorare i fondali marini siciliani in realtà virtuale, sensibilizzando l’opinione pubblica sulla fragilità dell’ecosistema sommerso. In questo contesto, l’Agenzia si pone come partner strategico dell’Ateneo per trasformare la ricerca scientifica in educazione visiva e sensoriale, offrendo strumenti tecnologici che possano far crescere una cultura ambientale diffusa e radicata nella bellezza del paesaggio isolano.

Mario Catalano

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