Venti minuti, ogni due o tre giorni. Tanto bastava, fino alla scorsa settimana, per irrigare le piante sistemate sul carro di Santa Rosalia. Oggi ne servono novanta e tutti i giorni. È questo il costo reale del furto messo a segno sull’opera realizzata per il 402esimo Festino e rimasta al Foro Italico dopo la sfilata del 14 luglio: non le poche decine di euro della refurtiva, ma il tempo sottratto a chi di quel verde si occupa gratuitamente.
A effettuare il furto è stato qualcuno che ha approfittato dell’unico varco disponibile. «Il carro risultava chiuso», spiega Nazareno Brancatello, cofondatore di Metropolitree Odv e membro del Consiglio direttivo dell’associazione. «È plausibile che si sia intrufolato dalla parte sottostante, da uno spazio che c’è tra le ruote e l’asfalto». Dall’interno sono spariti una piccola batteria da scooter, i due morsetti ai quali era collegata, la pompa che pescava l’acqua dalla cisterna e un raccordo in ottone. Uno solo, peraltro, tra i molti che tengono insieme le tubazioni.
A confermare la sproporzione tra il gesto e il suo bottino è lo stesso Brancatello, che sul valore di quanto è stato portato via non si fa illusioni: «Il danno economico reale non ammonterà a cinquanta euro. Rivendendolo in qualche mercatino, forse dieci o quindici». Quel materiale, però, era il punto di innesco di un sistema pensato per non sprecare nulla. Una cisterna alimentava, tramite la pompa, una rete di tubi con irrigazione a goccia distribuita su tutti i livelli del carro, comprese le piante più in alto; l’acqua defluiva dai vasi e tornava a confluire nella cisterna stessa.
L’associazione aveva ricevuto le chiavi della struttura in legno il 21 luglio, su richiesta delle figure coinvolte nella realizzazione del carro e dell’amministrazione comunale. Da allora il lavoro consisteva nel riempire la cisterna, ricaricare la batteria ogni due o tre giorni e innaffiare manualmente le piante più in sofferenza. Adesso quel lavoro va rifatto daccapo ogni giorno, recuperando l’acqua in piazza Kalsa con tubi che vanno raccordati tra loro.
Circa la responsabilità del furto, «a giudicare dalle modalità e dalle dimensioni del varco, potrebbe essere plausibile – continua Brancatello – che qualche ragazzino si sia intrufolato e abbia rubato ciò che sembrava più di valore, o più semplice da portar via. Ma se anche fosse così, non mi sentirei di giustificarlo come una ragazzata».
La ragione di quella distinzione sta tutta nella natura dell’impegno colpito. «Non ne facciamo assolutamente una questione economica», precisa, «la batteria la ricompriamo noi e il Comune ci fornirà una nuova pompa. Il problema non è questo». Il problema, spiega, è che si tratta di un’attività svolta in regime volontaristico: «ognuno di noi investe del tempo dopo il lavoro, sotto il sole, sudando, quando potrebbe rientrare a casa dalle proprie famiglie. E lo facciamo veramente per il bene comune, non c’è nessun altro tornaconto».
Che è poi, sintetizza Brancatello, è la ragione stessa per cui l’associazione è nata «Sensibilizzare le persone verso il bene comune», andando oltre l’elenco dei benefici scientifici che gli alberi portano a una città. «È proprio quel senso di prendersi cura di un essere vivente che, senza attenzione e senza cure, morirebbe». Prati, alberi, aiuole, cestini: «sono quello che permette a questa città di essere qualcosa di migliore. Senza, siamo destinati a essere una giungla d’asfalto, sotto tutti i punti di vista».
Alla fine, la batteria tornerà al suo posto e l’impianto ricomincerà a funzionare. Quello che resta, nel frattempo, è l’immagine di qualcuno che attraversa il Foro Italico con i bidoncini in mano per tenere in vita le piante ai piedi della Santuzza.
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Crediti fotografici:
La foto di copertina è della fotografa Valentina Di Maio. Le restanti sono state fornite da Metropolitree Odv.
Andrea Maria Rapisarda Mattarella
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