Panarea, l’isola che cambia volto al tramonto tra mondanità e natura selvaggia

Panarea è l’isola più mondana delle Eolie, ma dietro yacht e aperitivi custodisce una natura ancora incontaminata, una storia millenaria e un’anima sorprendentemente selvaggia

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Panarea isola
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A Panarea, scendendo dal traghetto, il bianco delle case eoliane che brillano sotto il sole, il nero delle strade lastricate in pietra vulcanica, i muretti a secco e le rocce che emergono dal mare fanno comprendere che quest’isola vive di contrasti.

In quest’isola, la più piccole delle isole Eolie, si cammina quasi ovunque a piedi, tra vicoli stretti e buganvillee colorate, mentre le iconiche moto “ape” sfrecciano trasportando bagagli, spesa e turisti. Poi arriva la sera e Panarea cambia volto: i tavolini si riempiono, la musica si accende e quella che per molti è la più elegante delle Eolie diventa il centro della vita mondana del Mediterraneo. Eppure, dietro questa immagine scintillante, continua a sopravvivere un’anima sorprendentemente selvaggia.

Proprio nell’isola di Panarea esiste un momento preciso in cui tutto cambia identità.

Accade ogni giorno, poco prima del tramonto: il sole scende lentamente verso il mare, le barche iniziano a rientrare nelle baie e le viuzze bianche si riempiono di persone eleganti dirette verso una cena o un aperitivo vista mare. È allora che Panarea mostra il suo volto più famoso, quello che l’ha resa negli anni il simbolo della mondanità mediterranea.

Ma quest’isola delle Eolie non è diventata mondana per caso. Infatti, la sua storia è legata all’arrivo di artisti, registi, attori, intellettuali e personaggi dell’alta società che negli anni Cinquanta e Sessanta proprio lì cercavano un luogo distante dai percorsi turistici tradizionali e noti, per scoprire un luogo autentico dove ritrovare tranquillità. Come fece il regista Michelangelo Antononi che nel 1959 vi girò parte de L’Avventura, un film con Monica Vitti e Lea Massari, in particolare negli isolotti di Basiluzzo e Lisca Bianca.  

Quindi, si trattava di un’isola selvaggia, priva di automobili e quasi in una dimensione atemporale.

Fu solo dopo, ed in particolare negli anni Ottanta e Novanta, che divenne meta estiva di personaggi internazionali come l’armatore greco Aristotele Onassis e l’imprenditore Gianni Agnelli.

In realtà però non tutti sanno che coloro che approdavano nell’isola avevano qualcosa in comune: erano alla ricerca di silenzio, del contatto con la natura, della semplicità del paesaggio e della bellezza del mare. 

Sebbene il suo carattere distintivo oggi è proprio la mondanità, luogo ambito da vip, imprenditori, attori e personaggi dello spettacolo, sarebbe un errore pensare che quest’isola sia soltanto questo.

Perché Panarea è probabilmente il più grande paradosso delle Eolie: il luogo dove il lusso incontra la semplicità, dove gli yacht attraccano accanto alle barche dei pescatori e dove la vita notturna convive con una natura che continua a dettare le proprie regole.

La più piccola tra le isole abitate dell’arcipelago eoliano sembra nata per sorprendere.

Infatti, vista dal mare appare come una cartolina perfetta: case bianche, buganvillee colorate, sentieri che si arrampicano sulle colline e un’acqua che assume sfumature quasi irreali. Eppure la sua storia è molto più antica della fama che oggi la circonda.

Pochi sanno, ad esempio, che Panarea era abitata già nell’età del Bronzo. Sul promontorio di Capo Milazzese si conservano i resti di un villaggio preistorico risalente a oltre tremila anni fa. Da qui gli antichi abitanti osservavano lo stesso mare che oggi attira viaggiatori da tutto il mondo.

È una presenza silenziosa che ricorda come l’isola fosse importante molto prima dell’arrivo del turismo internazionale.

Anche il nome sembra custodire un mistero. Secondo alcune interpretazioni deriverebbe dal greco e sarebbe legato all’idea di una terra fertile e sacra. Un dettaglio che non sorprende chi percorre i sentieri dell’interno, dove il profumo della macchia mediterranea accompagna ogni passo.

E poi c’è il mare.

Attorno a Panarea emergono piccoli isolotti che sembrano galleggiare sull’orizzonte: Basiluzzo, Dattilo, Lisca Bianca, Bottaro e Lisca Nera. Sono i frammenti di un antico sistema vulcanico e costituiscono uno dei paesaggi più spettacolari dell’intero Mediterraneo.

Proprio nei fondali di Lisca Bianca si verifica uno dei fenomeni naturali più curiosi delle Eolie. Dalle profondità marine fuoriescono bolle di gas vulcanico che risalgono lentamente verso la superficie, creando l’impressione che il mare stia respirando.

È uno spettacolo che affascina da sempre pescatori e subacquei.

Negli anni Panarea è diventata una destinazione amata da artisti, attori, scrittori e personaggi dello spettacolo. Eppure, chi la conosce davvero sa che il suo fascino non dipende dalla celebrità dei suoi ospiti.

La sua vera forza è la capacità di cambiare continuamente.

Di giorno invita a esplorare calette nascoste, sentieri panoramici e scorci che sembrano sospesi nel tempo. Di sera si trasforma in uno dei luoghi più vivaci del Mediterraneo. Di notte, quando le luci si attenuano e il brusio si spegne, torna a essere semplicemente un’isola vulcanica circondata dal mare.

Potrebbe essere stata proprio questa doppia anima ad aver conquistato generazioni di viaggiatori.Ed è qui che si nasconde la sua vera identità: non nell’esclusività, non nelle fotografie patinate e nemmeno nella vita notturna che l’ha resa celebre.

Panarea continua a essere un’isola selvaggia che gioca a fare la mondana.

Ed è proprio questo contrasto a renderla unica.

Federica Dolce