Per partecipare a “Più Libri Più Liberi”, la fiera dell’editoria in programma a Roma a dicembre, gli editori dovranno sottoscrivere una dichiarazione aggiuntiva: riconoscere «i valori antifascisti alla base dell’ordinamento democratico della Costituzione italiana». Un patentino. Una professione di fede imposta come condizione d’accesso. La misura nasce dalla polemica del 2025, quando ottantanove intellettuali avevano chiesto — senza riuscirci — di escludere la casa editrice Passaggio al Bosco, ritenuta vicina all’estrema destra. Dal caso singolo si è passati alla regola generale. Ed è qui che il meccanismo si inceppa.
A bocciare l’iniziativa non è stato solo il centrodestra. Massimo Cacciari, filosofo e già sindaco di Venezia, ha definito la misura «un delirio e una follia», annunciando che non metterà piede alla fiera se la clausola resta. Ha avvertito: aperta questa strada, domani si potrà chiedere una dichiarazione contro Putin, contro qualunque bersaglio del momento. Luciano Canfora, filologo classico e voce storica della sinistra, è stato ancora più diretto: «È una cosa che fa ridere. Gli editori non sono partiti politici». Poi la sentenza: «È un involontario regalo all’ottima presidente del Consiglio. Queste dinamiche sono la rovina della sinistra». Paolo Mieli ha parlato di decisione «assurda e stravagante». Quando voci così si schierano compattamente, il riflesso del “è solo la destra che protesta” non regge più.
Il punto liberale è semplice. Il fascismo è stato una catastrofe storica. L’antifascismo è valore fondante della Repubblica. Ma non si certifica con un modulo. L’articolo 21 garantisce a ciascuno la libertà di pensiero. L’apologia del fascismo, la ricostituzione del PNF, l’istigazione all’odio razziale sono già reati. Lo Stato ha gli strumenti per reprimere i comportamenti — non le opinioni — lesivi dell’ordinamento democratico. Quello che non può fare, e che una fiera non dovrebbe tentare al suo posto, è esigere professioni di fede preventive come condizione di accesso. Questo si chiama Stato etico. Da Locke a Mill a Croce, è l’anticamera di ogni totalitarismo.
C’è poi il paradosso che Nordio ha centrato: gli stessi ambienti che oggi esigono il patentino hanno per decenni difeso il Codice Rocco — varato nel 1930 da Mussolini, con i suoi istituti più autoritari ancora intatti — ogni volta che qualcuno osava riformarlo. E Canfora ricorda la legge di ferro della censura: Passaggio al Bosco «ha venduto più di tutti a Roma» proprio dopo lo scandalo. I libri dello storico Cremuzio Cordo, bruciati su ordine del Senato, «circolarono ugualmente, occultati ed editi», racconta Tacito. Chi ha inventato il patentino ha trasformato una piccola casa editrice nell’editore più discusso d’Italia.
La riflessione più necessaria è politica. Il vuoto ha un’ecologia sua. Quando una forza smette di presidiare la realtà — i salari, il lavoro, la sanità — quel terreno viene occupato da altri. L’Italia ha i salari reali tra i più bassi d’Europa, una precarietà che colpisce intere generazioni, un Mezzogiorno che si svuota. Eppure, la sinistra ruota intorno a patentini e liturgie simboliche: quel “cretinismo identitario” che l’ha svuotata di contenuto sociale. Gli ultimi votano sempre più a destra — una destra sovranista, in certi casi ambigua verso la Russia di Putin, quel regime che ha riportato la guerra nel cuore dell’Europa. È una sciagura con un’origine precisa: il vuoto lasciato da chi ha smesso di parlare agli ultimi. Ogni patentino è un voto regalato a Vannacci. Non perché lui abbia ragione. Ma perché qualcun altro ha torto nel metodo — e il metodo, in politica, conta quanto il merito.
Voltaire — rinchiuso alla Bastiglia per i propri scritti — aveva capito quello che certi organizzatori di fiere sembrano ignorare: la libertà si difende difendendo anche quella di chi non ti piace. Il resto è conformismo travestito da virtù civica — esattamente il conformismo che, nella storia, ha sempre preparato il terreno a ciò che diceva di voler combattere. La sinistra che vuole tornare a essere tale farebbe bene a ricordarselo.
Avvocato Stefano Giordano
