Il tema della donazione di organi è in questi giorni all’attenzione dell’opinione pubblica a seguito della tragica fine del piccolo Domenico. Un bambino che aveva un solo desiderio, semplice, restare con la sua famiglia. Quando muore un bambino si rompono le certezze di base, si cercano spiegazioni. E spesso non bastano.
La morte di un bambino non è mai solo un fatto privato. È un trauma collettivo che attraversa la Comunità e lascia domande sospese. È giusto chiedere chiarezza, pretendere accertamenti, avere risposte. Ma mentre lo facciamo, dobbiamo anche evitare che il dolore si trasformi insfiducia generalizzata verso un sistema che ogni giorno salva vite, anche in Sicilia.
Per capire meglio come funziona davvero larete trapiantiabbiamo parlato con ildottor Antonino Scafidi, Direttore del Centro Regionale Trapianti Operativo della Sicilia(CRTO). Un dato rilevante – spiega subito Scafidi- è chein Sicilia non si sono mai verificati eventi avversi di questo tipo.
I numeri, prima di tutto
Il trapianto, nella maggior parte dei casi, è unaterapia salvavita. Non è un miglioramento, è l’unica possibilità. In Italia ogni anno sono tra i 7 e gli 8 mila i pazienti in lista d’attesa. I trapianti effettuati – come riferisce Scafidi- oscillano tra 3.500 e 4.000. La distanza tra bisogno e disponibilità di organi resta il vero punto critico del sistema.
Eppure, l’Italia è seconda in Europa, dopo la Spagna, per capacità donativa tra i grandi Paesi. È considerata un’eccellenza per qualità e sicurezza.
Anche la Sicilia, negli ultimi anni, ha compiuto un salto importante.
La rete regionale ruota attorno a poli di riferimento come l’ISMETT di Palermo, l’ARNAS Civico e il Policlinico di Catania, strutture che hanno consolidato competenze riconosciute anche fuori dall’isola e sono autorizzate e preparate per effettuare i trapianti. Diversamente, quasi tutte le stretture sanitarie dell’Isola possono effettuare i prelievi.
Si parla di una media – continua a raccontarci il Direttore del CRTO- che varia tra i 250 e i 350 trapianti l’anno. Nel 2024 sono stati circa 300 complessivamente: oltre 100 trapianti di fegato per il secondo anno consecutivo, 40 di cuore, più di 150 di rene.Numeri che non sono solo statistiche, ma vite siciliane tornate a vivere.
Fino a qualche anno fa molti pazienti erano costretti a lasciare la regione per sottoporsi a interventi complessi. Oggisempre più trapianti vengono eseguiti in Sicilia, con una progressiva riduzione della mobilità sanitaria passiva. È un dato che racconta una crescita strutturale, non episodica – conclude Scafidi.
Come funziona la rete
Il sistema italiano è articolato su più livelli:Centro Nazionale Trapianti, coordinamenti regionali e locali, centri autorizzati. Quando si verifica una donazione, viene elaborato un piano di assegnazione basato su criteri molto rigidi: urgenza clinica, compatibilità immunologica, gruppo sanguigno, condizioni generali del paziente.
In caso di superurgenza, l’organo compatibile disponibile in Italia va al paziente più grave, indipendentemente dalla regione. È un sistema nazionale. «Una singola donazione può coinvolgere fino a 200 professionisti», spiega Scafidi. Medici, infermieri, tecnici, operatori logistici.Tutto è tracciato, documentato, verificabile.
Il nodo della morte cerebrale
Uno dei punti più delicati èl’accertamento della morte cerebrale. Un paziente in morte cerebrale è un paziente deceduto.In Italia l’iter dura almeno sei ore consecutiveed è affidato a una commissione di più medici specialisti che certificanol’assenza totale di funzioni encefaliche, di attività respiratoria spontanea e di attività elettrica cerebrale.
«È uno dei sistemi più garantisti in Europa», sottolinea il Direttore del CRTO. Non esistono incentivi economici per i medici: si tratta di un obbligo di legge, rigidamente regolato.
Il dato che deve far riflettere: l’opposizione
In Sicilia il tasso di opposizione alla donazione supera il 40%.È un numero che interpella la nostra comunità.Un dato che racconta spesso paura, scarsa informazione, diffidenza. È, dunque, un tema culturale prima ancora che sanitario.
Tutti siamo potenziali donatori, salvo espressione contraria. Il modo più semplice per dichiarare la propria volontà è farlo al momento del rinnovo della carta d’identità nel proprio Comune. Se non ci si esprime in vita, la decisione ricade sui familiari, nel momento più difficile.
Molte opposizioni nascono proprio in quell’istante di smarrimento. Va detto però che, quando il percorso viene spiegato con chiarezza da medici e psicologi specializzati, molte resistenze si sciolgono.Firmare in vita significa anche proteggere i propri cari da una scelta difficile in un momento già complesso e doloroso.
La sfida, oggi, non è solo clinica. È educativa. Serve parlare di donazione nelle scuole, nei territori, nei luoghi della vita quotidiana.Serve farlo in Sicilia, con un linguaggio vicino alle persone.
Un altro ostacolo, che emerge dai dati raccolti, può essere l’aspetto legato alla religione. Erroneamente, ancora oggi,alcune persone pensano che permettere di prelevare gli organi possa inficiare “il dopo”. Nulla di più sbagliato. Anchela Chiesa, attraverso il Santo Padre e tanti sacerdoti, negli anni si è dichiarata favorevole alla donazione d’organi, descrivendola come uno dei più grandiatti d’amore verso il prossimo.
Non esiste un’età “troppo alta”
Non c’è più un limite rigido di età per donare. In Sicilia si sono registrati donatori oltre gli 80 anni. Ogni organo viene valutato singolarmente. Se non è idoneo, non viene utilizzato. Ecco un dato che può farci riflettere e scegliere favorevolmente:da un donatore multiorgano si possono salvare fino a sette vite.
Gli esiti della scelta di donare
C’è un momento che non finisce nei report ufficiali: il risveglio di chi riceve un organo. «È una felicità difficile da raccontare», dice Scafidi. Ma c’è anche il volto dei familiari che hanno scelto di donare. Molti raccontano che quella decisione, nel tempo, diventa una forma di consolazione. Sapere cheda una perdita è nata nuova vitaaiuta a trovare un senso, anche minimo, in mezzo al dolore.
La tragedia di Domenico merita accertamenti e trasparenza. Ma non possiamo correre il rischio che si trasformi in una sfiducia indiscriminata verso una rete che ogni anno salva migliaia di persone.
In un’isola che troppo spesso si racconta attraverso le sue fragilità,la rete trapianti rappresenta una delle sue eccellenze silenziose. Difenderla significa difendere anche vite siciliane.La donazione di organi è una scelta personale, ma è anche un atto di responsabilità civile che riguarda ciascuno di noi, chi amiamo e la nostra Comunità.
Mauro Faso
