Una simulazione globale che ha coinvolto 26 Paesi, oltre 600 esperti e più di 25 partner internazionali. “Polaris II” non un’esercitazione qualunque, ma una prova di realtà: un batterio immaginario, pericoloso, che si è diffuso rapidamente oltre i confini, costringendo governi e sistemi sanitari a reagire come se fosse tutto vero.
Polaris II: testare la risposta a una nuova pandemia
Dopo sei anni dalla pandemia di Covid-19, “Polaris II” ha riportato al centro una domanda: quanto siamo davvero pronti ad affrontare una nuova emergenza sanitaria globale? L’iniziativa, promossa dall’Organizzazione mondiale della sanità, ha messo alla prova la capacità di risposta di diversi sistemi sanitari attraverso un’esercitazione di alto livello durata due giorni. L’obiettivo non è stato teorico, ma estremamente concreto: simulare la diffusione internazionale di un nuovo agente patogeno e verificare, in condizioni il più possibile realistiche, la tenuta dei sistemi sanitari e dei meccanismi decisionali.
Nel corso della simulazione, i partecipanti sono stati chiamati ad attivare le strutture nazionali di emergenza, garantire una rapida circolazione delle informazioni, coordinare le decisioni sanitarie e richiedere supporto tecnico nei momenti in cui le capacità nazionali sono risultate insufficienti. Un banco di prova reale, che ha evidenziato come la differenza non risieda tanto nell’esistenza di piani, quanto nella loro effettiva applicabilità.
L’esercitazione ha inoltre consentito di testare strumenti e modelli operativi già sviluppati dall’Oms, come il “Global Health Emergency Corps” e il quadro nazionale di avviso e risposta alle emergenze sanitarie, oltre all’impiego di soluzioni basate sull’intelligenza artificiale per la pianificazione e la gestione della forza lavoro sanitaria.
La lezione: cooperazione indispensabile
Il dato che è emerso con maggiore evidenza è stato la centralità della cooperazione globale. Come ha sottolineato il direttore generale dell’Oms, Tedros Adhanom Ghebreyesus, l’esercitazione ha dimostrato che “la cooperazione globale non è facoltativa, ma è essenziale”. Un concetto ribadito anche dai partecipanti, che hanno evidenziato come la simulazione abbia permesso di tradurre in azione piani già esistenti, verificandone punti di forza e criticità.
In questo contesto, anche l’Italia è stata chiamata a una riflessione concreta. L’esperienza della pandemia di Covid-19 ha evidenziato le criticità legate all’assenza di un piano pandemico aggiornato e pienamente operativo. Un aspetto che oggi non può essere trascurato. L’aggiornamento e la verifica periodica degli strumenti di pianificazione hanno rappresentato e continuano a rappresentare un passaggio fondamentale per evitare di trovarsi nuovamente impreparati di fronte a una crisi di simile portata.
“Polaris II”, più che anticipare scenari futuri, ha offerto dunque un’indicazione chiara sul presente, perché la preparazione non può restare sulla carta. Deve essere testata, condivisa e costantemente aggiornata, in un contesto in cui le emergenze sanitarie globali richiedono risposte rapide, coordinate e basate su una cooperazione internazionale sempre più strutturata.
Sonia Sabatino