Che cos’è davvero un festival oggi?
A settembre, a Palermo, torna “Prima Onda Fest”, ma chiamarlo solo “festival” è riduttivo. È un progetto culturale che si muove come un arcipelago: tre sezioni — Metamorphosis, Derive, Approdi — che abitano luoghi diversi della città, mescolando spettacoli, laboratori, pratiche artistiche e incontri.
Dietro c’è il collettivo “Genìa”, che ha costruito un’alleanza tra pubblico e privato: “CoopCulture”, “Università di Palermo”, “SiMuA”, “Regione Siciliana” e “Comune di Palermo” lavorano insieme per un modello che valorizza ogni soggetto coinvolto. L’idea è chiara: non un evento da vetrina, ma un processo aperto.
Un inizio tra musica, teatro e bambini
Il festival ha già fatto capolino tra luglio e agosto con una preview all’ “Orto Botanico di Palermo”. Tre giornate (24-26 luglio) che hanno unito pubblico di tutte le età.
Qualche giorno prima, il 21 luglio, la presentazione ufficiale del festival aveva già tracciato il senso del progetto: “una manifestazione costruita come processo”, non una semplice rassegna di eventi.
Ecco il cuore del festival: le tre sezioni principali
* Metamorphosis (dal 4 al 14 settembre), due lunghi fine settimana tra “Orto Botanico” e “Steri”, per riannodare il filo sviluppato nelle tre passate edizioni, ovvero il rapporto tra natura, spazio, accoglienza, trasformazione. Qui il teatro incontra la biodiversità e la visione poetica dell’altro, producendo spettacoli site specific, come sarà la “passeggiata” nell’Orto Botanico di Teresa Mannino; ma anche il ritorno di Sista Bramini con un nuovo progetto su Ovidio, il giovane Collettivo PoEM. creato da Gabriele Vacis, Lucia Guarino, Noémi Büchi, Azzurra D’Agostino e molti altri.
* Derive (dal 2 al 5 ottobre) è l’isola delle comunità e dei nuovi linguaggi che quest’anno nasce a Cinisi, una manciata di chilometri da Palermo, una storia recente da riscrivere. Arriveranno nomi del teatro contemporaneo come Mario Perrotta, Marcella Vaccarino, Sara Calvario, Barbe à Papa Teatro per portano in scena storie familiari, fiabe riscritte, emozioni condivise, in un contesto partecipato e inclusivo.
* Approdi (dal 23 ottobre all’8 novembre), tra Palermo e la sua periferia, è il luogo dove convergono le voci più radicali della scena contemporanea. Tra i protagonisti già confermati, Davide Iodice con un cast di attori neuro divergenti, a Leila Ka, da Ashkan Khabiti e Nastaran Razawi Khorasani a Simone Azzu e SPIME.IM, la scena si apre alla fragilità, al dissenso, alla bellezza inattesa.
Ogni sezione avrà una sua geografia, una sua temperatura, ma tutto si tiene insieme grazie a una direzione artistica condivisa da: Manuela Lo Sicco (teatro), Giovanna Velardi (danza), Luca Giannetto (musica), Cristina Alga (progetti situati) con due curatori e un comitato scientifico a supporto.
Un progetto che parte da Palermo e guarda al mondo
Raggiunto per un commento, Sabino Civilleri, direttore generale del festival, ha detto in modo molto diretto: “Quello che stiamo costruendo con “Prima Onda” è un vero laboratorio di pratiche dell’organizzazione e produzione dello spettacolo dal vivo. È un festival che parte dal Mediterraneo e, da qui, volge lo sguardo all’Italia, all’Europa, al Medio Oriente e all’Africa. Non è una somma di eventi: è un progetto culturale che abita i territori, che si spinge dove sente di avere senso, e che cerca di rispondere ai bisogni reali di una comunità in trasformazione.”
Al centro: relazioni, formazione, partecipazione
Oltre agli spettacoli, “Prima Onda” lavora sulla formazione (in collaborazione con il Dams UniPa), sulla partecipazione attiva e sulla rigenerazione urbana. Attenzione anche alla sostenibilità e all’accessibilità, non come etichette ma come direzioni concrete.
Anche Cristina Alga, curatrice dei progetti situati, ha spiegato: “Mi sento solo di dire che in un momento di grande frammentazione sociale e paura che odio e guerra si diffondano, è ancora più importante curare i progetti situati, il public program e far sì che il festival sia un luogo di incontro e relazione profonda e curativa per le persone. L’arte deve nutrire la speranza e la critica sociale.”