Revenge Porn: la violenza invisibile che segna una generazione

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Revenge Porn: la violenza invisibile che segna una generazione

Revenge porn, generazione digitalePossiamo davvero continuare a ignorare un’emergenza che colpisce la salute mentale dei più giovani?

I dati sono inquietanti: la diffusione non consensuale di immagini intime non è più un fatto isolato ma un fenomeno crescente che colpisce soprattutto i giovani. La comunità scientifica lo definisce “Image-Based Sexual Abuse “(IBSA), un abuso che si insinua nelle pieghe della vita digitale e lascia cicatrici profonde e spesso taciute. Non possiamo più relegare il revenge porn a semplice “caso di cronaca nera”. Ogni volta che un contenuto intimo viene diffuso senza consenso, non si colpisce solo la persona ritratta, ma si incrina la fiducia collettiva negli spazi digitali. La rete diventa terreno di violenza e paura invece che di incontro e libertà. Qui entra in gioco la responsabilità non solo delle istituzioni, ma anche dei media, della scuola e di chi abita ogni giorno le piattaforme online. Continuare a raccontare questi episodi come scandali privati significa non capire che ci troviamo davanti a un problema strutturale. Le conseguenze non sono soltanto immediate: ansia, vergogna, perdita di fiducia. Diventano ferite durature che conducono all’isolamento, alla depressione, fino all’ombra dell’ideazione suicidaria. Non è più solo “vendetta” dopo una relazione finita: oggi riguarda adolescenti e giovanissimi, alimentata dalla facilità di condivisione offerta dalle app e persino dall’uso distorto dell’intelligenza artificiale, piegata a fini denigratori.

Revenge pornProprio un recente articolo pubblicato sulla rivista internazionale Healthcare”, a firma dei professori Carmela Mento e Francesco Pira, associato di Sociologia dei processi culturali e comunicativi all’Università di Messina, insieme alle ricercatrici Clara Lombardo, Maria Catena Silvestri e Martina Praticò, presenta una revisione narrativa che approfondisce le conseguenze psicologiche dell’IBSA. L’articolo può essere letto integralmente qui: https://www.mdpi.com/2227-9032/13/17/2083

Non è la prima volta che questi studiosi si confrontano con tali questioni. Da tempo si occupano del legame tra uso distorto della rete e rischio suicidario, come testimonia il recente volume “La violenza in un click” ed. Franco Angeli, a cura dei professori Francesco Pira e Carmela Mento. Il volume può essere consultato cliccando sul link: https://www.mdpi.com/2227-9032/13/17/2083 . Gli autori hanno affrontato il tema nelle scuole siciliane come strumento di riflessione e prevenzione.  Il revenge porn non è più un tabù ma una realtà drammatica che interpella tutti: come proteggere le vittime? Come prevenire nuovi casi? Come educare le nuove generazioni a un rapporto sano, consapevole e rispettoso con gli strumenti digitali?

Francesco PiraA ribadirlo con forza è il professor Francesco Pira, che in un video pubblicato sul nostro giornale “l’altroparlante” invita a non sottovalutare un’emergenza che mette a serio  rischio la salute mentale delle nuove generazioni.

   

Dorotea Rizzo
Dorotea Rizzo
Giornalista pubblicista con laurea in Lettere, specializzata in editing, giornalismo web e cura di mostre. Collabora con siti web, redazioni giornalistiche ed enti culturali a Palermo.

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