Revman, il poliziotto rapper che porta la legalità nelle scuole delle periferie

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Dalle aule scolastiche delle periferie milanesi ai social network, grazie al rap. È questo il percorso scelto daSebastiano Vitale, in arte Revman, poliziotto e rapper che ha deciso di unire musica e impegno civileper parlare ai più giovani dilegalità, rispetto e responsabilità.

Revman è protagonista dilaboratori nelle scuole,realizzati insieme all’associazione “Fare X Bene” e all’Ufficio scolastico, durante i quali ilrap diventa uno strumento educativo. Al centro degli incontri c’è soprattutto ilcontrasto al bullismo e al cyberbullismo. «I ragazzi raccontano le loro esperienze –spiega– episodi vissuti o a cui hanno assistito. Da lì scriviamo insieme delle rime, che poi diventano strofe, ritornelli e infine una vera canzone».

Il rap come strumento educativo

La musica non resta solo sulla carta.Revman porta a scuola la strumentazione necessaria per allestire un piccolo studio di registrazione.In questo modo i ragazzi possono incidere i brani, partecipando attivamente e diventando protagonisti del messaggio. «Registriamo anche dei videoclip –racconta Sebastiano Vitale– che vengono pubblicati sui social.È fondamentale comunicare attraverso i canali che i ragazzi usano ogni giorno».

Un’operazione culturale che ribalta l’immagine spesso negativa associata al rap.«Questo genere musicale è stato spesso strumentalizzato dalla criminalità –sottolinea Revman– ma il rap nasce per uscire dal disagio, non per entrarci. Io voglio dimostrare che può essere un linguaggio al servizio della giustizia e della legalità, non una sua negazione».

Dalla lotta al bullismo alla sicurezza stradale

Accanto al bullismo, i temi affrontati dalla musica di Revman spaziano dallaviolenza contro le donnealledipendenze, fino allasicurezza stradale. Il brano “Questo non è amoreprende spunto dall’omonima campagna della Polizia di Stato e dell’anticrimine per il 25 novembre, la Giornata internazionale contro la violenza sulle donne.Nel testo vengono “rappati” i campanelli d’allarme che possono aiutare a riconoscere una relazione tossica.

In “Indifferenza” e “Rogoredo Trap, invece, ilrapper-poliziotto accende un faro sul dramma delle dipendenze, raccontando la realtà del bosco di Rogoredo, a Milano, luogo simbolo di marginalità e disperazione. «Non possiamo restare indifferenti –afferma ancora Revman-. Troppi ragazzi perdono la vita da soli, in silenzio».

Grande attenzione anche allasicurezza stradale, tema legato spesso all’abuso di alcol e sostanze stupefacenti. Un videoclip dedicato a questo argomento ha superato il milione di visualizzazioni su TikTok e Instagram. «La cosa più bella –dice– è dimostrare che anche la legalità può diventare virale e che un messaggio serio può davvero salvare delle vite».

Revman fa musica rap dall’età di 16 anni e, anche dopo l’ingresso in Polizia, non ha mai abbandonato questa passione. «Ho avuto la fortuna di trovare superiori che hanno capito quanto sia importante comunicare con i giovani usando linguaggi nuovi, compresi i social». A 35 anni, Sebastiano Vitale continua a dimostrare che lalegalità può parlare il linguaggio dei ragazzi. E che, a volte, una rima può valere più di mille discorsi.

Tra i suoi ultimi progetti c’è anche il libro “Revman – Il poliziotto rapper. Un viaggio tra legalità, musica e ispirazione”, un racconto autobiografico che ripercorre il suo cammino umano e professionale. «Non è un punto di arrivo – precisa – ma una tappa di un percorso che è ancora all’inizio». Un dettaglio personale lega profondamente la sua storia alla memoria collettiva:sua madre è la celebre “bambina con il pallone” immortalata da Letizia Battaglia.Questo legame è alcentro del brano “Musica contro le mafie, trasmesso anche ad Atreju,insieme ad un suo videomessaggio rivolto ai giovani contro l’omertà e il silenzio.

Sonia Sabatino 

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