Il futuro della gestione dei rifiuti in Sicilia segna un punto a favore della linea governativa, ma le polemiche non accennano a spegnersi. Il Tar Sicilia ha infatti dichiarato inammissibile il ricorso presentato da una società contro il Piano di gestione dei rifiuti della Regione, un progetto che punta tutto sulla realizzazione dei due grandi termovalorizzatori di Palermo e Catania. L’investimento previsto si aggira sugli 800 milioni di euro e l’obiettivo dichiarato è quello di rivoluzionare il sistema isolano, mettendo fine alla costosa pratica della spedizione della spazzatura all’estero. Nonostante il tribunale amministrativo abbia respinto le richieste di annullamento dell’ordinanza del Commissario straordinario e degli atti correlati, le associazioni dei consumatori restano sul piede di guerra. Alfio La Rosa, presidente Federconsumatori Sicilia, ha espresso una posizione di forte rottura rispetto all’entusiasmo istituzionale.
L’ombra dei mega appalti sulla gestione dei rifiuti
Secondo La Rosa, la Regione starebbe sottovalutando i rilievi critici mossi da altri organi di controllo. Il presidente ha infatti dichiarato che, a suo avviso: «La Regione si nasconde dietro una foglia di fico». Sostiene che, sebbene la Corte dei Conti non possa bocciare tecnicamente il piano rifiuti, ha il potere di intervenire sugli interventi di spesa, definendoli approssimativi e basati su dati ormai superati. La Rosa ha approfondito la questione con toni amari, mettendo in guardia sui costi che ricadranno direttamente sulle tasche dei cittadini. «Sembra che più che interessarsi del piano rifiuti, siano più interessati a fare due mega appalti da 400 milioni», ha affermato il presidente, sottolineando come la programmazione attuale manchi di una vera politica di riduzione della produzione di rifiuti e di un’impiantistica seria per il riuso e il riciclaggio.
Bollette d’oro e differenziata al palo: il paradosso siciliano tra tasse record e inefficienze
Il presidente Federconsumatori Sicilia ha poi evidenziato un paradosso tutto siciliano: le inefficienze del sistema si riflettono in una tassazione record. Catania, con una Tari media di 602 euro, è stata definita la città più cara d’Italia, ben al di sopra della media nazionale di 340 euro. La Rosa ha ribadito che per raggiungere gli obiettivi europei di materiale effettivamente riciclato, la Sicilia non dovrebbe puntare solo al 65% di raccolta differenziata, ma mirare ad almeno l’80%. «Infatti – aggiunge – la percentuale di materiale riutilizzato nel 2024 rispetto alla raccolta differenziata è pari al 15,4%. Il piano rifiuti regionale non punta sul nuovo obiettivo europeo del 65% di materiale riutilizzato da raggiungere ma tiene conto dell’obiettivo raccolta differenziata previsto dalla precedente normativa e non sappiamo neanche se riuscirà a raggiungerlo».
Differenziata in Sicilia: un ritardo lungo 12 anni e il paradosso del riciclo che “torna indietro”
A confermare la gravità della situazione intervengono i dati dell’ultimo Rapporto Ispra. Nonostante i proclami, la Sicilia resta una delle regioni più in affanno: nel 2023 la percentuale di raccolta differenziata si è attestata al 55,2%, rimanendo ancora distante dall’obiettivo minimo del 65% che per legge doveva essere raggiunto già nel 2012. Le criticità maggiori esplodono proprio nei grandi centri urbani, dove i dati Ispra del 2023 disegnano un quadro desolante: Palermo è ferma a un misero 16,9% di raccolta differenziata, mentre Catania non supera il 34,7%. In riferimento ai nuovi obiettivi europei, vanno attenzionati i dati relativi alle percentuali di riciclaggio provenienti dalla raccolta differenziata. In Italia, nel 2024 la percentuale di rifiuti urbani riciclati di preparazione per il riutilizzo e riciclaggio è pari al 52,3%, con una crescita, rispetto al valore rilevato nel 2023, di 1,5 %. La percentuale di riciclaggio rispetto alla raccolta differenziata è pari al 15,4% rispetto 15,8% del 2023. Rimane ancora ampia la differenza rispetto alla raccolta differenziata Dati che, come un macigno, mettono in dubbio la capacità dell’Isola di chiudere il ciclo dei rifiuti in tempi brevi, lasciando aperto il dibattito se i nuovi termovalorizzatori siano la soluzione definitiva o solo un modo per “bruciare” il problema senza risolverlo alla radice.
Mario Catalano