Rinascere dopo il crack: la storia di M.

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«In comunità ho avuto problemi alimentari, dimagrivo perché rifiutavo il cibo, avevo un problema che era venuto fuori proprio quando ho levato il crack, la sostanza che lo nascondeva»

Concludiamo l’approfondimento de l’altroparlante nel mondo delle dipendenze, in particolare raccontando delle storie di uomini e donne che hanno cercato e incontrato l’Associazione Amici di San Patrignano Sicilia, per iniziare un percorso di vita nella comunità di San Patrignano. Oggi vi riportiamo la testimonianza di S.P., ex dipendente da crack e cocaina. Partendo dall’incidente che le ha cambiato la vita alla comunità, fino alla rinascita e ai nuovi obiettivi.

Una storia reale di recupero, sostegno e futuro. La storia di S.P. è una delle tante che raccontano la realtà complessa delle dipendenze, ma al tempo stesso è una storia di luce, di risalita, di obiettivi che tornano a prendere forma. Una storia che può parlare a chi sta lottando, a chi ha paura di chiedere aiuto, e a chi pensa che uscire dalla dipendenza sia impossibile.

Qual era la sua dipendenza?

«Era una dipendenza dal crack», racconta subito, con una lucidità che oggi è il suo punto di forza.

Qual è stata, secondo lei, la causa che ha fatto scattare la spirale della dipendenza?

«La mia adozione, la lontananza da mio fratello, il senso dell’abbandono. Crescendo quei dolori sono tornati e non li ho colmati bene. Non ho saputo chiedere aiuto ai miei genitori adottivi. Poi le brutte compagnie. Mi sono attaccata alla cocaina pensando di colmare i miei dolori».

C’è stato un episodio che le ha fatto capire che era il momento di chiedere aiuto per cambiare direzione nella sua vita?

«Ho avuto un incidente brutto. I miei genitori mi hanno detto: o vai in comunità o non ci vedi più. Ho capito che non potevo continuare così. Ho deciso di cambiare vita. Sono rimasta ricoverata quattro mesi dopo l’incidente, ha smesso di assumere sostanze e nel 2022 sono entrata in comunità. Sono uscita nel novembre 2023».

È passata da altre droghe prima del crack?

«Solo cocaina. Ho iniziato quando avevo 18 anni, senza passare da droghe leggere. Poi, con amicizie sbagliate, ho provato il crack e da lì non volevo più uscirne».

Come descriverebbe il percorso fatto con l’associazione Amici di San Patrignano?

«Sono molto attenti, molto vicini. Le famiglie sono seguite. Ogni visita era una grande emozione. Entrare in comunità è stato difficile, ma decisivo».

C’è stato un momento difficile? Se sì, chi l’ha aiutata di più?

«Un momento difficile è stato quando ho iniziato ad avere problemi alimentari, dimagrivo perché rifiutavo il cibo, avevo levato la sostanza da cui dipendevo che nascondeva il mio problema. Mi hanno aiutato le educatrici. Un giorno sono crollata e sono andata da una di loro. Ho iniziato a parlare. Da lì è iniziato il mio cambiamento».

Ha avuto paura di ricadere?

«No, non ci ho mai pensato, ma la paura c’è sempre. Oggi ho un lavoro e una routine. Mi sono data un obiettivo: chiudere un capitolo e aprirne un altro».

Cosa l’ha aiutata nei momenti più difficili?

«L’appoggio delle persone giuste, dei miei genitori, delle educatrici. Ho imparato che se hai un problema devi parlarne. Questo mi fa stare bene».

In comunità le hanno insegnato un mestiere? Le hanno dato una possibilità concreta?

«Si. Mi hanno fatto fare il corso O.S.S. Ora lavoro in una struttura per anziani».

Dopo questi anni, che cosa significa “libertà” adesso dopo averla riconquistata?

«Recuperare la mia vita, costruire il mio futuro, questa è la libertà».

Oggi, dopo il suo percorso, come vede il suo futuro?

«Oggi ho una visione più chiara. Mi sto costruendo il futuro. Voglio studiare infermieristica e creare una famiglia. Nella vita bisogna sempre migliorare e non guardare indietro».

Se un giorno suo figlio volesse provare ad assumere droghe, cosa gli direbbe?

«Mi siederei con lui e gli racconterei la mia storia. Gli parlerei, gli farei capire che non c’è bisogno di provare droghe. Si può divertirsi in tanti modi».

La storia di S.P. non è solo un percorso di disintossicazione: è un esempio concreto di rinascita, di cambiamento possibile, di forza che nasce dal dolore e diventa progetto, futuro, libertà.

Federica Dolce

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