Catania accende i motori della sua metamorfosi urbana: dalle “mura silenziose” dei vecchi palazzi alla nascita di una città rigenerata e sostenibile. Non si tratta del solito piano regolatore destinato a restare sulla carta, ma di un “piano-programma” operativo che mette in rete 17 tesori pubblici — dal simbolico Castello Ursino all’ex Palazzo delle Poste — per trasformarli in poli culturali d’avanguardia e cittadelle della giustizia affacciate sul mare. Tramite una cooperazione interistituzionale senza precedenti, la città punta a superare le storiche carenze di fondi per restituire ai cittadini spazi vivi, parchi e percorsi ciclopedonali. Nelle scorse settimane, Alessandra dal Verme (direttore dell’Agenzia del Demanio), Enrico Trantino (sindaco di Catania) ed Enrico Foti (Rettore dell’Università di Catania) hanno siglato il Piano Città degli immobili pubblici. Si tratta di una vera e propria visione strategica con l’obiettivo di riqualificare il patrimonio immobiliare pubblico in un’ottica di rigenerazione sostenibile, creando valore economico, sociale e culturale per l’intero territorio.
I 17 protagonisti della rinascita
Il cuore del Piano è un primo portafoglio di 17 beni (12 dello Stato, 4 del Comune e 1 della Città Metropolitana) che diventeranno il motore del cambiamento. Tra gli interventi più significativi spiccano: l’ex Palazzo delle Poste, destinato a ospitare la Nuova Cittadella della Giustizia con un parco accessibile che farà dialogare la città con il mare; l’ex educandato Regina Elena, che diventerà la sede del Tribunale dei Minori immersa in un ambiente accogliente e sostenibile; il Castello Ursino, che si trasformerà in un polo culturale d’avanguardia con laboratori e servizi digitali. Proprio sul Castello Ursino, il professore Paolo La Greca, ordinario di Tecnica e Pianificazione Urbanistica all’università di Catania, offre un dettaglio curioso che spiega la necessità di fare chiarezza sulla gestione dei beni: «Il Castello Ursino è dato dal demanio alla città di Catania in concessione gratuita, ma di fatto non è di proprietà della città». Il Piano Città serve proprio a dipanare queste architetture complesse per rendere più agevole l’uso dei beni.
Oltre l’urbanistica tradizionale: un piano di cooperazione
Per comprendere la portata di questo strumento, è fondamentale ascoltare il punto di vista tecnico dell’esperto. La Greca chiarisce che: «Non si tratta di un piano urbanistico tradizionale, ma di un piano di programmazione operativa complessa che vede più livelli: Stato, Regione, Comune e altri enti». A differenza dei piani regolatori, che spesso restano sulla carta per mancanza di fondi, questo strumento inverte la prospettiva. Secondo il docente, si tratta di un: «Piano programma di cooperazione interistituzionale», che punta a mettere a valore i beni avendo già in mente le risorse per attuarli. La firma del Piano Città rappresenta un passaggio fondamentale per la rigenerazione del patrimonio immobiliare pubblico di Catania, proponendosi come una strategia di sistema per valorizzare beni spesso inutilizzati o in via di dismissione. L’iniziativa, nata su impulso dell’Agenzia del Demanio, punta a creare una sinergia tra diversi attori. Secondo La Greca, l’essenza del progetto risiede nella sua natura operativa: «È un piano-programma di cooperazione interistituzionale sui beni pubblici». Oltre al censimento dei beni, il piano offre un supporto tecnico concreto agli enti locali, che spesso faticano a predisporre progetti adeguati per accedere ai finanziamenti. Questa collaborazione permette di superare le storiche criticità legate alla mancanza di risorse, poiché, come sottolinea il professore, questa innovazione ha finalmente posto: «Lo Stato sussidiario rispetto agli enti locali in una prospettiva di cooperazione importante». Il risultato è un processo più snello e sinergico, capace di restituire alla cittadinanza aree strategiche attraverso una visione condivisa.
Sostenibilità e innovazione: la Greenway e il supporto tecnico
Il progetto non guarda solo agli edifici, ma anche alla connessione tra di essi attraverso un sistema di aree verdi e lo sviluppo di una greenway. In questo contesto si inserisce il recupero delle aree della ferrovia Circumetnea (tratta Borgo-Galatea e Borgo-Nesima), che La Greca indica come potenziali percorsi ciclopedonali restituendo sedimi ferroviari dismessi alla fruizione cittadina.
Le voci delle istituzioni
L’entusiasmo per l’accordo è condiviso dai protagonisti. La direttrice Alessandra dal Verme ha definito il Piano uno strumento «dinamico e flessibile» per raccordare gli immobili ai fabbisogni reali, vedendo Catania come un «motore di sviluppo sostenibile». Il sottosegretario Lucia Albano ha evidenziato come l’operazione permetta di ridurre sprechi e locazioni passive, restituendo alla città beni che altrimenti sarebbero «detrattori ambientali». Infine, il sindaco Enrico Trantino ha sottolineato la dimensione etica dell’iniziativa, citando l’esortazione del Santo Padre a «favorire un’alleanza sociale per la speranza», ponendo basi solide per uno sviluppo armonico della comunità catanese. Con la firma del “Piano”, Catania non firma solo un documento, ma accende un faro sul proprio patrimonio, trasformando “mura silenziose” in nuovi centri di vita e servizi per cittadini e cittadine.
Mario Catalano