I dati consuntivi sulle performance portuali del 2025 mettono a nudo una riconfigurazione senza precedenti delle rotte mercantili attorno alla Sicilia, svelando una polarizzazione drastica e per certi versi inattesa del trasporto merci containerizzato (TEU). Il recente rapporto Port Infographics 2026, frutto del partenariato di ricerca tra SRM (Centro Studi collegato al Gruppo Intesa Sanpaolo) e Assoporti, scatta la fotografia di un sistema regionale in profonda trasformazione. Mentre a livello nazionale il comparto container ha mostrato un trend complessivo di solida tenuta e crescita (+7,1% su base annua, per un totale di 12,8 milioni di TEU movimentati), la mappa dei traffici siciliani evidenzia dinamiche speculari ma diametralmente opposte all’interno delle due Autorità di Sistema Portuale che governano l’isola. Le merci in container stanno progressivamente riallocando le proprie direttrici, abbandonando i tradizionali banchinamenti metropolitani per concentrarsi in hub specificamente riorganizzati dai vettori marittimi.
La scossa a Occidente: il sorpasso storico di Trapani su Palermo
Nel quadrante della Sicilia Occidentale, il 2025 si è chiuso con un vero e proprio ribaltamento delle gerarchie operative nel settore del trasporto containerizzato. Il porto di Trapani è stato protagonista di una performance eccezionale, mettendo a segno un boom di traffico pari al +64,8% su base annua, con un volume complessivo che ha raggiunto i 16.881 TEU (rispetto alle 154.248 tonnellate di merce containerizzata movimentata). Di contro, lo storico scalo di Palermo ha vissuto una forte contrazione nel segmento del carico in container, registrando un drammatico dimezzamento delle attività: una flessione del -58,9% che ha fatto precipitare la movimentazione del capoluogo a soli 6.741 TEU. L’Autorità di Sistema Portuale del Mare di Sicilia Occidentale, pur chiudendo l’anno in terreno positivo nel totale del comparto container (+12,7% con 30.016 TEU totali, grazie anche all’apporto del porto di Termini Imerese con i suoi 6.394 TEU), vede così ridefinito il proprio baricentro merci a favore dell’approdo trapanese, trascinato da una precisa riorganizzazione dei servizi di linea e di cabotaggio regionale.
La rivoluzione a Oriente: l’exploit di Augusta e il crollo di Catania
Se il panorama occidentale mostra cambiamenti rilevanti, sul versante ionico della Sicilia Orientale si è assistito a una mutazione strutturale ancora più marcata e impressionante. L’hub portuale di Augusta ha compiuto un balzo straordinario, incrementando i propri volumi containerizzati del +91,9% e sfondando la soglia dei 75.689 TEU gestiti nel corso dei dodici mesi (corrispondenti a 773.263 tonnellate di merci). All’estremo opposto si colloca l’esperienza del porto di Catania, travolto da una caduta a picco del -89,9% che ha ridotto la sua movimentazione container ad appena 1.337 TEU complessivi (rispetto alle 16.320 tonnellate del 2025). Nell’intera Autorità di Sistema Portuale del Mare di Sicilia Orientale — che nel complesso ha totalizzato 88.145 TEU (+42,4%), includendo anche i 11.119 TEU di Pozzallo (+21,0%) — si è assistito a una quasi totale concentrazione del traffico container sulle banchine augustane, a dimostrazione di come le grandi compagnie d’armamento abbiano prediletto le infrastrutture e l’accessibilità marittima dello scalo siracusano.
Specializzazione degli hub: la distinzione netta tra container, Ro-Ro e passeggeri
Per comprendere a fondo le ragioni di questo apparente paradosso portuale, occorre leggere i dati di SRM e Assoporti attraverso la lente della specializzazione funzionale degli scali. Il ridimensionamento di Palermo e Catania nel traffico TEU non coincide affatto con un disimpegno generale delle due città marittime, bensì con una chiara ridefinizione della loro vocazione logistica. Palermo, infatti, continua a confermarsi un gigante indiscusso nel segmento delle merci su gommato (Ro-Ro), con ben 7,34 milioni di tonnellate movimentate (+2,9%), ed è leader nel settore passeggeri, dove supera i 2,64 milioni di viaggiatori (+1,9% complessivo tra crociere, traghetti e traffico locale). Allo stesso modo, Catania mantiene un solido presidio sul traffico Ro-Ro con 5,91 milioni di tonnellate e movimenta oltre 209mila passeggeri. La scelta strategica delle Autorità di Sistema appare dunque chiara: decongestionare i porti metropolitani dalle operazioni di carico e scarico di container interi, liberando banchine per i flussi turistici e le autostrade del mare, e concentrare le masse di TEU negli scali operativamente specializzati di Augusta e Trapani.
Il contesto macroeconomico: la spinta del Report SRM-Assoporti 2026
L’approfondimento sul trasporto merci containerizzato in Sicilia trova collocazione all’interno della più ampia cornice conoscitiva tracciata dal Report SRM-Assoporti 2026. Come sottolineato nelle analisi del Presidente di Assoporti, Roberto Petri, e del Direttore Generale di SRM, Massimo Deandreis, la portualità italiana nel 2025 ha dovuto muoversi in un quadro internazionale segnato da forti tensioni geopolitiche e dalla continua riconfigurazione delle catene di approvvigionamento globali. I colli di bottiglia strategici come il Canale di Suez — i cui transiti complessivi nel 2025 hanno registrato un calo del -48% rispetto al 2022 a causa della deviazione delle rotte attorno al Capo di Buona Speranza — e lo Stretto di Hormuz hanno imposto ai vettori internazionali una riorganizzazione capillare dei servizi marittimi nel Mediterraneo. In questo contesto di grande variabilità, il sistema portuale italiano ha dimostrato solidità, movimentando complessivamente 510,8 milioni di tonnellate di merci (+3,5% sul 2024) e ribadendo il ruolo fondamentale delle infrastrutture marittime per la sicurezza economica e l’importazione delle materie prime rinfuse liquide e solide.
Prospettive future e nuove sfide per la catena logistica siciliana
La metamorfosi del trasporto container in Sicilia rappresenta un punto di svolta per la competitività dell’isola nel bacino del Mediterraneo. La forte concentrazione dei volumi su Augusta (75.689 TEU) e Trapani (16.881 TEU) richiede un adeguamento rapido delle infrastrutture retroportuali, dei collegamenti intermodali e dei varchi doganali per impedire che i guadagni di efficienza ottenuti via mare vengano rallentati lungo la rete di trasporto terrestre. Al contempo, la regia coordinata delle Autorità di Sistema Portuale si conferma essenziale per garantire la massima complementarietà tra gli scali dello stesso comprensorio, evitando inutili duplicazioni e valorizzando i singoli punti di forza. Se Trapani e Augusta sapranno consolidare gli straordinari tassi di crescita registrati nel 2025 (+64,8% e +91,9%), la Sicilia potrà rafforzare in modo determinante il proprio peso politico ed economico nelle rotte commerciali dell’Europa meridionale.
Mario Catalano