Sangue, l’estate mette in crisi le donazioni: «Le malattie non vanno in vacanza»

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Ad agosto la raccolta di sangue rallenta e negli ospedali la necessità di garantire le scorte diventa ancora più urgente. È un’emergenza che si ripete ogni anno, quando ferie, partenze e alte temperature riducono il numero dei donatori, ma che quest’estate rischia di essere ancora più difficile da affrontare, come ha spiegato al nostro giornale Teresa Barone, direttore del “Dipartimento Interaziendale di Diagnostica di Laboratorio” dell’Asp di Palermo. «Il caldo, in particolare, può rappresentare un ulteriore ostacolo – conferma -. Non invoglia alla donazione e può rendere più impegnativo anche il periodo immediatamente successivo».

Nonostante la carenza di sangue sia un problema annoso, soprattutto in Sicilia, la dottoressa Barone ci ha rivelato che oggi la vera difficoltà riguarda il futuro della raccolta e la capacità di sostituire i donatori che, con l’età, sono costretti a fermarsi. Perché mentre una generazione continua a donare sempre più a lungo, quella dei giovani non riesce ancora a entrare nel circuito della donazione con la stessa intensità. «Il numero di giovani che si avvicina alla donazione non è sufficiente a coprire quelli che vanno via – sottolinea Barone-. È un problema che si intreccia anche con l’andamento demografico».

Donatori sempre più adulti

La fascia maggiormente rappresentata tra i donatori periodici è oggi quella compresa tra i 35 e i 45 anni, con una presenza significativa fino ai 50. Per mantenere questa risorsa il più a lungo possibile, l’organizzazione sanitaria consente ai donatori periodici in buone condizioni di salute di continuare fino ai 65 anni. «Prima il limite per donare erano i 60 anni – precisa ancora la dottoressa Barone -. Il miglioramento della qualità della vita ha permesso di accompagnare più a lungo chi ha una storia consolidata di donazione e una buona condizione di salute generale».

Eppure, per quanto importante, questa soluzione non può risolvere da sola il problema. Se i donatori più anziani continuano a rappresentare una componente fondamentale della raccolta, servono contemporaneamente nuovi ingressi. E sono proprio i giovani il segmento più difficile da raggiungere. Le Asp e le strutture sanitarie portano avanti attività di sensibilizzazione anche nelle scuole, ma il coinvolgimento non è ancora quello auspicato.

La difficoltà di parlare ai giovani

La questione non sembra essere la quantità di informazioni disponibili. Campagne, iniziative nelle scuole e messaggi sulla prevenzione sono aumentati negli anni, però non sempre riescono a tradursi in una scelta concreta. Teresa Barone riferisce, infatti, una difficoltà ad approcciarsi con i ragazzi su tematiche come la salute, la prevenzione e i corretti stili di vita. «Lo stesso problema – osserva – emerge nelle campagne sulle infezioni sessualmente trasmissibili, infatti anche quando le informazioni sono chiare, non è semplice trasformarle in comportamenti consapevoli».

«Probabilmente la nostra comunicazione non è efficace per i giovani di oggi, che sono altamente tecnologici e influenzati fondamentalmente da altri valori» afferma amaramente la direttrice del Laboratorio Diagnostico dell’Asp. Il punto, dunque, non è soltanto trovare nuovi strumenti per comunicare, ma capire quale linguaggio possa davvero creare un coinvolgimento emotivo. Donare sangue significa compiere un gesto per qualcuno che spesso non si conosce, senza aspettarsi nulla in cambio. È un’azione che richiede una forma di empatia e di responsabilità collettiva sempre più difficile da trasmettere alle nuove generazioni.

La carta della comunicazione tra pari

La risposta potrebbe arrivare proprio dai ragazzi. L’Asp di Palermo sta valutando, infatti, una strategia basata sulla comunicazione peer-to-peer, affidando a giovani donatori il compito di diventare testimoni e promotori della donazione all’interno della propria generazione. «Stiamo cercando adesso anche la comunicazione peer-to-peer – racconta Barone -. L’idea è semplice, cioè far parlare chi già dona a chi potrebbe iniziare a farlo, utilizzando parole, strumenti e codici più vicini alla sensibilità dei coetanei».

Una scelta che nasce dalla consapevolezza che una testimonianza personale potrebbe essere più efficace di una campagna istituzionale tradizionale. Un ragazzo che racconta perché ha deciso di donare può diventare un modello più immediatamente riconoscibile per un altro ragazzo e contribuire a trasformare la donazione da gesto occasionale a comportamento abituale.

La malattia non conosce ferie

Nel frattempo, però, gli ospedali continuano a dover garantire il sangue necessario ai pazienti. E qui arriva il cuore dell’appello di Barone: «Le malattie non vanno in vacanza. Non si fermano gli incidenti stradali e gli interventi chirurgici – afferma la dottoressa -. Non diminuisce il bisogno dei pazienti oncologici ed ematologici o delle persone affette da patologie gravi e croniche. Ci sono, inoltre, giovani che sviluppano forme importanti di anemia non correggibili con le normali terapie, per cui si tratta di altre persone che possono avere bisogno di trasfusioni».

L’invito della dottoressa è dunque a non aspettare l’ultimo momento e considerare la donazione come un gesto da programmare quando si sta bene. È possibile donare nelle sedi delle associazioni dei donatori di sangue e nei punti di raccolta ospedalieri: «Va bene donare ovunque – sottolinea infine Barone -. L’importante è donare. Si tratta di un gesto semplice, che può trasformarsi nella possibilità di aiutare qualcuno».

Sonia Sabatino 

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