Sanità siciliana, 1.200 firme per cambiare rotta: «Servono idee nuove»

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La domanda è semplice, ma la risposta chiama in causa più di quindici anni di sanità siciliana. Come è stato possibile che una Regione capace, dopo anni di difficoltà e dentro un piano di rientro, di risalire fino alla metà della classifica nazionale sia tornata oggi tra le ultime per capacità di garantire i Livelli essenziali di assistenza (LEA)? La lettera-appello che ne è scaturita oggi conta circa 1.200 sottoscrizioni. Un documento nato nel mondo della sanità che in pochi giorni ha raccolto adesioni molto più ampie: medici, professionisti sanitari, docenti universitari, dirigenti pubblici, amministratori, economisti, rappresentanti sindacali, imprenditori della sanità privata e semplici cittadini.

L’iniziativa è partita dopo il convegno “A difesa del Servizio sanitario per la tutela delle persone. In ricordo di Francesco Poli”, che si è tenuto il 6 giugno nell’aula magna “Umberto Scapagnini” del Policlinico di Catania. Proprio da quell’incontro è partito il passaparola. «Eravamo un gruppo ristretto e abbastanza eterogeneo – racconta il dottore Dino Alagna al nostro giornale -. C’erano medici, ma anche persone che venivano da altri mondi, compresi esponenti che avevano avuto responsabilità politiche e amministrative e rappresentanti della sanità privata. Poi è partito un tam tam. Abbiamo intenzione di recuperare un po’ del tempo che pensiamo sia trascorso inutilmente».

Quando la Sicilia era tornata a metà classifica

Il riferimento è alla stagione di riforme avviata tra il 2008 e il 2012, durante il piano di rientro. In quegli anni furono introdotti nuovi strumenti di programmazione e controllo, rafforzati i principi di trasparenza, legalità e responsabilità amministrativa, risanati i conti pubblici e ridotta la mobilità sanitaria. Nel 2014 la Sicilia raggiunse quella che i promotori dell’appello definiscono la migliore performance della sua storia recente, con effetti positivi anche sul piano fiscale. Alagna quella stagione l’ha vissuta direttamente. Dopo l’esperienza alla guida del sistema di emergenza-urgenza a Messina, fu chiamato dall’allora assessore regionale alla Salute, Massimo Russo, per contribuire alla riforma del 118 siciliano.

«Quella riforma del 2011 ancora oggi rappresenta la base del sistema – spiega Alagna -. Ma io per primo dico che ormai bisogna superare alcuni modelli e aggiornare i sistemi. Tutte le riforme invecchiano. Funzionano per un periodo e poi hanno bisogno di essere adeguate». Lo stesso ragionamento, secondo i firmatari della lettera, ciò vale anche per la legge regionale n. 5 del 14 aprile 2009, che continua a rappresentare uno dei pilastri dell’organizzazione sanitaria dell’Isola. «È ancora in vigore e forse avrebbe bisogno quantomeno di un aggiornamento».

La lettera guarda, quindi, la capacità di programmazione sviluppata in quegli anni si sarebbe progressivamente affievolita, lasciando spazio alla gestione delle emergenze e a una politica sanitaria più orientata alla risposta contingente che alla costruzione di una strategia di lungo periodo. Le successive stagioni politiche – dal governo Crocetta a quello Musumeci, fino all’attuale governo Schifani – hanno attraversato fasi diverse, dalla rimodulazione della rete ospedaliera all’applicazione del DM 70, fino alla pandemia. Ma il problema, sostengono i promotori, resta la difficoltà di mantenere nel tempo una visione complessiva del sistema.

Il Covid ha scoperto il tallone d’Achille

La pandemia ha reso evidente soprattutto le carenze della rete territoriale. «Con il Covid si è capito quanto fosse fragile la nostra rete territoriale – afferma ancora Alagna -. Ci siamo resi conto tutti che avevamo un territorio molto debole e che avrebbe dovuto rispondere in termini diversi». Da allora la programmazione è cambiata e sono arrivati i progetti delle Case di comunità, degli ospedali di comunità e dei nuovi modelli di assistenza territoriale. Alagna, che nella sua carriera ha ricoperto anche l’incarico di commissario dell’Asp di Messina, ha seguito direttamente alcuni di questi percorsi.

Ma costruire le strutture non basta. «Oggi il problema è superare la carenza di personale adeguato e qualificato – sottolinea -. Sono state pubblicate anche le linee guida di Agenas sui modelli di personale e sulle piante organiche da istituire nei servizi territoriali». È qui che si misura il vero ritardo accumulato negli anni, trasformando la programmazione in servizi effettivamente funzionanti. E il discorso vale anche per i pronto soccorso, da tempo uno dei punti più critici della sanità siciliana. «I pronto soccorso soffrono anche del fatto che la sanità territoriale non è ancora pienamente decollata. Dobbiamo fare in modo che questo cambiamento acceleri e venga realmente messo in atto».

Pubblico e privato, basta guerre ideologiche

La forza dell’appello, secondo i promotori, sta anche nella sua composizione trasversale. In circa dieci giorni, racconta Alagna, le sottoscrizioni sono arrivate da mondi diversi evitando così che il confronto sulla sanità venga nuovamente ingabbiato nella contrapposizione tra pubblico e privato. «Non vogliamo fare una lotta ideologica fra il privato e il pubblico – sostiene Alagna -. A livello nazionale sulla sanità privata c’è una spesa molto importante e quei soldi devono essere spesi e incanalati bene. Il cittadino, quando va a fare una visita o una prestazione, non è interessato al fatto che sia pubblico o privato, ma gli interessa avere quella prestazione nei tempi giusti».

Il punto, quindi, è la qualità del servizio e la capacità del sistema di garantire risposte ai cittadini. Nel ragionamento dei promotori c’è anche un’altra partita che la Sicilia dovrebbe tornare a giocare: quella dell’autonomia. «Siamo una Regione a statuto autonomo e avremmo ulteriori possibilità per migliorare la nostra sanità attingendo proprio a questo strumento – dichiara il dottore Alagna -. Forse finora questo aspetto non è stato considerato abbastanza e andrebbe rivalutato».

Dalla protesta a un laboratorio di idee

La lettera, però, non vuole fermarsi alla denuncia. Il progetto è costruire un luogo nel quale mettere insieme competenze diverse e provare a formulare proposte concrete. «Tra i sottoscrittori ci sono anche economisti sanitari e persone che si occupano a livello nazionale di programmazione sanitaria – precisa Dino Alagna -. Stanno lavorando con noi, generando idee e innovazioni. Vogliamo creare una sorta di “officina della salute”». L’obiettivo è arrivare a metà settembre con alcuni tavoli tecnici dedicati ai principali nodi della sanità siciliana. Un modello di confronto aperto, spiegano i promotori, nel quale non si parta dalle appartenenze politiche, ma dai problemi da risolvere.

«Non vogliamo più stare a guardare. Vogliamo metterci la faccia, responsabilizzarci e suggerire ai decisori politici dei sistemi nuovi per migliorare il servizio sanitario regionale». È questo, alla fine, il senso dell’appello delle 1.200 firme. Non soltanto chiedere conto di ciò che non ha funzionato, ma provare a ricostruire quella capacità di programmazione che, secondo i promotori, la Sicilia ha già dimostrato di poter avere. «Vogliamo passare dalla protesta alle proposte» conclude Alagna.

Sonia Sabatino 

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