Ritorno al disavanzo per la sanità siciliana

Un pilastro fondamentale del sistema siciliano è il ricorso alla sanità privata accreditata, una scelta organizzativa che incide profondamente sui bilanci

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Nonostante quasi vent’anni di Piano di rientro la sanità siciliana ha raggiunto nel 2024 la spesa record di 10.729,4 milioni di euro, tornando a registrare un disavanzo di 19,2 milioni. Il “Piano di rientro sanitario” – a cui la Regione siciliana è sottoposta dal 2006 – è un accordo vincolante tra Stato e Regioni italiane per risanare i disavanzi strutturali nel bilancio del Servizio sanitario regionale. Imposto quando il deficit supera il 5% del finanziamento, prevede misure di taglio spesa e riorganizzazione, garantendo però i Livelli essenziali di assistenza (Lea). Secondo quanto riportato nel Rapporto n.12 “Il monitoraggio della spesa sanitaria” 2025 pubblicato dal Mef (Ministero dell’economia e delle finanze), all’inizio di questo percorso, la Sicilia era protagonista, insieme a Lazio e Campania, di un deficit strutturale che concentrava circa 3,8 miliardi di euro di disavanzo sui 6 miliardi totali registrati a livello nazionale. In quegli anni, l’indicatore di squilibrio economico per l’isola era -14,6% rispetto al finanziamento ricevuto. Sebbene la situazione sia migliorata grazie ai monitoraggi nazionali, la spesa sanitaria corrente in Sicilia ha continuato a crescere costantemente, passando dagli 8,65 miliardi di euro del 2015 fino a raggiungere la cifra record di 10.729,4 milioni di euro nel 2024. Nonostante gli sforzi di efficientamento, il risultato d’esercizio dell’ultimo anno ha rilevato nuovamente un disavanzo di 19,2 milioni di euro, segnando un peggioramento rispetto ai pareggi di bilancio ottenuti in anni precedenti.

L’incidenza dei costi del personale e le dinamiche divergenti della spesa farmaceutica

La voce di spesa più onerosa per le casse regionali è quella relativa ai redditi da lavoro dipendente, che nel 2024 hanno assorbito 3.359,7 milioni di euro. Un dato che, pur essendo cresciuto rispetto ai 2.807,6 milioni del 2015, rappresenta oggi il 31,3% della spesa sanitaria complessiva della Contabilità Economica, una quota inferiore alla media delle regioni non sottoposte a piani di rientro. Per quanto riguarda i prodotti farmaceutici, negli ultimi dieci anni è passata dai 783 milioni di euro del 2015 a 1.175,7 milioni di euro nel 2024, con un’incidenza sul budget totale che è passata dal 9,1% all’11%. In controtendenza, invece, la farmaceutica convenzionata (quella erogata tramite le farmacie territoriali), che è scesa dai 677 milioni di euro iniziali ai 616,9 milioni dell’ultimo rilevamento.

Il modello della sanità privata accreditata e l’orizzonte della digitalizzazione nel Pnrr

Un pilastro fondamentale del sistema siciliano è il ricorso alla sanità privata accreditata, una scelta organizzativa che incide profondamente sui bilanci. La spesa per le “altre prestazioni sociali in natura da privato” (assistenza specialistica, riabilitativa e ospedaliera esterna) è cresciuta dai 1,95 miliardi di euro del 2015 ai 2.617,9 milioni di euro del 2024. Un comparto che oggi rappresenta il 24,4% dell’intera spesa sanitaria dell’isola, a dimostrazione di un modello assistenziale che integra massicciamente i produttori market. Parallelamente, i consumi intermedi per l’acquisto di beni e servizi necessari al funzionamento degli ospedali pubblici hanno raggiunto i 1.849 milioni di euro. Per far fronte a questa mole di costi, la Sicilia contribuisce al finanziamento del proprio settore sanitario con una quota di compartecipazione regionale che, dal 2022, è stata innalzata al 49,11%. La sfida futura per l’amministrazione regionale resta il potenziamento della digitalizzazione tramite il Sistema tessera sanitaria e il Fascicolo sanitario elettronico (Fse), obiettivi chiave del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) per garantire l’appropriatezza delle cure in un contesto di risorse limitate.

 

Mario Catalano

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