Sanità territoriale al bivio: a Ragusa scatta lo stato di agitazione dei medici di famiglia

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Una frattura profonda rischia di compromettere la stabilità dell’assistenza sanitaria di prossimità nella provincia di Ragusa. Le sigle sindacali dei medici di medicina generale dell’Azienda Sanitaria Provinciale (ASP 7) di Ragusa, guidate dalla Federazione Italiana Medici di Medicina Generale (FIMMG), hanno proclamato formalmente lo stato di agitazione. Al centro della protesta non vi sono rivendicazioni di natura puramente corporativa, bensì una dura denuncia contro la carenza d’attenzione istituzionale verso le proposte della categoria, il mancato rispetto degli accordi contrattuali vigenti e i gravi ritardi nell’organizzazione dei percorsi di presa in carico dei pazienti affetti da patologie croniche.
La frattura tra la base medica territoriale e i vertici di Piazza Igea si è consumata dopo mesi di silenzi e mancate risposte. Secondo i rappresentanti sindacali, la direzione strategica dell’ASP di Ragusa avrebbe sistematicamente disatteso i tavoli di concertazione e ignorato le dinamiche contrattuali previste dal Decreto Ministeriale 77 sul riordino della sanità territoriale, dall’Accordo Collettivo Nazionale (ACN) e dall’Accordo Integrativo Regionale (AIR). La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata l’inaugurazione di nuove strutture territoriali senza un reale e attivo coinvolgimento dei camici bianchi di famiglia, una scelta che i sindacati definiscono come la creazione di scatole vuote destinate a rimanere prive di una reale efficacia clinica.
La risposta dell’azienda sanitaria non si è fatta attendere, manifestando una netta sorpresa sia per i contenuti sia per i toni duri espressi dalla FIMMG. I vertici dell’ASP 7 hanno replicato sottolineando come il dialogo con i medici di medicina generale non sia mai venuto meno e rivendicando la centralità riconosciuta alla categoria nella gestione della salute pubblica. Tuttavia, per i medici sul territorio le parole non bastano più: l’attuale mobilitazione viene descritta come un atto propedeutico ad azioni di protesta ancora più radicali, incluso lo sciopero generale, qualora l’amministrazione persistesse nel proprio atteggiamento di chiusura.
Nel dibattito è intervenuta anche la Conferenza dei Sindaci della provincia di Ragusa, che ha ospitato un’audizione congiunta dei rappresentanti sindacali e dei vertici dell’Ordine dei Medici. I primi cittadini del territorio hanno espresso un sostegno unanime e convinto ai medici di famiglia, ricordando che il rapporto fiduciario e personalizzato tra il professionista e l’assistito rappresenta un patrimonio valoriale insostituibile. I sindaci hanno ribadito che la riforma dell’assistenza domiciliare e la gestione delle cronicità – cruciali in una terra a forte invecchiamento demografico – non possono essere calate dall’alto, ma richiedono il potenziamento della diagnostica negli studi medici e il rispetto dei patti sottoscritti per alleggerire la pressione sui pronto soccorso degli ospedali della provincia, spesso ingolfati da codici minori.
Mentre le associazioni a tutela dei diritti dei pazienti chiedono un’immediata ripresa del dialogo per evitare che lo stato di agitazione si traduca in un disservizio diretto per i cittadini, la vertenza di Ragusa assume il valore di un caso emblematico. Resta da capire se l’ASP 7 aprirà a una reale trattativa o se il territorio ibleo scivolerà verso il blocco totale delle attività convenzionali.