Sanremo 2027: le nuove regole del festival della canzone italiana

Il 21 settembre la Rai ha pubblicato il regolamento della 77ª edizione, la prima affidata a Stefano De Martino come conduttore e direttore artistico, in programma all'Ariston dal 16 al 20 febbraio

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La prima novità di Sanremo 2027 non è una canzone, è un documento. Il 21 settembre la Rai ha pubblicato il regolamento della 77ª edizione, la prima affidata a Stefano De Martino come conduttore e direttore artistico, in programma all’Ariston dal 16 al 20 febbraio. È la prima volta che quel testo viene illustrato in una conferenza stampa con i vertici dell’azienda. Ci sono ancora due mesi prima di sapere chi canta, dato che i nomi arriveranno a partire dal 29 novembre, ma le percentuali di voto le conosciamo già tutte, e sono tante.

Nella prima serata il voto si divide tra il 67 per cento della giuria di Sala Stampa, Tv e Web e il 33 per cento della giuria popolare. In un’altra serata il peso maggiore passa alle radio, sempre con lo stesso rapporto. Nella nuova Serata Performance del 19 febbraio decide per metà una Giuria Internazionale di Esperti, e in finale accedono dai tre ai cinque artisti, con l’ultima votazione affidata al pubblico. I brani devono essere in italiano e non superare i tre minuti e trenta, mentre per le cover il limite sale a quattro. Un Festival misurato al secondo.

Anche la struttura cambia: i Big scendono a 24, tutti in gara in ognuna delle cinque serate, senza la categoria separata delle Nuove Proposte, e uno dei posti arriva dal vincitore di Sarà Sanremo 2026. Debutta il voto online gratuito sull’app RaiPlay, con accesso identificato, che entra nel conteggio della giuria popolare. La Serata Performance stacca il pass per l’Eurovision dalla vittoria del Festival, cosa che non era mai accaduta. Sul numero dei cantanti conviene però restare prudenti, perché negli ultimi anni la deroga che allarga la lista a pochi giorni dall’annuncio è diventata quasi una consuetudine.

Poi, in mezzo a questa contabilità, arriva la clausola nuova. Il regolamento stabilisce che le canzoni in gara dovranno essere espressione della creatività umana e che non sarà consentito l’uso di sistemi di intelligenza artificiale qualora comportino la sostituzione, l’alterazione o lo snaturamento del contributo creativo di autori e artisti. Per la prima volta il Festival prende posizione sulla questione che sta attraversando tutta l’industria musicale.

Il problema è che nessuno sa come si misura uno snaturamento. Infatti, pochi giorni dopo la presentazione, il Codacons è intervenuto proprio sul punto, sostenendo che non esistono strumenti tecnici in grado di dare garanzie sull’origine di un brano, perché un pezzo realizzato con l’IA può essere riarrangiato, editato e masterizzato fino a mascherarne la provenienza. Lo stesso regolamento che fissa il tetto di tre minuti e trenta, verificabile con un cronometro, affida la questione più delicata a una formula di principio.

È qui che il caso diventa interessante. Un regolamento è un documento che si applica, quindi norma quello che può contare, cioè i secondi, i pesi delle giurie, il numero delle serate. Quando arriva davanti a qualcosa che non si conta, passa al linguaggio dell’intenzione, e la verifica diventa una questione di fiducia tra la Rai e chi consegna il brano. Vale anche per il resto dell’industria, dove la stessa domanda si sta ponendo alle classifiche e alle royalty, con risultati altrettanto incerti.

A febbraio sapremo tutto di Sanremo 2027, tranne una cosa. Sapremo quanto è durata ogni canzone, chi ha votato con quale peso e chi va all’Eurovision. Il regolamento più dettagliato nella storia del Festival si ferma esattamente davanti alla domanda più semplice, cioè chi ha scritto la canzone.

Samuele Arnone