Dietro le quinte del Festival di Sanremo 2026 esplode il caso “Giuria delle Radio”. I Corecom denunciano l’esclusione delle emittenti locali e un appalto a una società esterna dai contorni sfumati. Il Codacons annuncia battaglia legale: “Voto a rischio stop”. Viaggio nel corto circuito tra Servizio Pubblico e interessi privati
C’è un festival che va in scena sul palco dell’Ariston, fatto di fiori e canzonette, e un altro, molto più opaco, che si consuma nelle stanze di Viale Mazzini. Al centro della tempesta questa volta non ci sono i testi delle canzoni o le performance degli ospiti, ma il cuore pulsante della gara: il sistema di voto.
Il Coordinamento nazionale dei Corecom (i Comitati Regionali per le Comunicazioni) ha scoperchiato un vaso di Pandora che mette in discussione la trasparenza della 76ª edizione del Festival. La denuncia è netta: la Rai avrebbe abbandonato la collaborazione storica e gratuita con i Corecom per affidare la selezione e la gestione della “Giuria delle Radio” a una società di sondaggi privata, pagando per un servizio che lo Stato, tramite i suoi organi territoriali, forniva a costo zero.
Il “tradimento” ai territori: la rabbia dei Corecom
Fino all’ultima edizione, la procedura era consolidata. I Corecom, che per legge gestiscono il Registro degli Operatori di Comunicazione (ROC), fornivano alla Rai l’elenco certificato e rappresentativo di tutte le emittenti radiofoniche italiane, dalle grandi nazionali alle piccole realtà locali, garantendo un equilibrio geografico fondamentale.
Quest’anno il cambio di rotta. I Presidenti dei Corecom esprimono “perplessità e profonda preoccupazione”: secondo quanto trapelato, la società esterna incaricata avrebbe operato tagli netti, escludendo intere rappresentanze territoriali. Il risultato? Una giuria che rischierebbe di non essere più lo specchio del Paese, ma un club ristretto selezionato secondo criteri poco chiari.
“Pare quantomeno strano – si legge nella nota ufficiale del Coordinamento – che la Rai, concessionaria del servizio pubblico, abbia ritenuto più opportuno affidare il servizio a una società privata a pagamento piuttosto che fruire del servizio qualificato e gratuito dei Corecom”.
L’anomalia economica: costi inutili per il contribuente?
In un’epoca di spending review e tagli al canone, la domanda sorge spontanea: perché la Rai ha deciso di spendere soldi pubblici (o derivanti dalla raccolta pubblicitaria del Festival) per esternalizzare un compito che i Corecom svolgevano con successo e senza oneri?
Il punto sollevato dai giornalisti d’inchiesta e dalle associazioni dei consumatori non è solo di metodo, ma di sostanza economica. L’appalto a una società di sondaggi esterna introduce un intermediario privato in un processo che dovrebbe essere improntato alla massima neutralità. Chi è questa società? Quali sono i parametri utilizzati per “promuovere” una radio locale e “bocciare” un’altra? Al momento, su questo fronte, da Viale Mazzini regna il silenzio.
Il Codacons all’attacco: “Pronti a fermare il voto”
Non si è fatta attendere la reazione del Codacons. L’associazione, da sempre critica verso le opacità del sistema Sanremo, ha preso la palla al balzo per minacciare un ricorso d’urgenza. Se la giuria non è rappresentativa di tutto il territorio nazionale, il principio di equità della gara viene meno.
“Siamo pronti a chiedere lo stop immediato al voto della Giuria delle Radio”, fanno sapere dall’associazione. Il rischio legale è concreto: se venisse dimostrato che la selezione delle emittenti è stata parziale o discriminatoria, l’intera classifica finale del Festival potrebbe essere impugnata dai cantanti esclusi o dai consumatori stessi, trasformando il trionfo del vincitore in un incubo giudiziario.
Il peso della Giuria Radio: non è solo un dettaglio
Per capire l’entità del problema, bisogna guardare il regolamento. La Giuria delle Radio pesa per il 33% o addirittura per il 50% (a seconda delle serate e delle edizioni) sul risultato finale, insieme a Sala Stampa e Televoto. Un suo squilibrio territoriale significa, in termini matematici, favorire quegli artisti che godono di maggiore rotazione radiofonica in determinate zone a discapito di altre.
Se le radio del Sud o delle aree interne vengono tagliate fuori dai criteri della società privata, i gusti e le tendenze di milioni di cittadini vengono cancellati con un colpo di penna (o di algoritmo).
Un’ombra sul futuro di Sanremo
Il caso sollevato dai Corecom si inserisce in un clima già teso per la Rai, che si trova a dover gestire la transizione post-Amadeus e le recenti sentenze del TAR Liguria sull’uso del marchio “Festival della Canzone Italiana”.
L’esternalizzazione della Giuria Radio appare come l’ennesimo tentativo di trasformare un evento di Servizio Pubblico in un pacchetto “chiavi in mano” gestito da privati, con il rischio però di smarrire quella funzione di presidio territoriale che solo gli enti pubblici possono garantire.
Resta un interrogativo che attende risposta dai vertici di Viale Mazzini e dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy: c’è un nesso tra l’affidamento a questa società e logiche di mercato che nulla hanno a che fare con la qualità musicale? In attesa di chiarimenti, il Festival è partito, ma con una spina nel fianco che potrebbe far saltare il banco prima della serata finale.
Roberto Greco