Siamo tutti figli di Boldi e De Sica

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Dai cinepanettoni alle settimane bianche, dal benessere ostentato ai Natali di oggi: l’immaginario che un tempo raccontava un’Italia sicura di sé ora restituisce il ritratto di un Paese fragile. Non è solo cambiata la comicità: è cambiato il mondo che la rendeva possibile, e il passato finisce per brillare più del presente che fatichiamo a immaginare.

Era il 1983 quando uscì il primo, vero, cinepanettone:Vacanze di Natale. Il film vantava un cast corale composto da volti noti del cinema comico italiano, come Christian De Sica, centravanti della commedia italiana di quegli anni, Jerry Calà, Mario Brega, Claudio Amendola, Stefania Sandrelli e molti altri. Massimo Boldi, invece, sarebbe arrivato soltanto dopo, inVacanze di Natale ’90. Scritto e diretto dai fratelli Carlo ed Enrico Vanzinae ispirato aVacanze d’invernodel 1959, è la fotografia immacolata, acritica, forse anche accondiscendente dell’Italia di quel periodo.

Un’Italia che oggi non esiste più, esattamente come non esiste più quel tipo di comicità capace di tratteggiare cliché e difetti nazionali senza alcun filtro. Negli anni i cinepanettoni, simboli indiscussi del periodo natalizio, hanno generato un immaginario collettivo che ancora oggi sopravvive. Su di essi abbiamo quasi fondato un’identità nazionale, fatta di battute grossolane, innuendo sessuali e illazioni omofobe. Ma adesso tocca guardarci allo specchio e riconoscere chenon siamo più quelli di una volta.

Non si parla soltanto di cultura.È tutto il Paese a essere cambiato: siamo più globalizzati degli anni ’80 e il berlusconismo dello spettacolo, fatto di veline e paillettes, appare un fenomeno ormai appartenente ad un’epoca tramontata. Inoltre, se qualcuno osasse riproporre oggi certe battute del repertorio vanziniano, verrebbe subito trascinato davanti al tribunale del politically correct. Ma il punto più profondo è cheil Natale, per gli italiani, è cambiato.

L’Italia diVacanze di Natale(1983): un Paese che voleva sentirsi ricco

A inizio anni ‘80 l’Italia usciva da anni difficili,segnati da inflazione a doppia cifra(14,7% in quell’anno) e turbolenze economiche. Eppure, dominava una diffusa sensazione di ottimismo: consumi in crescita, ceto medio in espansione, moda e spettacolo come status symbol.

Le famiglie erano più giovani e più numerose. La natalità, pur in calo rispetto al boom del dopoguerra, era lontanissima dall’attuale crisi demografica: il Paese poteva ancora contare su una struttura solida di popolazione attiva, senza l’incubo dell’invecchiamento.

Il Natale era un rito di abbondanza. La settimana bianca, oggi sempre più proibitiva, era un sogno collettivo accessibile a molte famiglie. Lo sci non era un lusso: era un segno di appartenenza alla middle class in ascesa, ed è esattamente questo che i Vanzina fotografano con lucidissima ironia.
Le montagne innevate di Cortina non erano solo un’ambientazione, ma la scenografia di un Paese ottimista.

2025: il Natale dell’austerità gentile

Oggi l’Italia è un Paese molto più fragile.Al 1° gennaio 2025 la popolazione è scesa sotto i 59 milioni, con un saldo naturale fortemente negativo e un tasso di natalità tra i più bassi d’Europa. Secondo l’Istat, i salari reali negli ultimi cinque anni hanno perso oltre il10% del loro valore, mentre un terzo dei giovani immagina il proprio avvenire lontano dall’Italia, e quando vogliono tornare si ritrovano biglietti aerei inaccessibili.

In questo scenario, anche il Natale perde il suo carattere di ostentazione. La settimana bianca, un tempo simbolo della spensieratezza anni ’80, è oggi un lusso: secondo i dati riportati daMountain Maps, i costi delle vacanze sulla neve sono aumentati sensibilmente, con rialzi che colpiscono in modo particolare skipass, hotel e ristorazione. In molte località alpine, una famiglia deve oggi mettere in contocifre che sfiorano il 30–40% in piùrispetto a dieci anni fa.

Di conseguenza, come conferma l’indagine diffusa da Facile.it e realizzata dall’istituto Emg Different,un italiano su cinque spenderà meno per i regali nel Natale 2025, e una quota crescente opterà per prodotti utili e acquisti online con budget ridotti. Il Natale diventa un esercizio di equilibrio tra tradizione e prudenza finanziaria.

Un Paese che non si riconosce più nella propria caricatura

Se negli anni ’80 i cinepanettoni funzionavano perché ingigantivano un’Italia che già amava esagerare, con sorrisi sornioni e maglioni di cashmere, oggi non sapremmo più ridere allo stesso modo di quell’immaginario. L’opulenza non ci appartiene più, la sicurezza economica non ci è garantita, la famiglia numerosa non è più la struttura portante della società, e la montagna d’inverno non è più un’esperienza popolare, ma un prodotto di nicchia.

Siamo ancora figli di Boldi e De Sica, ma come lo si è di un vecchio parente un po’ ingombrante: lo guardiamo con affetto, ogni tanto lo citiamo, magari ne rivediamo un film per nostalgia. Ma non ci assomiglia più.

L’Italia del 2025 è un Paese diverso. Le feste non sono più una gara di esibizione, ma un momento di tregua. Non rappresentano più ciò che vogliamo diventare,ma ciò che speriamo di non perdere.

E allora forse non ci serve un nuovo cinepanettone.
O forse sì: ma dovrebbe raccontare un’Italia che non fugge a Cortina per mostrarsi, bensì che cerca, in mezzo a un quotidiano complicato, di ritrovare un po’ di leggerezza. Con meno glamour e più verità.

Samuele Arnone

 

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