Mentre miliardi di euro di fondi europei restano “congelati” nei cassetti della burocrazia regionale, quasi tre famiglie siciliane su dieci combattono quotidianamente con rubinetti che non erogano acqua. È questo il ritratto di una Sicilia a due velocità, che emerge dal report “Scenari regionali dell’edilizia 2026” di Ance, l’associazione nazionale costruttori edili: l’Isola si conferma ultima in Italia per la spesa dei fondi strutturali 2021-2027, con una percentuale di pagamenti ferma al 7,4%, a fronte di una crisi idrica che colpisce il 29,5% dei nuclei familiari. Un divario inaccettabile tra la disponibilità teorica di risorse e la realtà materiale dei cittadini e delle cittadine, in un contesto macroeconomico che vede la crescita regionale rallentare drasticamente.
L’economia del rallentamento: il “fattore Hormuz” e le ombre del 2026
Dopo la vivace ripresa post-pandemia, l’economia siciliana è entrata in una fase di stanca. Le stime di Prometeia per il 2025 indicano un incremento del Pil regionale del +0,6%, dato che dovrebbe scivolare verso un ancor più modesto +0,4% nel 2026. Questa frenata non è solo il frutto di dinamiche interne, ma è pesantemente condizionata dall’instabilità geopolitica globale. Il conflitto nel Medio Oriente, e in particolare la minaccia alla navigazione nello stretto di Hormuz, snodo vitale per il petrolio e il gas, sta spingendo al rialzo i costi energetici, erodendo il potere d’acquisto delle famiglie siciliane e la competitività delle imprese locali. Anche il turismo, storico polmone economico dell’Isola, mostra i primi segni di cedimento. Nella prima metà del 2025, le presenze negli esercizi ricettivi sono diminuite del 4%, con un calo particolarmente marcato dei visitatori italiani (-8,7%). Persino il transito passeggeri negli aeroporti regionali appare stagnante, registrando un +0,5% tra gennaio e agosto 2025. In questo scenario, le esportazioni soffrono per la contrazione del settore petrolifero raffinato, parzialmente compensate solo dalla buona tenuta dell’agroalimentare, che ha beneficiato di un “effetto anticipazione” degli ordini prima dell’introduzione dei dazi da parte dell’amministrazione Trump.
Il paradosso dei fondi europei: la Sicilia maglia nera nei pagamenti
Il dato più allarmante riguarda la gestione della politica di coesione. Per il ciclo di programmazione 2021-2027, alla Sicilia sono stati assegnati quasi 7 miliardi di euro (6.969,6 milioni). Tuttavia, al 31 dicembre 2025, la regione ha effettuato pagamenti solo per il 7,4% del totale, il valore più basso tra tutte le amministrazioni italiane. Se si guarda specificamente al fondo Fesr, cruciale per le infrastrutture, la spesa scende addirittura al 6,6%, contro una media nazionale del 12,5% e una media del Mezzogiorno del 9,1%. Questa incapacità di spesa ha portato a una massiccia riprogrammazione delle risorse. Nel marzo 2026, la Commissione Europea ha formalizzato una riallocazione di oltre un miliardo di euro per i programmi regionali siciliani: 919,2 milioniper il Fesr e 120,4 milioni per il Fse+. Si tratta del valore più elevato tra i programmi regionali italiani oggetto di revisione. Queste risorse “salvate” in extremis saranno ora indirizzate verso nuove priorità: 615 milioni per la competitività del sistema produttivo, ma anche interventi per l’edilizia abitativa (63 milioni) e per la gestione della risorsa idrica (36,6 milioni).
La crisi dell’abitare e l’emergenza idrica
Il mancato utilizzo dei fondi si riflette in un peggioramento della qualità della vita urbana. Secondo le indagini multiscopo dell’Istat, la principale criticità per i siciliani è il peso economico della gestione della casa, ritenuto eccessivo dal 58% delle famiglie. Ma è il dato sull’acqua a gridare vendetta: l’irregolarità nell’erogazione colpisce il 29,5% dei nuclei siciliani, una percentuale che è quasi tre volte superiore alla media nazionale (10,2%). A questo si aggiunge un profondo malessere nei quartieri: il 43,8% dei residenti denuncia sporcizia nelle strade, il 41,9% lamenta difficoltà nei collegamenti con il trasporto pubblico e il 36,3% segnala un’insufficiente qualità dell’aria. In questo contesto, l’accesso alla casa sta diventando una sfida anche per il ceto medio. Nei capoluoghi come Palermo e Catania, le famiglie del secondo quintile di reddito (circa 16.500 euro annui) devono destinare circa il 32% delle proprie entrate per pagare la rata di un mutuo, superando la soglia critica di sostenibilità del 30%.
Edilizia: il crollo dei permessi e la speranza del Pnrr
Il settore delle costruzioni, che in Sicilia incide per il 13,7% sugli investimenti totali e per il 7,5% sull’occupazione, vive un momento di profonda incertezza. Il dato più critico riguarda i permessi di costruire: nel 2024 il numero di abitazioni concesse ha subito una riduzione del 12,1% su base annua. La situazione è drammatica in provincia di Enna, dove si è registrato un crollo verticale del 54,8%, seguita da Catania (-22%) e Messina (-19%). Nonostante il calo dei permessi, l’occupazione nel settore ha mostrato una resilienza inaspettata nel 2025: le ore lavorate sono salite del 2,5% e i lavoratori iscritti alle Casse Edili sono aumentati del 3,9%. Questo paradosso è spiegato dall’accelerazione delle opere pubbliche, che nel 2025 hanno registrato una crescita del 21% in termini reali, trainate dall'”ultimo miglio” del Pnrr. In Sicilia sono stati individuati 2.558 progetti Pnrr legati all’edilizia, per un finanziamento complessivo di 11,7 miliardi di euro. Tuttavia, anche qui l’avanzamento finanziario è lento: ad oggi risulta erogato solo il 16,6% del finanziamento totale (1.959,7 milioni). La maggior parte delle risorse è assorbita dalla Missione 2 (Rivoluzione verde) con 588 milioni e dalla Missione 3 (Infrastrutture) con 371 milioni, dove pesano i grandi lavori ferroviari sulla direttrice Palermo-Catania-Messina. Sebbene il 73,7% dei cantieri avviati risulti in fase avanzata o conclusa, se guardiamo agli importi la situazione cambia: il 60,6% del valore dei lavori è ancora in fase iniziale, a causa della complessità delle grandi opere infrastrutturali che richiedono tempi lunghi.
Una gestione ordinata per l’ultimo miglio
La Sicilia si affaccia al 2027 con una sfida titanica: trasformare i cantieri Pnrr in opere finite entro il termine del 31 agosto 2026 e, contemporaneamente, sbloccare la spesa dei fondi strutturali per non perdere definitivamente il treno dello sviluppo. Il mercato immobiliare, pur in crescita nelle compravendite (+7% nel 2025), non potrà reggere se non accompagnato da politiche di housing sociale e da un miglioramento dei servizi primari. Senza un cambio di passo nella capacità amministrativa, il rischio è che l’Isola continui a guardare il futuro attraverso i vetri appannati di uffici pubblici inefficienti, mentre fuori la siccità e l’inflazione continuano a mordere.
Mario Catalano