Due sondaggi in due giorni, due prime liste diverse. Lunedì 10 agosto SWG dà Sud chiama Nord al 13,5% e Controcorrente all’11,5%. L’indomani BiDiMedia ribalta il quadro: Controcorrente prima con il 19,8%, Sud chiama Nord al 9%. Tra le due fotografie (commissionate ciascuna dal movimento che ne esce vincitore) il divario si sposta di quasi tredici punti.
Com’è possibile? Non serve tirare in ballo la malafede. Le ragioni sono tecniche: quante persone sono state intervistate, quando, che cosa è stato chiesto loro e in quale momento si è deciso di pubblicare le risposte. Le abbiamo ripercorse con Mauro De Donatis, amministratore di BiDiMedia, l’istituto che ha realizzato l’indagine per Controcorrente.
Le differenze fra i due sondaggi
La prima risposta riguarda il terreno di gioco. «La Sicilia ha un elettorato molto volubile. – racconta De Donatis – È facile che sondaggi diversi diano risultati abbastanza diversi. Dipende anche dal modo con cui la domanda viene posta e da che cosa la circonda». Cioè dal contesto di domande che vengono poste.
La seconda, invece, è aritmetica: BiDiMedia ha intervistato 600 siciliani. il margine d’errore dichiarato è di quattro punti in più o in meno su un campione così delimitato. «Se già togliamo quattro punti», osserva De Donatis, «le differenze si attenuano notevolmente».
Ma le due forbici non arrivano a toccarsi: in mezzo resta un buco di due punti e mezzo che la statistica, da sola, non copre.
Affiancati, i numeri sulle due liste sono questi:
| SWG per Sud chiama Nord | BiDiMedia per Controcorrente | |
| Controcorrente | 11,5% | 19,8% |
| Sud chiama Nord | 13,5% | 9,0% |
Fonte: SWG per Sud chiama Nord (interviste 22 luglio-4 agosto) e BiDiMedia per Controcorrente (interviste 10-12 luglio).
A escludere che si tratti di una crescita improvvisa, vista da un istituto e mancata dall’altro, è lo stesso SWG: a giugno aveva già misurato Controcorrente e le aveva attribuito lo stesso identico 11,5%. Per quell’istituto il movimento di La Vardera è fermo da mesi.
Che cosa misura un sondaggio a un anno dal voto
C’è un equivoco che precede tutti gli altri, e riguarda che cosa una rilevazione stia davvero registrando. «Nei sondaggi lontani dalle urne si rileva soprattutto il voto d’opinione – spiega De Donatis – non tanto il voto legato ai candidati delle varie liste. Servono più sondaggi nel corso del tempo per capire in quale direzione ci si sta muovendo».
Consenso col leader o con il movimento?
Nei numeri di BiDiMedia c’è poi uno scarto che De Donatis segnala da sé, ed è forse il dato più politico dell’indagine: La Vardera prende il 23,1% come candidato presidente e il 19,8% come lista, tre, quindi, i punti di differenza. De Luca prende il 17,3% ma Sud chiama Nord si ferma al 9%: otto punti.
«Probabilmente nel nostro sondaggio hanno poco identificato De Luca con Sud chiama Nord», osserva, ricordando che il sindaco di Taormina, De Luca, si è presentato in passato con più liste. Il consenso personale ci sarebbe quindi ma non significa che si trasferisca per osmosi al simbolo. La Vardera, al contrario, viaggerebbe appaiato alla sua lista.
Le intenzioni di voto sono la cosa meno importante
Un sondaggio commissionato da un partito, d’altronde, non nasce solo per fare notizia bensì anche come strumento di lavoro: chi lo paga vuole sapere quali temi muovono gli elettori, che giudizio danno su chi governa, quali profili di candidato funzionano. La percentuale sulle intenzioni di voto è soltanto il punto di partenza, la linea di base sulla quale misurare se la campagna sta funzionando.
È il rovescio esatto di come i sondaggi arrivano al lettore, e De Donatis lo dice senza giri di parole: «Le intenzioni di voto sono paradossalmente la cosa meno importante di un sondaggio, almeno per noi, perché sono la fotografia del presente. Quello che il committente dovrebbe fare con un sondaggio è cercare di cambiarle, sfruttando tutte le altre domande politiche, economiche, sociali: i temi, le preferenze sui candidati, il giudizio sull’operato dell’uscente, le aspettative».
La finalità di un sondaggio, quindi, non è pronosticare il prossimo presidente della Regione: «Certe volte i sondaggi vengono usati impropriamente – conclude De Donatis – o più che altro non vengono capiti. C’è una tendenza alla spettacolarizzazione anche nei sondaggi: le guerre si trasformano da guerre di politica a guerre di sondaggi»
Per completezza d’informazione abbiamo contattato anche SWG, ma gli uffici risultano chiusi per ferie.
Andrea Maria Rapisarda Mattarella
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