La Sicilia raccontata dai fotografi: come cambia lo sguardo sull’isola tra social e fotografia d’autore

La Sicilia raccontata attraverso la fotografia contemporanea: tra social network, fotografia d’autore e nuovi modi di osservare il paesaggio e l’identità dell’isola.

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Foto di Pucci Scafidi
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Oggi esiste una Sicilia che ogni giorno attraversa gli schermi di milioni di persone. È quella immortalata da smartphone, droni e reflex, condivisa sui social network attraverso immagini che, in pochi secondi, fanno il giro del mondo. Tramonti infuocati, borghi senza tempo, mare cristallino, vicoli silenziosi, montagne, feste popolari e dettagli che raccontano un’identità antica. Ma accanto a questa narrazione immediata continua a esistere un altro modo di fotografare l’isola: quello della fotografia d’autore, capace di fermarsi, osservare e raccontare ciò che spesso sfugge a uno sguardo veloce.

La Sicilia è da sempre una terra che ispira i fotografi. La sua luce, considerata tra le più particolari del Mediterraneo, modifica i colori durante le diverse ore della giornata e trasforma ogni paesaggio in un racconto. Non è un caso se fotografi italiani e stranieri continuano a sceglierla come luogo di ricerca artistica, documentazione e ispirazione.

Negli ultimi anni, però, qualcosa è cambiato. L’arrivo dei social network ha rivoluzionato il modo di raccontare il territorio. Oggi basta uno smartphone per condividere un’immagine in tempo reale e contribuire a costruire l’immagine collettiva della Sicilia. Luoghi poco conosciuti diventano improvvisamente mete turistiche, scorci dimenticati si trasformano in simboli riconoscibili e anche piccoli paesi trovano una nuova visibilità grazie a una fotografia diventata virale.

È un fenomeno che ha portato importanti opportunità. Molte realtà locali hanno scoperto un nuovo modo di promuovere il proprio patrimonio culturale e paesaggistico, mentre numerosi fotografi hanno trovato nei social una vetrina capace di raggiungere un pubblico internazionale.

Eppure la velocità con cui oggi consumiamo le immagini porta anche una domanda inevitabile: basta una fotografia perfetta per raccontare davvero un luogo?

La fotografia d’autore continua a ricordarci che ogni immagine nasce prima di tutto da uno sguardo. Dietro uno scatto ci sono tempo, attesa, studio della luce, conoscenza del territorio e sensibilità personale. Non si fotografa soltanto un paesaggio, ma la relazione che il fotografo costruisce con quel luogo.

In Sicilia questo aspetto assume un valore ancora più profondo. L’isola non è soltanto mare e cartoline. È fatta di contrasti, periferie, campagne, montagne, siti archeologici, quartieri popolari, tradizioni religiose, mestieri antichi e persone che custodiscono storie spesso invisibili. Raccontare tutto questo significa andare oltre l’immagine da copertina.

Le fotografie più significative sono spesso quelle che riescono a trasmettere un’atmosfera. Non mostrano semplicemente un posto, ma fanno percepire il vento che attraversa una scogliera, il silenzio di un monastero, la fatica di un pescatore, la luce che entra in un vicolo di pietra o il ritmo lento di un piccolo borgo dell’entroterra.

Anche il pubblico sembra cercare qualcosa di diverso. Se da una parte continuano a funzionare le immagini spettacolari, cresce l’interesse verso fotografie autentiche, capaci di raccontare la Sicilia quotidiana, quella meno conosciuta ma forse più vera. È una narrazione che valorizza l’identità dei territori senza trasformarli esclusivamente in scenografie da condividere.

Lo sguardo di Pucci Scafidi

Tra i fotografi che negli ultimi anni hanno raccontato la Sicilia attraverso il linguaggio delle immagini c’è anche Pucci Scafidi, fotografo palermitano che da tempo dedica il proprio lavoro alla valorizzazione del paesaggio e dell’identità dell’isola. I suoi scatti, caratterizzati da una particolare attenzione alla luce e ai dettagli, restituiscono una Sicilia autentica, lontana dagli stereotipi, dove natura, architettura e memoria convivono in un equilibrio fatto di emozioni e silenzi. Abbiamo chiesto a lui come sia cambiato, oggi, il modo di guardare e raccontare la Sicilia attraverso la fotografia.

Nelle sue fotografie la Sicilia appare spesso lontana dagli stereotipi. Quando sceglie un paesaggio, cerca prima la bellezza del luogo o l’emozione che quel luogo riesce a trasmettere?

«Sicuramente l’emozione che quel luogo riesce a trasmettere, perché io vivo di emozioni e cerco appunto di catturarle, tra virgolette, con la mia macchina fotografica. Spero che le emozioni che vivo nel fotografare la nostra bellissima terra arrivino poi al cuore di chi vedrà le mie fotografie e i miei libri.»

Oggi milioni di immagini della Sicilia vengono pubblicate ogni giorno sui social. Secondo lei, cosa distingue una fotografia destinata a essere semplicemente vista da una fotografia capace di lasciare un ricordo e raccontare davvero l’anima dell’isola?

«Le varianti e le differenze sono tantissime. Intanto sono contento che vengano fatte centinaia di migliaia di fotografie sulla Sicilia perché, finalmente, la nostra isola non viene più ricordata come terra di mafia. Credo che il vero passaggio di boa sia stato con gli eventi di Dolce & Gabbana in Sicilia: da allora è sempre più percepita come un vero Eden, il giardino del Mediterraneo, un luogo capace di regalare emozioni continue.

La differenza tra le centinaia di migliaia di fotografie che vengono pubblicate sui social con i telefonini e la fotografia professionale è sostanziale. È giusto che la gente fotografi: sono quelle che, nel nostro gergo, chiamiamo “fotografie della domenica”, scatti che raccontano un momento vissuto e che diventano un ricordo personale. Oggi la tecnologia permette anche di saturare immediatamente i colori e migliorare l’immagine, ma spesso si tratta di elaborazioni artificiali.

La fotografia, invece, è un’altra cosa. È il frutto di una forte emozione unita a una profonda conoscenza della tecnica fotografica, perché la fotografia ha regole ben precise da rispettare. Un fotografo riconosce subito se uno scatto è stato realizzato da un dilettante oppure da un collega professionista. Certamente esistono fotografie che restano indelebili perché riescono a fermare un istante irripetibile e possiedono una forza narrativa maggiore rispetto ad altre, ma la distinzione tra la fotografia amatoriale e quella professionale rimane fondamentale».

  1. Dopo tanti anni trascorsi a fotografare la Sicilia, c’è un luogo o una luce che continua ancora oggi a sorprenderla e che considera il simbolo più autentico dell’isola? Perché?

«Rimango sempre affascinato dalla luce delle Isole Eolie. Lì cambia continuamente: ogni ora, ogni giorno, offre sfumature diverse. Sono stato decine di volte nell’arcipelago eoliano e sono appena rientrato da Salina, dove ho presentato un mio libro al Faro di Lingua, un luogo davvero magico.

In quei giorni mi sono ritrovato a fotografare da Salina Panarea e Stromboli con luci sempre diverse. Pur essendo sempre lì, alla stessa distanza, ogni giorno mi apparivano con colori, atmosfere e sfumature completamente differenti. È una mia modestissima riflessione, ma credo che il luogo della Sicilia dove la luce cambia più spesso e riesce ogni volta a sorprendermi siano proprio le Isole Eolie. Ed è anche il luogo che continua ad affascinarmi più di ogni altro».

La sfida dei prossimi anni sarà probabilmente proprio questa: trovare un equilibrio tra la comunicazione veloce dei social e la profondità dello sguardo fotografico. I due mondi non sono necessariamente in contrapposizione. Anzi, possono dialogare. Un’immagine pubblicata online può incuriosire e spingere qualcuno a conoscere davvero un luogo, mentre la fotografia d’autore continua a ricordarci che ogni paesaggio ha bisogno di essere osservato prima ancora che fotografato.

In fondo, la Sicilia cambia continuamente volto. Cambiano le stagioni, la luce, il mare, le città e perfino il modo in cui la guardiamo. Ogni fotografo aggiunge un tassello diverso a questo racconto collettivo, offrendo una prospettiva unica su un’isola che riesce ancora a sorprendere.

Allora è proprio questa la forza della fotografia: non mostrare semplicemente ciò che esiste, ma insegnarci a vedere ciò che, nella fretta di ogni giorno, rischiamo di non notare più.

Federica Dolce

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