«La nostra isola conta circa 1.600 chilometri di costa, un patrimonio immenso ma drammaticamente fragile: il Ciclone Harry ha solo messo a nudo una vulnerabilità che ignoriamo da troppo tempo». Con queste parole Giorgio Cecchini, vicepresidente dell’Ordine dei Geologi della Sicilia, fotografa una realtà che oggi, a sei mesi dal passaggio di uno degli eventi meteorologici più violenti degli ultimi anni, appare in tutta la sua criticità. Mentre il governo regionale accelera sui ristori e le associazioni di categoria temono il collasso economico, emerge una verità ineludibile: la gestione delle coste siciliane non può più limitarsi alla sola risposta emergenziale.
La fragilità geologica: un’isola senza monitoraggio
Secondo l’esperto, il problema principale che affligge il sistema costiero siciliano non è solo l’intensità degli eventi atmosferici, ma la totale mancanza di una cultura della prevenzione e della pianificazione territoriale. L’isola si trova oggi a gestire fenomeni dovuti ai cambiamenti climatici con risposte che il geologo definisce: «Frammentarie e non sempre efficaci. Gestire tutto in fase emergenziale è estremamente dispendioso dal punto di vista economico», spiega. Laddove sono stati realizzati interventi preventivi, come pennelli o sea walls e barriere frangiflutti (ad esempio in alcuni tratti del Ragusano), gli effetti distruttivi delle mareggiate sono stati sensibilmente attenuati. Tuttavia, gran parte del litorale siciliano rimane scoperto e impreparato di fronte alla furia degli elementi.
Le zone rosse: Messina e lo Jonio sotto scacco
Il lato Jonico e l’area del Messinese sono attualmente i tratti di costa più a rischio. Qui la geomorfologia del territorio, unita a una pressione antropica spesso incontrollata, rende ogni mareggiata un potenziale disastro. Non si tratta, però, di eventi isolati. Cecchini avverte che la Sicilia deve prepararsi a una “tropicalizzazione” del clima mediterraneo. Sebbene le ondate di calore estive non abbiano un impatto geologico diretto paragonabile allo scioglimento dei ghiacciai alpini, esse influenzano pesantemente la genesi di cicloni di tipo tropicale. Il calore accumulato dal mare diventa il carburante per fenomeni brevi ma di una violenza inaudita, capaci di generare un effetto domino devastante sul paesaggio costiero.
Cna Balneari: il rischio chiusura per mille imprese
Se la geologia lancia l’allarme, l’economia del mare risponde con un grido di disperazione. Secondo la Cna Balneari Sicilia, oltre mille imprese dell’isola rischiano oggi di chiudere i battenti. Il Ciclone Harry ha lasciato dietro di sé strutture portanti distrutte, arenili cancellati ed ecosistemi di servizio da ricostruire interamente. La preoccupazione principale riguarda l’orizzonte temporale degli investimenti necessari per la rinascita. Per ricostruire quanto perduto servirebbero tempi di ammortamento lunghi, stimati tra i dieci e i vent’anni, una durata che si scontra frontalmente con l’attuale scadenza delle concessioni demaniali, fissata al 30 settembre 2027 dal decreto “Salva Infrazioni”. «Nessun imprenditore può impegnare risorse proprie o indebitarsi senza la certezza di un futuro certo», dichiara l’associazione, che chiede a gran voce una proroga tecnica basata sulle trasformazioni geomorfologiche subite dai litorali. Di fatto, il Ciclone Harry ha reso i vecchi Piani di Utilizzo del Demanio Marittimo (PUDM) comunali superati e impraticabili, rendendo tecnicamente difficile bandire nuove gare prima di un aggiornamento cartografico e geologico.
La risposta della Regione: il “Piano Schifani” per i ristori
In questo clima di incertezza, il governo regionale guidato da Renato Schifani ha cercato di dare un segnale di rapidità amministrativa. In una recente riunione con i rappresentanti dei balneari e i vertici di Irfis, il Presidente ha assicurato che «nessuno rimarrà fuori dai ristori». I numeri dell’operazione sono imponenti: attraverso il Fondo Sicilia, sono state finora presentate cento istanze di ristoro per una richiesta complessiva di 18 milioni di euro. La procedura a sportello sta procedendo a ritmo serrato: 40 domande sono già state deliberate e contrattualizzate, altre 40 sono in fase di approvazione, mentre per le restanti 20 è attivo il soccorso istruttorio per integrare la documentazione mancante. Per snellire le procedure, Irfis procederà al rilascio di lettere di impegno per consentire il pagamento diretto ai fornitori delle attrezzature, come ombrelloni e lettini, evitando che i gestori debbano anticipare interamente le somme. Schifani ha inoltre promesso che, in caso di esaurimento del plafond attuale, la Regione interverrà con fondi propri per integrare la misura. Anche sul fronte burocratico della certificazione antimafia, si è fatta chiarezza: per contributi inferiori ai 150 mila euro non sarà necessaria l’acquisizione dell’informativa prefettizia, semplificando ulteriormente l’iter per le piccole imprese.
Verso una gestione sostenibile: monitoraggio e arretramento
Nonostante l’efficacia della gestione emergenziale, il vicepresidente dei geologi Sicilia, Cecchini, invita a non abbassare la guardia una volta spenti i riflettori delle cronache. La soluzione a lungo termine richiede il coraggio di scelte strategiche basate su tre parole chiave: monitoraggio, pianificazione e adattamento: «Dobbiamo imparare a convivere con una costa che è un elemento dinamico, non statico», spiega. Tra le proposte sul tavolo tecnico ci sono il recupero delle dune costiere, i ripascimenti compatibili e, dove la pressione antropica è stata troppo forte, l’arretramento della linea di costa. La natura, quando viene privata dei suoi spazi dalla cementificazione selvaggia, tende a riprenderseli tutti con violenza.
Mario Catalano
Leggi anche”Sicilia al bivio climatico: caldo estremo, siccità e coste a rischio”