Tra Sicilia e Sardegna, il Tyrrhenian Link è una sfida ingegneristica che sta prendendo forma, sotto il blu profondo del Canale di Sicilia, a una quota di 2.150 metri di profondità, tra le sfide ingegneristiche più ambiziose al mondo. Con già circa 480 chilometri di cavo sottomarino posati tra Fiumetorto, in provincia di Palermo, e Terra Mala, in Sardegna, l’isola si candida a diventare il fulcro della sicurezza elettrica nazionale, abilitando una capacità di trasporto di ben 1.000 MW. È questo il paradosso siciliano che emerge dal rapporto di Legambiente “Scacco Matto alle Rinnovabili 2026” presentato nei giorni scorsi nella Sala Capitò del Dipartimento di Ingegneria dell’Università degli Studi di Palermo, nell’ambito della V edizione della campagna Sicilia Carbon Free, dedicata all’efficienza energetica e allo sviluppo delle fonti rinnovabili. Al centro dell’incontro, i dati del report che evidenziano come ritardi autorizzativi, complessità normative e opposizioni territoriali continuino a rallentare la diffusione delle energie rinnovabili, mettendo a rischio il raggiungimento degli obiettivi di decarbonizzazione al 2030. Da un lato la Sicilia è protagonista di infrastrutture d’avanguardia necessarie al phase-out dal carbone, dall’altro è una delle terre dove la transizione energetica subisce i colpi più duri da parte di ostruzionismi locali e lentezze amministrative.
Un’isola sotto assedio burocratico: le 8 storie di blocco
Nonostante il potenziale naturale immenso, il cammino delle fonti pulite in Sicilia è costellato di stop. Il rapporto di Legambiente individua otto casi esemplari di progetti bloccati o rallentati negli ultimi anni, che spaziano dall’eolico offshore all’agrivoltaico, fino al biometano. Il caso più recente e simbolico riguarda l’agrivoltaico a Santa Ninfa e Gibellina (2025). Qui, nonostante l’assenza di vincoli formali insuperabili, il progetto è stato fermato per una presunta “incompatibilità” che suona più come un pregiudizio culturale che tecnico. Non va meglio sul fronte delle tecnologie a biomasse: i progetti di biometano a San Filippo del Mela e di biogas a Pozzallo, risalenti rispettivamente al 2022, restano incagliati nelle maglie autorizzative, privando il territorio di opportunità di economia circolare. Anche il fotovoltaico tradizionale subisce rallentamenti pesanti, come dimostra la situazione a Enna, mentre la grande sfida dell’eolico offshore appare ancora lontana dal traguardo. Si parla di progetti strategici alle Isole Egadi e di un ambizioso parco tra la Sicilia e la Tunisia, entrambi fermi dal 2022-2023. Questi ritardi non sono solo numeri su una mappa; rappresentano mancate occasioni di riduzione dei costi energetici per le imprese e le famiglie siciliane, che continuano a pagare il prezzo di un sistema energetico ancora troppo dipendente dalle fossili.
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Il ruolo delle istituzioni e la “lotteria” delle autorizzazioni
Il rapporto punta il dito contro due “colli di bottiglia” specifici che in Sicilia appaiono particolarmente critici: l’Assessorato regionale all’Energia e il rapporto conflittuale con le Soprintendenze. La ricerca di una collaborazione con gli enti preposti alla tutela del paesaggio si trasforma spesso in un muro contro muro, dove l’innovazione energetica viene percepita come un nemico della bellezza del territorio anziché come uno strumento per salvarlo dalla crisi climatica. A peggiorare il quadro c’è la congestione dei processi autorizzativi a livello nazionale che si riflette sull’isola. A gennaio 2026, risultano 1.781 progetti a fonti rinnovabili in attesa di valutazione in tutta Italia, con l’Istruttoria Tecnica della Commissione PNRR-PNIEC che gestisce quasi il 70% di queste pratiche. Spesso, anche quando la Commissione tecnica esprime parere favorevole, i progetti restano “ostaggio” del ministero della Cultura o della Presidenza del Consiglio, con attese che possono superare i dieci anni, come accaduto per progetti simili in altre regioni del Sud.
Una proposta per valorizzare il sole siciliano: i prezzi zonali
Tra le dodici proposte avanzate per sbloccare la situazione, una in particolare avrebbe un impatto immediato per la Sicilia: l’introduzione dei prezzi zonali dell’energia elettrica. Attualmente, il prezzo unico nazionale (PUN) non permette ai cittadini e alle cittadine dei territori che producono più energia rinnovabile di godere dei benefici economici diretti. Passare a prezzi legati alle aree geografiche premierà le zone con più impianti, trasformando la Sicilia da terra di “conquista energetica” a regione dove l’energia costa meno proprio perché prodotta dal sole e dal vento locali. Questo meccanismo, insieme allo scorporo del prezzo tra gas e rinnovabili, darebbe una risposta immediata sul valore reale della transizione nei territori.
La Sicilia nel contesto nazionale: il confronto con il “modello Lazio”
Guardando al resto del Paese, emerge un’Italia a due velocità. Se il 2025 ha visto un traguardo storico in Europa, con eolico e solare che hanno generato più elettricità delle fonti fossili, l’Italia fatica a mantenere il passo necessario per gli obiettivi al 2030. Il Paese ha installato 7,1 GW nell’ultimo anno, un dato in lieve flessione rispetto al 2024. Il confronto più impietoso per la Sicilia – e per molte altre regioni – è con il Lazio. Ad oggi, la regione guidata da Francesco Rocca, è l’unica regione italiana ad aver installato oltre la metà del proprio obiettivo al 2030, vantando un surplus di 1.315 MW rispetto ai target intermedi. Mentre la Sicilia resta impantanata in storie di “incompatibilità” e veti incrociati, il Lazio sta trainando la performance nazionale. Per raggiungere gli 80 GW previsti dal decreto Aree Idonee, l’Italia intera dovrà realizzare almeno 11 GW all’anno per i prossimi cinque anni; un obiettivo che resterà un miraggio se regioni con il potenziale della Sicilia non verranno messe in condizione di decidere in tempi certi e secondo criteri chiari. La transizione non è un’opzione, ma una necessità per l’indipendenza e la sicurezza del Paese; ed è ora che la Sicilia passi dalla difesa d’ufficio del passato alla guida della rivoluzione energetica del futuro.
Mario Catalano