Vocali aperte, una parola per mille significati, un tempo verbale per tutto: sì, il dialetto siciliano permette anche questo. Un dialetto simpatico e divertente, spesso protagonista assoluto nel linguaggio utilizzato al cinema e in tv.
Ci sono parole che vengono utilizzate e che assumono svariati significati. Si veda ad esempio il termine “tovaglia”. Tovaglia, asciugamano, telo da mare: ecco, per il siciliano sono troppe parole, quindi si ottimizza con una sola parola, tovaglia appunto, per indicare i diversi significati.
Poi c’è “uscire” o “scendere”. Il siciliano non ama sprecare le parole e invece di utilizzare frasi del tipo: “metto il pane in tavola” oppure “tiro fuori il prosciutto dal frigorifero”, vengono sostituite dal verbo uscire. Così la frase diventa: esco il prosciutto dal frigo, per esempio. Si tratta di espressioni che permettono di “risparmiare” fiato ed energie. I siciliani infatti non amano sprecare tempo e così sintetizzano, andando dritti al punto.
Se un siciliano ha un figlio che vive al nord, allora userà il verbo scendere al posto di “torna a casa” dirà “scende”. Con questa sola parola dà il senso della frase. Al contrario, per indicare il ritorno al nord, dirà: sale.
E questo vale per moltissimi altri verbi e parole.
Poi ci sono parole intraducibili in italiano, proprio quelle che ogni siciliano porta nel cuore. Una? La parola liscìa. “Io ho la liscìa” indica voglia di leggerezza, di gioire, voglia di scherzare.
E ancora, per il siciliano c’è un solo tempo verbale per indicare il passato: il passato remoto è utilizzato dal siciliano per ogni evento che si è svolto. Non importa se è avvenuto da molto tempo o pochi istanti fa. Il futuro? Per un siciliano non esiste, va sostituito col presente. Quindi una frase del tipo: “Partirai domani per il tuo viaggio?” si trasforma in ““Stai partendo domani per il tuo viaggio?”.
Serena Marotta
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