Sicily Fashion Week 2026: Luca Lo Bosco racconta la nuova frontiera della moda siciliana tra talento, artigianato e identità culturale

L'evento torna a Palermo con una selezione più rigorosa, giovani designer, buyer internazionali e una forte valorizzazione del Made in Sicily. Ne parla il direttore artistico Luca Lo Bosco in un'intervista a L'altroparlante

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Sicily Fashion week
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La Sicilia non è soltanto mare, arte e gastronomia. Sempre più spesso è anche moda, creatività e manifattura d’eccellenza. Lo dimostra la terza edizione della Sicily Fashion Week, presentata alla conferenza stampa di ieri 22 Giugno, promossa dalla Confartigianato Imprese Sicilia. La nuova edizione sarà in programma a Palermo dal 26 al 28 giugno 2026 e rappresenta un appuntamento che negli anni si è trasformato in una vetrina sempre più autorevole per stilisti, artigiani, operatori del settore e imprese dell’isola.

Il Programma della Sicily Fashion Week ben articolato, inizia oggi con il Contest “Giovani Talenti” alle ore 16:00 alla Rinascente di Palermo in Via Roma. Questo sarà un appuntamento dedicato ai nuovi talenti, ai designer emergenti e ai giovani professionisti, che si affacciano al mondo della moda e che con la loro creatività e giovane visione proporranno le loro idee.

A seguire il 26 Giugno ci sarà il Fashion Show a Villa Alliata Cardillo,  un evento su invito a cui seguirà un after party. Una serata dedicata esclusivamente alla moda siciliana, durante la quale verranno presentate le collezioni di aziende e designer della moda in Sicilia.

Il 27 Giugno presso la Sala Belvedere è prevista la Sessione B2B, dedicata all’incontro tra buyer, imprese e professionisti della moda. Questa sessione nasce dall’intenzione di promuovere nuove opportunità commerciali, favorire nuove e produttive relazioni internazionali e promuovere percorsi di crescita per le aziende produttrici della moda siciliana.

In conclusione il 28 Giugno Experience Tour Palermo, sarà una vera e propria scoperta della città di Palermo, percorrendo i luoghi più significativi della cultura, delle tradizioni e dell’identità della Sicilia e del mediterraneo. Questo tour chiudere il Programma della Sicily Faschion Week 2026, raccontando non solo la moda ma anche l’identità ed il territorio siciliano. A raccontare novità, obiettivi e prospettive della manifestazione è il direttore artistico Luca Lo Bosco, che sottolinea come l’evento stia compiendo un ulteriore salto di qualità, rafforzando il proprio ruolo di ponte tra tradizione artigianale, innovazione e mercati internazionali, con nuove sfide e nuovi obiettivi per gli imprenditori, artigiani, e professionisti della moda siciliana.

La Sicily Fashion Week è arrivata alla sua terza edizione. Qual è la novità più importante del 2026 e cosa troveranno il pubblico e gli addetti ai lavori che non hanno visto nelle edizioni precedenti?

«La novità principale è che questa manifestazione continua a crescere e a diventare sempre più interessante. Già dalla selezione delle aziende abbiamo fatto un importante salto di qualità. Quest’anno abbiamo richiesto un lookbook professionale, elemento che è stato valutato attentamente durante la selezione. Non è un dettaglio scontato, perché per un’azienda artigiana realizzare un lookbook significa investire tempo, competenze, fotografi, modelle, grafici e risorse economiche. Le aziende scelte per questo evento si sono presentate con materiali di altissimo livello e questo ci permette in questa terza edizione di alzare ulteriormente la qualità della manifestazione e di presentarci davanti ai buyer in maniera ancor più professionale».

La ricerca dell’eccellenza diventa, dunque, uno degli elementi distintivi dell’edizione 2026, che punta a consolidare la credibilità del comparto moda siciliano anche fuori dai confini regionali.

Quest’anno il programma sembra puntare con particolare attenzione sui giovani talenti. Quali sono i progetti e le realtà che meritano maggiore attenzione?

«Il contest dedicato ai giovani è sempre stato uno degli elementi più importanti della Sicily Fashion Week. Se da una parte selezioniamo aziende già strutturate dal punto di vista stilistico e commerciale, dall’altra vogliamo offrire ai ragazzi delle scuole una concreta opportunità di crescita. Partecipano i giovani designer dell’Ente di Formazione Endo- Fap Don Orione, dell’Accademia di Belle Arti di Palermo, della Fashion School di Nicole Iannello, del Liceo Regionale Esposito di Santo Stefano di Camastra e del progetto formativo Botteghe Scuola di Confartigianato Palermo, finanziato dal Comune di Palermo. I vincitori del contest avranno la possibilità di sfilare sulla passerella professionale della Sicily Fashion Week. È un’occasione straordinaria perché permette a un giovane stilista di passare direttamente dalla scuola a un contesto professionale, ottenendo in tal modo una visibilità importante anche davanti ai buyer internazionali».

Una filosofia che conferma la volontà dell’evento di investire sulle nuove generazioni e sul futuro della creatività siciliana.

Negli ultimi anni la moda siciliana ha conquistato una visibilità sempre maggiore fuori dall’isola. La Sicily Fashion Week riesce concretamente a trasformarsi in un’opportunità di lavoro, networking e crescita?

«Assolutamente sì. Stiamo vivendo un periodo molto complesso per il settore moda a livello internazionale. Le crisi economiche e le tensioni geopolitiche hanno inevitabilmente avuto conseguenze anche su questo comparto. Proprio per questo oggi si guarda con maggiore attenzione all’artigianato, alla produzione manuale e alla qualità del manufatto. La Sicilia possiede queste caratteristiche e può trasformarle in una risorsa competitiva. Non a caso la Sicily Fashion Week ospita buyer internazionali che vengono qui in Sicilia proprio per scoprire e apprezzare questa nostra autenticità».

Palermo ospiterà anche quest’anno la manifestazione. In che modo la città entra nel racconto della Sicily Fashion Week?

«La Sicily Fashion Week è nata a Palermo e continua ad avere qui il proprio centro organizzativo grazie a Confartigianato Sicilia. Per questa terza edizione abbiamo scelto Villa Lampedusa Li Vigni Cardillo. Dopo Villa Tasca e lo Stand Florio, volevamo una location capace di accogliere un pubblico ancora più numeroso. Il grande giardino della villa ci consentirà di ospitare circa mille persone e di realizzare uno spettacolo all’altezza della crescita che la manifestazione sta vivendo. Non escludo che in futuro la Fashion Week possa diventare itinerante e coinvolgere altre città dell’isola».

Milano resta il principale punto di riferimento della moda italiana. Cosa manca ancora alla Sicilia per diventare una destinazione fashion riconosciuta a livello internazionale?

«Secondo me alla Sicilia non manca nulla. Non ha senso fare paragoni con Milano perché parliamo di realtà completamente diverse dal punto di vista geografico, economico e produttivo. Noi non vogliamo imitare Milano. Vogliamo invece rafforzare sempre di più il nostro Made in Sicily. Esiste già un progetto presentato alla Regione per valorizzare e identificare i prodotti realizzati nell’isola attraverso un marchio specifico. Questo potrebbe rappresentare uno strumento importante per dare ancora più forza alla nostra identità».

La strada indicata da Lo Bosco è quella di una moda capace di valorizzare la propria unicità, trasformando la cultura siciliana in un elemento distintivo e competitivo.

Se dovesse descrivere la moda siciliana del 2026 con tre parole, quali sceglieresti? E quale messaggio vuoi lanciare a buyer e investitori?

«Mi auguro che chi guarda alla Sicilia lo faccia non soltanto dal punto di vista turistico, ma anche culturale. La nostra moda nasce da una storia straordinaria fatta di contaminazioni e incontri tra popoli diversi. Questa ricchezza rende la Sicilia unica. Se penso alla moda siciliana del 2026 la definisco autentica, territoriale e di carattere. Sono queste le qualità che possono renderla sempre più interessante agli occhi di buyer, operatori e investitori internazionali».

È proprio questa la sfida più affascinante della Sicily Fashion Week: dimostrare che la moda può diventare uno dei linguaggi attraverso cui raccontare la complessa e ricca identità culturale della Sicilia contemporanea. Un’isola che continua a trasformare la propria storia millenaria in creatività, innovazione, crescita e concrete opportunità di sviluppo.

Federica Dolce