Sotto il cielo di Siracusa: Arpa e il fiato corto del polo petrolchimico

Dopo le ripetute segnalazioni di molestie odorigene che hanno infiammato la prima metà di giugno 2026, l'Arpa Sicilia ha rotto gli indugi, trasformando l'Area ad elevato rischio di crisi ambientale

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L’aria si fa pesante, un odore acre e pungente si insinua nelle case di Priolo, Augusta e Melilli, svegliando i cittadini e le cittadine nel cuore della notte o rovinando il tramonto sul litorale. Non è una suggestione collettiva, ma una realtà certificata dai numeri: il solo campione prelevato a Priolo lo scorso 5 giugno ha registrato un valore di 72.9 ± 59.9 UO/m³ (unità odorimetriche), un dato che ha dato il via a una delle operazioni di controllo ambientale più intense degli ultimi anni. Dopo le ripetute segnalazioni di molestie odorigene che hanno infiammato la prima metà di giugno 2026, l’Arpa Sicilia ha rotto gli indugi, trasformando l’Area ad elevato rischio di crisi ambientale (Aerca) di Siracusa in un laboratorio a cielo aperto per un monitoraggio senza sosta che non ha risparmiato né il giorno né la notte.

Una mobilitazione senza precedenti

La risposta dell’Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente è stata massiccia. Sotto il coordinamento della Uos Ap e Aerca di Siracusa, i tecnici hanno attivato una serie di procedure d’urgenza a partire dal 5 giugno, proseguendo ininterrottamente fino al 17. Non si è trattato solo di semplici sopralluoghi, ma di una vera e propria attività ispettiva integrata che ha visto la partecipazione della prefettura, della Protezione civile, delle polizie municipali e della Capitaneria di porto. L’obiettivo era chiaro: incrociare le lamentele dei cittadini e delle cittadine, le condizioni meteorologiche e i dati tecnici per stanare le fonti dei miasmi. Il cuore tecnologico di questa operazione è stato il sistema Nose, una webapp che permette ai cittadini e alle cittadine di segnalare in tempo reale le puzze sospette. Quando la soglia delle segnalazioni è stata superata, come accaduto il 13 e 15 giugno, sono scattati automaticamente i campionatori Odorprep, dispositivi all’avanguardia in grado di “catturare” l’aria nel momento esatto della crisi per sottoporla ad analisi chimiche. In altri casi, data la persistenza anomala dei fenomeni, i tecnici hanno preferito attivare i macchinari da remoto o procedere con prelievi manuali tramite i cosiddetti “canister” lungo assi strategici come la SS 114, dove l’odore di idrocarburi era diventato insostenibile.

Il diario della crisi: dai fumi alle chiazze in mare

Cronologicamente, il calendario degli interventi racconta una zona industriale in fibrillazione. Il 10 giugno, la Polizia ,unicipale di Priolo ha allertato l’Arpa in serata: i tecnici, intervenuti in regime di pronta disponibilità, hanno dovuto spingersi nelle zone Bondifè e Palaenichem per prelevare campioni d’aria impregnati di idrocarburi. Nello stesso giorno, uno stabilimento ha comunicato un evento imprevisto: due attivazioni della torcia che hanno bruciato idrogeno e idrocarburi leggeri, un fenomeno che l’azienda ha liquidato come “procedura routinaria”, ma che l’Arpa ha deciso di approfondire richiedendo relazioni dettagliate e grafici del trend delle emissioni. La tensione è salita ulteriormente il 14 giugno. Mentre i tecnici erano ancora impegnati a gestire la cattiva qualità dell’aria, è arrivata una chiamata d’emergenza dal sindaco di Priolo e dalla Capitaneria di porto di Augusta: uno sversamento a mare presso l’Isola Magnisi. A bordo di un mezzo nautico della Guardia costiera, l’Arpa ha campionato una chiazza oleosa di probabile matrice idrocarburica, mentre venivano attivate le procedure anti-inquinamento. Il mare non è stato l’unico fronte; il monitoraggio è tornato a terra il giorno successivo, quando un alert massiccio del sistema Nose ha costretto l’Agenzia a dirottare due squadre tecniche da altre ispezioni per coprire il quadrante tra Augusta e Priolo. Qui, i controlli si sono concentrati su un serbatoio in fase di bonifica e su un impianto che, pur essendo fermo per le attività produttive, continuava a gestire aree di stoccaggio.

I nodi del controllo e la burocrazia ambientale

Un aspetto cruciale emerso da questa emergenza riguarda la complessità normativa. Gran parte dei grandi impianti del polo siracusano operano sotto Autorizzazione integrata ambientale (Aia) di valenza nazionale. Questo significa che il controllo principale spetta all’Ispra, l’organo tecnico del ministero dell’Ambiente e della sicurezza energetica. L’Arpa Sicilia, pur essendo il braccio operativo sul territorio, agisce spesso in supporto tecnico o tramite specifiche convenzioni, una filiera di controllo che deve essere oliata perfettamente per rispondere tempestivamente alle crisi. L’ultima tappa di questa fase intensiva si è consumata il 17 giugno, con un sopralluogo presso un impianto di depurazione. I tecnici hanno richiesto i dati analitici delle acque reflue industriali in ingresso, coprendo un arco temporale da aprile a giugno 2026, per verificare se le sostanze trattate possano avere un collegamento con i cattivi odori o con gli sversamenti marini.

Numeri e prospettive

Ma cosa significa, in termini scientifici, una “molestia odorigena”? La normativa siciliana, partendo da un’ordinanza del 2002, ha fissato come valore di riferimento 300 uoE/m³ per gli impianti di compostaggio, seguendo standard europei (UNI EN 13725). Sebbene il valore di 72.9 rilevato a Priolo sembri lontano da quel tetto massimo, la percezione umana dell’odore dipende dal numero di diluizioni necessarie perché questo sia avvertito dal 50% della popolazione. Il fatto che i campionatori si siano attivati più volte per segnalazioni popolari indica che la soglia di tolleranza sociale è stata ampiamente superata. In attesa dei risultati definitivi delle analisi chimiche sui campioni prelevati, l’Arpa Sicilia ha assicurato che ogni dato sarà reso pubblico. Sulla base di questi esiti, verranno adottate determinazioni che potrebbero andare dalle sanzioni alle comunicazioni alle autorità giudiziarie, fino a richieste di ulteriori approfondimenti tecnici per i gestori degli impianti. Per ora, tra Priolo e Augusta resta l’attesa di chi vuole tornare a respirare aria pulita, mentre i tecnici continuano a passare al setaccio i dati delle torce e i registri dei pontili, consapevoli che la tutela dell’ambiente in quest’area non può concedersi pause.

Mario Catalano