La parola d’ordine è sostenibilità. Perchè città del futuro dovranno essere più resilienti, inclusive e capaci di rispondere agli effetti della crisi climatica attraverso modelli di sviluppo sostenibile. È questo il tema al centro del Forum degli Stakeholder 2026 – “Sistemi urbani complessi e sostenibilità: il ruolo dei principi DNSH nelle trasformazioni delle aree urbane”, promosso dal Centro di Sostenibilità e Transizione Ecologica (CSTE) dell’Università degli Studi di Palermo e ospitato nella Sala Magna dello Steri.
L’iniziativa ha riunito ricercatori, istituzioni, imprese e rappresentanti del territorio per confrontarsi sulle strategie necessarie ad accompagnare la trasformazione delle aree urbane secondo i principi della sostenibilità e del DNSH (Do No Significant Harm), il criterio europeo che impone di non arrecare danni significativi all’ambiente nella realizzazione di interventi e politiche pubbliche.
Il ruolo dell’Università nella transizione ecologica
«Le sfide della sostenibilità richiedono oggi una capacità sempre maggiore di integrare competenze scientifiche, visione strategica e partecipazione degli attori del territorio – ha sottolineato il rettore dell’Università di Palermo, Massimo Midiri -. L’Università è chiamata a svolgere un ruolo centrale nella costruzione di percorsi condivisi di innovazione e sviluppo sostenibile, contribuendo alla definizione di modelli urbani più resilienti, inclusivi e attenti alla qualità della vita delle comunità».
Il direttore del Centro di Sostenibilità e Transizione Ecologica, Maurizio Cellura, ha spiegato come il principio DNSH rappresenti oggi una bussola per governare la complessità delle trasformazioni urbane. «Stiamo assistendo a cambiamenti climatici sempre più evidenti e a un’emergenza che impone di ripensare profondamente le nostre città – ha affermato -. Dobbiamo essere capaci di mitigare gli effetti del cambiamento climatico riducendo le emissioni di gas climalteranti, ma anche di adattarci attraverso nuovi modelli economici e sociali, come l’economia circolare, le soluzioni basate sulla natura e la tutela della biodiversità».
Un laboratorio di idee tra ricerca e territorio
Secondo Cellura, proprio la complessità delle città rende indispensabile un approccio integrato. Il Forum degli Stakeholder, costituito circa quattro anni fa, nasce infatti per mettere attorno allo stesso tavolo tutti i portatori di interesse della sostenibilità e favorire un confronto continuo tra mondo della ricerca e realtà operative. La giornata ha previsto anche attività partecipative dedicate alla co-creazione e alla future literacy, un metodo che invita a immaginare gli scenari futuri per orientare le decisioni del presente.
Tra gli esempi illustrati nel corso dei lavori figurano i distretti a energia netta positiva, quartieri costituiti da edifici capaci di produrre più energia di quella che consumano e gestiti secondo criteri che privilegiano il riuso delle risorse, la manutenzione, la durabilità degli interventi e i principi dell’economia circolare. Esperienze che, secondo il direttore del CSTE, possono diventare modelli replicabili in altri contesti urbani.
Economia circolare e città sostenibili
Il tema dell’economia circolare è stato approfondito anche da Daniele Ronsivalle, professore associato di Urbanistica del Dipartimento di Architettura dell’Università di Palermo e referente dell’Obiettivo di sviluppo sostenibile 11 dell’Agenda ONU, dedicato a città e comunità sostenibili. «L’economia circolare è un tema estremamente complesso perché coinvolge la città in tutte le sue dimensioni – ha spiegato Ronsivalle – Anche l’Unione Europea considera strategico questo approccio, tanto da finanziare attraverso la Driving Urban Transition Partnership progetti che integrano la circolarità dell’economia con il rafforzamento degli ecosistemi urbani. Ma non bisogna dimenticare che la natura in città vive grazie a un sistema socio-spaziale capace di sostenerla e alimentarla».
Sonia Sabatino