Sperlinga è un tesoro custodito nella parte interna della Sicilia, che si trova a metà strada tra i Monti Nebrodi e le vette delle Madonie. Il Borgo è scavato nella roccia e presenta, oltre al maestoso castello, le tipiche case-grotta. Un luogo che conserva il suo fascino e ci fa viaggiare nel tempo proprio per il suo antico dialetto gallo-italico. È qui che gli anziani del paese conservano questo idioma, un’eredità che risale all’epoca normanna. Infatti i sovrani normanni allo scopo di contrastare l’influenza arabo-bizantina, favorirono insediamenti di popolazioni provenienti dal Nord Italia, cioè dal Piemonte, dalla Lombardia e dall’Emilia.
Il castello resta l’attrattiva principale della zona. La particolarità di questo castello di Sperlinga è che è stato scavato all’interno della montagna rappresenta un esempio di architettura rupestre di importanza internazionale. Per accedere alla roccaforte, dove un tempo esisteva il ponte levatoio in legno proprio per difendere l’ingresso, oggi si accede attraverso la scalinata costruita in muratura.
Oltrepassato l’ingresso, attraverso un arco a sesto acuto in stile normanno, ci si trova dentro un labirinto di ambienti sotterranei e aerei, dove si susseguono stanze realizzate nella pietra viva: qui, un tempo si trovavano le scuderie, le prigioni, la forgia per lavorare i metalli e pure una cappella antica probabilmente di origini bizantine. E poi, all’interno della rupe si trova una sala circolare adornata da dodici nicchie parietali, che fungeva un tempo da orologio solare. E ancora, raggiungendo la sommità del castello, si arriva – attraverso dei faticosissimi gradini – alla torre di avvistamento. Qui lo spettacolo del paesaggio lascia senza fiato.
Ma è sull’arco che una frase misteriosa in latino lascia ai visitatori un interrogativo. Si legge: “Quod Siculis placuit, sola Sperlinga negavit” (ciò che piacque ai Siciliani, solo Sperlinga lo negò). Per comprenderne il significato è necessario tornare indietro all’anno 1282, ovvero all’anno della sanguinosa rivolta dei Vespri Siciliani. È in questo periodo che la popolazione dell’isola si ribellò contro la dominazione francese degli Angioini. In quasi tutte le città gli angioini venivano uccisi, ad eccezione di Sperlinga, “isolata” dal resto della Sicilia, dove trovò rifugio tra le mura del castello una guarnigione angioina capeggiata da Pietro de Lamanno. Qui riuscirono a sopravvivere per tredici mesi prima di salvarsi e spostarsi in Calabria. Da qui la frase fatta incidere sulla pietra solo alla fine del XVI secolo dal principe Giovanni Forti Natoli che prese possesso del feudo e volle con questa frase ricordare e tramandare ai posteri questo episodio.
Ma il castello non è l’unica bellezza conservata a Sperlinga, dove si possono ammirare circa cinquanta grotte artificiali. Queste case-grotta sono praticamente sospese nel vuoto e qui si respira la pace.
Il viaggio tra le bellezze di Sperlinga non può esaurirsi alle case-grotta ma c’è da visitare anche il Museo Etnoantropologico e le tante chiese: la chiesa Madre di San Giovanni Battista, della Madonna della Mercede e la chiesa di Sant’Anna (o del Convento).
Serena Marotta
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