Giornata contro lo spreco alimentare: una sfida urgente per l’Agenda 2030

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Per sensibilizzare la popolazione verso questa importante tematica, nel 2014 è stata istituita la “Giornata nazionale di prevenzione dello spreco alimentare” che si celebra in Italia ogni anno il 5 febbraio

Nonostante il progresso scientifico e tecnologico ci permetta di produrre una quantità dicibo utile a sfamare l’intera popolazione mondiale,secondo “Azione contro la Fame” nel 2025 sarebbero state733 milioni le persone che hanno sofferto la fame. Le cause della fame globale sono complesse e molteplici, ma possiamo senza dubbio identificare tra questei conflitti armati, le diseguaglianze economiche e di genere,icambiamenti climatici elemigrazioni forzate.Ma c’è anche un’altra causa e su questa ognuno di noi può intervenire:lo spreco alimentare.

La Giornata nazionale di prevenzione dello spreco alimentare

Proprio persensibilizzare la popolazione verso questa importante tematica,nel 2014è stata istituita la“Giornata nazionale di prevenzione dello spreco alimentare”chesi celebrain Italia ogni annoil 5 febbraio.L‘iniziativa,che quest’anno è giunta alla 13ª edizione,è nata dallacampagna “Spreco Zero”,si collegaagli obiettivi di sostenibilità dell’Agenda ONU 2030.In questo contesto si vuole sottolinearel’importanza diorganizzare meglio la dispensa, recuperare gli avanzi e conoscere la corretta conservazione degli alimentiper ridurre lo spreco, che pesa notevolmente sulle famiglie italiane,circa 4,5 milioni di tonnellate all’anno. 

Questo evento è stato ideato dall’economista Andrea Segrè e promosso per iniziativa di “Last Minute Market” in collaborazione conil Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica,con il patrocinio di istituzioni internazionali e RAI per il Sociale. «Trasformazioni strutturali e durature dei nostri comportamenti sono quelle richieste oggi a tutti noispiega Andrea Segrè,fondatore della “Giornata nazionale di prevenzione dello spreco” e direttore scientifico dell’Osservatorio Waste Watcher -.Quindi unpercorso concreto verso la riduzione del 50%dello spreco alimentare entro il 2030, e una rinnovata consapevolezza della responsabilità di ciascuno edell’interconnessione globale».

Agenda 2030

Mancano ormai soltanto quattro anni al 2030 e le verifiche sugli obiettivi dell’Agenda delle Nazioni Unite si fanno stringenti. La sfida del 2026 sarà rafforzare questa tendenza, perché il traguardo del 2030 non resti un auspicio,ma diventi un risultato condiviso. Un anno fa la stima eseguita sulla base del Rapporto 2025 dell’Osservatorio Waste Watcher International fissava in369,7 grammi settimanali lo spreco settimanale pro capiteal quale dobbiamo tendere per centrare nel 2030 l’Obiettivo 12.3 dell’Agenda di sostenibilità, ovvero il 50% dei 737,4 grammi registrati al momento dell’adozione dell’Agenda 2030. Quest’anno potremo verificare i nostri progressi anche grazie alla nascita di nuovi strumenti informatici. Non si tratta solo di numeri, ma diuna visione del futuro strettamente legata all’attuale modello di sviluppo, considerato inadeguato ad abitare il pianeta nel terzo millennio». 

Lo Sprecometro

Per millenni l’umanità ha vissuto sotto il segno della scarsità, infatti fino alla metà del Novecento la fame era una condizione ricorrente. Il dopoguerra ha decretatola fine della fame diffusa e l’inizio di una nuova era economicae simbolica. La fine della fame ha coinciso, dunque,con l’inizio dello spreco. Ciò che per secoli ha scandito i ritmi naturali è diventato un fluire continuo di disponibilità di alimenti. Oggi nelle cucine c’è meno tempo, meno spazio e anche meno attenzione. Tutto ciò si traduce inminore cura del cibo, poca gestione della materia prima e disattenzione nella gestione degli avanzi.

Per aiutare i cittadini nell’amministrazione quotidiana del cibo è statolanciato lo “Sprecometro”, un’applicazione gratuitasviluppata dall’Osservatorio Waste Watcher International con l’Università di Bologna. L’app è stata ideata permisurare e ridurre lo spreco alimentare domesticoe non solo, infatti, serve a quantificare in grammi il cibo buttato, calcolando l’impatto economico e ambientale (impronta idrica e carbonica). In questo modo si vuole quindi educare a una gestione più sostenibile degli alimenti.Lo “Sprecometro” permette infatti di tenere un diariodello spreco, valutare i progressi nel tempo e ottenere unprofilo utente (da “Sprecone” a “Parsimonioso”). Inoltre,propone video, schede e quiz per insegnare aridurre lo spreco, suggerendo pure diete più sane.

Sonia Sabatino 

 

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