Santina Renda non è soltanto la storia di una bambina scomparsa. È anche la storia di una famiglia costretta a convivere con un’assenza che dura da oltre trentasei anni senza sapere che fine abbia fatto quella bambina che all’epoca aveva sei anni. Che cosa accadde realmente a Santina Renda il 23 marzo 1990? Si sa di lei che era una bambina di sei anni, con i capelli e gli occhi castani, e che quel pomeriggio si trovava nel quartiere CEP, a Palermo, dove viveva con la sua famiglia. Stava giocando all’aperto insieme alla sorella Francesca, più piccola di lei e con altri bambini. Poi, in pochi minuti, Santina scomparve.
Da quel momento la sua vita sembra interrompersi nel punto esatto in cui cominciò la sua assenza. Nessuna traccia di lei. Trentasei anni dopo, Santina è ancora una bambina scomparsa: non c’è un corpo, non c’è una ricostruzione definitiva degli ultimi istanti della sua vita e non c’è una verità giudiziaria sulla sua sorte.
La testimonianza di Francesca
La ricostruzione di quelle ore rimase legata soprattutto al racconto della sorella Francesca. Nel corso degli anni, la bambina raccontò di aver visto Santina avvicinarsi a una station wagon bianca. Secondo la testimonianza, nell’auto si trovava un uomo con la barba e gli occhiali da sole, che avrebbe offerto una caramella alla sorella Santina. Dalla testimonianza venne ricavato anche un identikit. Ma quell’immagine non portò all’identificazione definitiva dell’uomo. A distanza di decenni, l’ipotesi della station wagon e la figura dell’uomo descritto dalla sorella continuano a far parte della ricostruzione del caso, senza però costituire una risposta giudiziariamente accertata.
Negli anni si susseguirono piste diverse, testimonianze e ipotesi. Una, relativa a Vincenzo Campanella, un giovane del quartiere. Campanella arrivò a dichiarare di essere responsabile della morte di Santina e fornì una propria versione dei fatti. Secondo il racconto inizialmente reso, la bambina sarebbe caduta da un motorino e il suo corpo sarebbe stato successivamente fatto sparire. Ma quella confessione non si trasformò in una verità processuale sulla scomparsa di Santina. Campanella ritrattò e il suo racconto presentava elementi contraddittori. La sua figura rimase comunque legata al caso anche per un’altra tragica vicenda. Nel 1992, due anni dopo la scomparsa di Santina, Campanella venne riconosciuto responsabile dell’omicidio di Maurizio Nunzio Renda, cugino di Santina, e fu condannato a 29 anni di carcere. Tuttavia non fu accertata una sua responsabilità nella scomparsa di Santina. Sono due vicende distinte.
Una nuova indagine nel 2025
Per molto tempo il caso sembrò appartenere a una di quelle storie che rimangono negli archivi. Poi, nel 2025, qualcosa si è mosso nuovamente. La Procura di Palermo è tornata a occuparsi della scomparsa di Santina. Il 30 marzo 2025 il TGR Sicilia riferì delle nuove indagini e dell’appello della famiglia, mentre la sorella Francesca continuò a chiedere che eventuali persone in possesso di informazioni si facessero avanti. La riapertura dell’attenzione investigativa portò di nuovo l’attenzione sul caso di Santina ma soprattutto riaprì una speranza: quella di poter finalmente capire che cosa accadde quel pomeriggio di marzo. La nuova stagione investigativa, però, non portò alla soluzione del caso e nel luglio 2026 è arrivata la notizia dell’archiviazione della nuova indagine. Chi l’ha visto? ha riferito il 17 luglio che la Procura aveva chiesto l’archiviazione e che il legale della famiglia, l’avvocato Luigi Ferrandino, si era opposto alla richiesta.
Dunque ancora oggi ci si interroga su questa domanda: Che cosa accadde realmente a Santina Renda quel pomeriggio del 23 marzo 1990? La risposta non è arrivata con le prime ricerche. Non è arrivata con le diverse piste investigative. Non è arrivata con la confessione poi ritrattata. Non è arrivata con il ritorno dell’inchiesta nel 2025. Adesso, prima di archiviare, si farà un ultimo tentativo e sarà riascoltato l’uomo che si autoaccusò del rapimento, che soffre di disturbi psichiatrici. Ma allora non furono trovati riscontri: aveva appunto ritrattato. Santina intanto continua a vivere nella memoria collettiva come una delle bambine italiane di cui si è persa ogni traccia. Una bambina che aveva solo sei anni.
Serena Marotta