Tra le pieghe del bagaglio: storie di frontiera all’ombra dei voli internazionali (video)

L'altroparlante al fianco della Guardia di Finanza e dell'Agenzia delle Dogane e dei Monopoli presso l'eroporto "Falcone e Borsellino" di Palermo

Text with image

Each element can be added and moved around within any page effortlessly. All the features you need are just one click away.

Reading Time: 3 minutes

Leggi la prima parte “In prima linea al Falcone-Borsellino: il dietro le quinte della sicurezza aeroportuale”

All’ombra dei voli internazionali, il sole sorge pigro sulle piste dell’aeroporto “Falcone e Borsellino” di Palermo, ma dentro l’area arrivi internazionali l’aria è già carica di un’elettricità invisibile. Non è solo il brusio dei viaggiatori o il rotolare stanco dei trolley sul pavimento lucido. È la tensione silenziosa di chi osserva, pesa e valuta. Qui, in questo lembo di terra siciliana che funge da porta girevole per il mondo, la giornata degli uomini e delle donne della Guardia di Finanza e dei funzionari dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli non è fatta solo di timbri e scartoffie, ma di sguardi che si incrociano e segreti nascosti in un doppiofondo.

Il sesto senso e l’ombra dei “muli”

Il primo segnale non arriva quasi mai dai documenti, ma dalla psicologia. «Ciò che suscita sospetto è l’atteggiamento», spiegano gli operatori mentre osservano la folla. Un tic nervoso, un’esitazione nel rispondere a una domanda banale, un sudore improvviso nonostante l’aria condizionata. È qui che scatta l’investigazione. Si controllano i biglietti: «Quando è stata fatta la prenotazione?». Spesso, chi trasporta stupefacenti all’interno del proprio corpo – i cosiddetti bodypackers – acquista il volo a ridosso della partenza e ha già un biglietto di ritorno programmato per pochi giorni dopo. Questi viaggiatori, spesso definiti “muli”, sono pedine di organizzazioni criminali che gestiscono i flussi della droga. Viaggiano leggeri: uno zainetto o un bagaglio a mano. Un bagaglio da stiva troppo ingombrante per un viaggio di soli due giorni, paradossalmente, è il primo campanello d’allarme che attira i controlli. Poi c’è il fiuto dei cani antidroga: un abbaio o una segnalazione silenziosa possono cambiare il destino di un controllo, portando gli agenti ad andare “più a fondo”.

La vetrina delle illusioni: il mercato del falso

Mentre i passeggeri sfilano, l’attenzione si sposta sulle rotte dell’Asia. Istanbul è lo snodo principale per chi arriva a Palermo carico di contraffazione. Nelle sale dell’aeroporto, alcune vetrine espositive mostrano prodotti sequestrati per sensibilizzare il pubblico: sono moniti silenziosi contro un mercato che in paesi come Turchia, Egitto o Thailandia viene alimentato nei mercati locali. Non si tratta solo di estetica, ma di un reato punito severamente dalla legislazione italiana. Dalle scarpe New Balance e Nike alle borse di lusso di Louis Vuitton, Gucci e Armani, fino al fiorente “sottomercato” degli orologi di prestigio. Chi viene colto con questi prodotti rischia sanzioni amministrative pesanti, che vanno dai 300 ai 7mila euro. Se il quantitativo suggerisce una finalità di rivendita, scatta inevitabilmente il procedimento penale. «Una volta sequestrati, i capi vengono distrutti o, in casi particolari e previa rimozione del marchio, devoluti a fini benefici», spiega Lucio Pellerito, responsabile distaccamento locale UADM Sicilia 1 – Aeroporto Palermo. Il magazzino dell’aeroporto è un archivio del falso che ogni mese trabocca al punto da dover essere svuotato e trasferito nel deposito centrale di Palermo per l’eccessivo volume di merce.

Salute in valigia: farmaci pericolosi e cosmetici tossici

Oltre alla moda contraffatta, c’è un’altra zona d’ombra: quella dei farmaci e dei cosmetici. Sugli scaffali dei sequestri mensili si trovano antibiotici e antinfiammatori provenienti soprattutto dal Nord Africa, dalla Nigeria e dal Ghana. Non sono medicinali per uso personale – l’unico consentito in quantità limitate dalla normativa – ma stock destinati alla rivendita illegale all’interno delle comunità ghanesi o nigeriane. Il rischio per la salute è altissimo. Molti cosmetici sequestrati contengono idrochinone, un principio attivo cancerogeno vietato in importazione. In questo campo, la sinergia istituzionale è vitale: la Guardia di finanza e la Dogana collaborano costantemente con l’Usmaf (Ufficio di sanità marittima, aerea e di frontiera), che interviene per periziare i prodotti e stabilire se possano essere immessi nel territorio o se debbano essere distrutti immediatamente. «Tra i ritrovamenti più delicati, figurano persino farmaci per infezioni vaginali legati a contesti di vulnerabilità estrema, aggiunge Lucio Pellerito.

Il muro del tabacco e la “stecca” proibita

Un altro fronte caldo è quello dei tabacchi lavorati esteri. Le rotte più sensibili sono quelle collegate a Tunisi e Istanbul. La legge è chiara: la franchigia permette l’importazione dai paesi Ue fino a quattro stecche a persona per uso personale, dai paesi extra-Ue il limite massimo consentito è di una sola stecca a persona. Superare questo limite significa andare incontro a pesanti sanzioni: si parla di mille euro di multa per ogni stecca contrabbandata. Come per la droga e il falso, se si superano determinate soglie quantitative, il passeggero non riceve solo una multa, ma viene denunciato e rischia un processo penale.

Soldi sporchi e debiti col fisco: il “tesoro” nei calzini

L’attività di controllo non si ferma alle merci, ma segue il denaro. Il monitoraggio dei flussi transfrontalieri di valuta è una delle operazioni più complesse. Non si tratta solo di verificare chi viaggia con più di 10mila euro non dichiarati, ma di incrociare i dati con la posizione fiscale dei passeggeri. In questi casi, si profila il reato di “sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte” secondo il decreto legislativo 74/2000. Spesso il denaro viene occultato nei posti più impensabili: dentro i calzini, nei doppi fondi dei bagagli o tra le pieghe degli abiti. È qui che entra in gioco il “cane antivaluta”, addestrato a fiutare l’odore della carta moneta, permettendo di intercettare capitali che altrimenti verrebbero depositati all’estero, danneggiando le casse dello Stato.

Mario Catalano

Leggi la prima parte “In prima linea al Falcone-Borsellino: il dietro le quinte della sicurezza aeroportuale”

Ultimi Articoli