Strage di Ustica, 46 anni dopo la ricerca della verità continua. L’intervista all’avvocato Daniele Osnato

A 46 anni dalla Strage di Ustica, il ricordo delle 81 vittime si intreccia con i più recenti sviluppi processuali. L’intervista all’avvocato Daniele Osnato, legale delle parti civili, sugli ultimi elementi emersi dalle indagini

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Di Fabio Di Francesco - Opera propria, CC BY-SA 4.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=43840568
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Il 27 giugno 1980 il volo IH870 della compagnia Itavia, un DC-9 partito da Bologna e diretto a Palermo, scomparve dai radar mentre sorvolava il Mar Tirreno, nei pressi dell’isola di Ustica. L’aereo precipitò in mare causando la morte di tutte le 81 persone a bordo: 64 adulti, 11 bambini e 2 neonati, oltre ai quattro membri dell’equipaggio. Una delle pagine più drammatiche della storia della Repubblica Italiana, che ancora oggi continua a interrogare la magistratura, gli storici e i familiari delle vittime.

A quarantasei anni dalla tragedia, la ricorrenza rappresenta un momento di memoria collettiva ma anche di riflessione sugli sviluppi processuali ancora in corso. Negli ultimi mesi, infatti, nel procedimento sono stati presentati nuovi approfondimenti tecnici basati sulla rielaborazione informatica dei tracciati radar, che costituiscono uno degli elementi più recenti del dibattito giudiziario.

Ne abbiamo parlato con l’avvocato Daniele Osnato, legale delle parti civili costituite nel procedimento relativo alla Strage di Ustica.

A quasi mezzo secolo dalla Strage di Ustica, cosa significa oggi cercare ancora la verità? Alla luce degli ultimi sviluppi processuali e della ricostruzione presentata sul movimento dei velivoli militari attorno al DC-9 Itavia, ritiene che siamo più vicini a comprendere cosa accadde realmente quella notte? Quali sono gli elementi che segnano un punto di svolta?

«Ustica è una tristissima vicenda italiana come tante altre tristissime vicende italiane. Dal 27 giugno del 1980, quando un aereo civile della compagnia Itavia, poi sciolta proprio a causa di questo incidente, precipitò causando la morte di 81 persone, tra cui 13 bambini, conoscere la verità è diventata una questione di dignità e di onore non solo per i familiari delle vittime, ma per l’intero Paese.

Il 27 giugno 1980 un aereo civile viene inseguito e intercettato da velivoli militari non autorizzati. L’inseguimento inizia già all’altezza dell’Alto Lazio e della Toscana: gli aerei militari si pongono in coda al DC-9 perché, probabilmente, sotto l’aereo civile si nascondeva un altro velivolo militare di nazionalità non ancora identificata. All’altezza di Ustica, nel cosiddetto Punto Condor, un’area poco coperta dai radar, viene deciso il lancio dei missili.

Grazie alle moderne elaborazioni informatiche dei tracciati radar oggi possiamo osservare con estrema chiarezza questo inseguimento. Si distinguono tra dodici e quindici tracce di velivoli militari e, tra la Corsica e la Sardegna, il cosiddetto “razzolare”, termine tecnico che indica la presenza di una portaerei dalla quale decollano e atterrano continuamente aerei militari.

Le ricostruzioni portano a ritenere che quella portaerei fosse francese. La portaerei americana Saratoga si trovava infatti nel porto di Napoli, mentre restano senza riscontro le informazioni relative alla portaerei Foch. Alla Francia sono state rivolte sedici rogatorie senza ottenere risposta. Oggi, grazie alle nuove tecnologie, riteniamo di poter ricostruire con maggiore completezza il contesto radaristico di quella notte. Dopo 46 anni, forse, una risposta alle domande di verità che per tanto tempo i familiari e gli italiani hanno posto, finalmente c’è.»

Negli ultimi anni avete dovuto confrontarvi con documenti mancanti, omissioni e depistaggi. C’è stato un momento in cui ha pensato che la verità rischiasse di non emergere più? E cosa l’ha convinta a continuare questa battaglia?

«Ciò che mi ha convinto è stato il senso dell’onore e dell’impegno assunto nei confronti dei miei assistiti. Ho promesso loro che avrei continuato a cercare la verità sul perché, sul come e, possibilmente, su chi fosse responsabile di questa tragedia. Finché non si conosce la verità, è difficile elaborare un lutto così doloroso.

Le sentenze civili ottenute negli anni parlano esplicitamente di missile, di intercettamento aereo e di depistaggi. Oggi disponiamo di una ricostruzione complessiva del contesto radaristico, come se avessimo una registrazione video di ciò che accadde quella notte.

Nel dicembre 2023 abbiamo inoltre acquisito un atto desecretato dal quale emerge che, proprio il 27 giugno 1980, una direttiva NATO aveva disposto che i siti radar militari non memorizzassero le tracce osservate. Questa circostanza ha spiegato molte delle apparenti contraddizioni tra quanto riferito dai radaristi e quanto risultava registrato. Due giorni dopo quella direttiva venne revocata. Sapere tutto questo dopo decenni ha suscitato profondo sdegno».

Molti giovani conoscono Ustica solo attraverso i libri di storia o iniziative culturali. Quanto è importante che il teatro, il cinema e più in generale l’arte contribuiscano a mantenere viva una memoria che rischierebbe altrimenti di affievolirsi?

«È molto importante. Non soltanto per Ustica, ma per tutte le tragedie che hanno segnato la storia italiana, dalle altre stragi agli omicidi dei magistrati. Tenere viva la memoria significa non dimenticare. Se riuscissimo davvero a non dimenticare, forse sapremmo leggere meglio il presente e costruire un futuro diverso.

L’arte rappresenta anche uno strumento capace di superare quei muri di gomma che talvolta ostacolano la ricerca della verità. Attraverso la cultura è possibile continuare a parlare di questi fatti nonostante i depistaggi, che restano uno degli aspetti più gravi di queste vicende.»

Dopo tanti anni trascorsi accanto ai familiari delle vittime, quale pensa sia oggi il loro bisogno più grande: ottenere ancora risposte giudiziarie o vedere finalmente riconosciuta, senza più ambiguità, la verità storica di quanto realmente accaduto?

«La risposta è la verità storica. Ma ritengo che sia fondamentale che la verità giudiziaria coincida con quella storica, perché solo così si potrà evitare che continuino a circolare ricostruzioni prive di fondamento. Per i familiari delle vittime è doloroso vedere ancora oggi mettere in discussione quanto emerso dalle sentenze e dagli accertamenti.

In tutti questi anni non è stato semplice continuare questo lavoro. Ci sono stati ostacoli, depistaggi e difficoltà che hanno accompagnato chi ha cercato la verità. Tuttavia, l’impegno assunto con i familiari resta immutato: continuare a cercare la verità fino in fondo.»

La ricostruzione dei movimenti dei velivoli militari attorno al DC-9 da chi è stata realizzata?

«La ricostruzione video è stata realizzata da me insieme a un gruppo di consulenti informatici che da molti anni collaborano nelle attività di investigazione difensiva. Abbiamo utilizzato software di ultima generazione, capaci di elaborare i dati radar disponibili e sintetizzare, in forma video, i risultati delle analisi effettuate».

Quando si concluderà il procedimento e quali saranno i prossimi passaggi?

«Entro dicembre il giudice dovrà decidere se disporre ulteriori approfondimenti tecnici, tra cui perizie chimiche, frattografiche e nuove analisi sul contesto radaristico. Auspichiamo che la vicenda non venga archiviata. In ogni caso, anche se dovesse esserci un provvedimento di archiviazione, continueremo a svolgere attività di ricerca e di investigazione difensiva. I familiari delle vittime non smetteranno mai di cercare la verità e continueremo a farlo finché sarà possibile».

Federica Dolce

Di seguito la ricostruzione radar realizzata con il supporto di IA di ciò che accadde la notte del 27 giugno del 1980