Il futuro del Mediterraneo non passa più soltanto attraverso le rotte d’acqua, ma secondo la Cisl, si prepara a correre su una campata d’acciaio che promette di riscrivere la geografia economica dell’Europa. Per il sindacato, il ponte sullo Stretto non è più solo una visione ingegneristica, ma il perno di un sistema logistico integrato che vede la Sicilia e la Calabria trasformarsi in un’unica, grande piattaforma strategica. Al centro di questa trasformazione c’è l’Autorità di Sistema Portuale dello Stretto, l’unico ente che gestisce in maniera unitaria entrambe le sponde: «La nostra Autorità di Sistema ha prerogative peculiari, essendo l’unico ente che sostanzialmente si occupa di tutto lo Stretto, da Messina a Villa San Giovanni, fino a spingersi a Reggio Calabria e al porto di Saline Joniche, il punto più a sud d’Italia», ha dichiarato Francesco Rizzo, presidente dell’AdSP dello Stretto. Secondo Rizzo, la sfida non riguarda solo l’attraversamento, ma la creazione di una sinergia operativa che sfrutti ogni scalo: «Abbiamo ufficialmente convocato la società Stretto di Messina per comprendere quale interesse vi fosse sul porto di Saline Joniche; l’adesione tecnica è stata chiara: Saline dovrà essere un punto logistico strategico per tutti i mezzi nautici e i materiali che serviranno il cantiere del ponte».
Un ecosistema portuale in espansione: da Messina a Gioia Tauro
Mentre il dibattito pubblico si concentra spesso sull’impatto visivo del Ponte, i vertici portuali guardano ai dati. Messina si è già consolidata come il settimo porto d’Italia per il crocierismo, con numeri in crescita verticale: dai 400mila passeggeri del biennio 2017-18 si è passati a una proiezione di 800mila. Rizzo ha spiegato come l’ente stia lavorando per elevare il target del traffico attraverso il progetto “Maga”, mirato al segmento luxury street, capace di generare un’economia maggiore per i servizi cittadini, dai tassisti ai commercianti. Ma la visione non si ferma alle banchine messinesi. Più a nord, il porto di Gioia Tauro si candida a essere il braccio produttivo del Ponte. Pasquale Faraone, segretario generale dell’Autorità di Sistema Portuale dei Mari Tirreno Meridionale e Ionio, ha delineato una strategia d’integrazione profonda: «La scommessa è la creazione del polo del Mezzogiorno che passa attraverso Gioia Tauro, individuata come area per la realizzazione di manufatti e semimanufatti necessari alla costruzione del ponte», ha detto. In questa visione, lo scalo calabrese diventerebbe una vera e propria fabbrica a cielo aperto: enormi chiatte trasporterebbero conci, tiranti e porzioni di impalcato direttamente dal porto al cantiere nello Stretto. Faraone ha inoltre annunciato che nei prossimi mesi sarà presentata la domanda per il riconoscimento di Gioia Tauro come Interporto, consolidando il suo ruolo di hub logistico intermodale centrale per tutto il Sud.
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L’industria del mare e il modello dei cantieri navali
Oltre alla logistica, la partita si gioca sulla capacità industriale. Ivo Blandina, presidente della Camera di Commercio di Messina e di Uniontrasporti Italia, ha posto l’accento sulla necessità di proteggere e potenziare la cantieristica navale dello Stretto, un settore che oggi deve resistere alla concorrenza aggressiva dei paesi extra-UE, favoriti da legislazioni meno stringenti su ambiente e sicurezza. Blandina ha citato come modello d’efficienza l’integrazione tra dipendenti diretti e indotto: «Nei nostri cantieri il rapporto tra impiegati diretti e quelli della filiera è di 1 a 3; è un modello di flessibilità necessaria per gestire i picchi di attività del traffico marittimo». Per Blandina, il Ponte non è in antitesi con il mare, ma ne è il completamento: «È la soluzione della stabilità dello Stretto e la risoluzione di quasi tutti i problemi legati alla marginalità dei trasporti; la nostra idea è creare una grande comunità di cittadini e cittadine e imprenditori e imprenditrici tra siti produttivi e turistici». In quest’ottica, sono già pronti progetti come “Porta del Mare”, volto a riqualificare le aree industriali dismesse per offrire servizi adeguati ai 150mila passeggeri che transitano verso le Eolie, e l’app “Strait”, pensata per rendere fluido il movimento dei turisti tra i musei di Messina e Reggio Calabria.
Il sindacato e la sfida sociale: oltre il “benaltrismo”
In questo scenario di grandi opere, il ruolo delle parti sociali diventa cruciale per garantire che lo sviluppo si traduca in occupazione di qualità. Andrea Cuccello, segretario confederale Cisl, ha lanciato un monito contro il “benaltrismo”, ovvero la tendenza a rimandare le grandi opere con la scusa che “bisognerebbe fare altro prima”: «Il Ponte sullo Stretto di Messina è un moltiplicatore delle opportunità; non credo che si possa accettare un’alta velocità che finisce a Reggio Calabria per poi caricare i treni sulle navi come accade oggi», ha affermato Cuccello. Il segretario ha poi collegato l’infrastruttura alle risorse del Pnrr, il Piano nazionale di ripresa e resilienza, sottolineando come l’Italia abbia ricevuto finora il 79% dei 194,4 miliardi di euro previsti dal Next Generation EU, fondi che devono servire a creare innovazione e ricerca attraverso il coinvolgimento delle università. Tuttavia, Cuccello ha evidenziato una criticità drammatica: la crisi demografica: «Se non hai una strategia sulla natalità, le imprese non avranno le persone specializzate di cui hanno bisogno; oggi rischiamo di mettere un cartello ‘cercasi personale’ e non trovare nessuno non per mancanza di voglia, ma perché mancano fisicamente i lavoratori e le lavoratrici». Per Cuccello, la Zes Unica per il Mezzogiorno rappresenta lo strumento fiscale per attrarre investimenti, ma la sua efficacia dipenderà dalla capacità di Sicilia e Calabria di agire come un’unica entità produttiva, magari creando una “super-utility” regionale per gestire energia e rifiuti.
Pianificazione e futuro: verso la conurbazione
La chiusura del cerchio spetta alla pianificazione urbanistica. Francesco Rizzo ha ricordato che l’AdSP sta redigendo i nuovi Piani Regolatori Portuali di Messina, Milazzo e San Giovanni, strumenti che mancavano da decenni e che sono fondamentali per definire lo sviluppo del territorio in armonia con le amministrazioni locali. Tra gli interventi imminenti, ha citato la modifica della Zona Falcata a Messina, con la pubblicazione di un bando per la bonifica e la restituzione alla città di aree storiche.
Mario Catalano