Due femminicidi nello stesso giorno: uno a Milano, l’altro a Cene, in provincia di Bergamo. Le vittime si chiamavano Sueli Leal Barbosa e Elena Belloli.
Sueli Leal Barbosa, 48 anni, morì nella notte tra il 4 e il 5 giugno 2025 lanciandosi dalla finestra del quarto piano della sua abitazione nel tentativo di scampare alle fiamme che erano divampate nell’appartamento. A lanciare l’allarme i condomini della palazzina di viale Abruzzi a Milano, dove la donna risiedeva. Ma Sueli, rimasta gravemente ferita, morì poco dopo all’ospedale.
Lasciò un figlio di dieci anni, avuto da una precedente relazione. La quarantottenne era un’operatrice sociosanitaria ed era originaria del Brasile, ma da anni viveva in Italia. Dal 2022 aveva una relazione con il compagno e convivente, anche lui brasiliano, Michael Sinval Pereira che, inizialmente, dopo l’accaduto, era irreperibile. Fu rintracciato poco dopo dagli agenti della Squadra Mobile nei pressi di un bar, a circa cinquecento metri dall’abitazione.
L’uomo riferì agli agenti di essere uscito alcune ore prima e di non essersi accorto dell’incendio, ma fu smentito dalle immagini di videosorveglianza. Fu ascoltato in Questura prima come testimone, poi come indagato e riferì: «Io e Sueli abbiamo discusso, lei era arrabbiata con me perché voleva che la raggiungessi a letto anziché bere… Mi sono innervosito, ho fumato una sigaretta e un istante prima di uscire l’ho gettata sul tappeto che era davanti al divano. Lei era maniaca della pulizia, volevo solo farle un dispetto, non pensavo che avrei provocato un incendio».
Gli inquirenti però dubitarono del 45enne tenendo conto che la porta di casa era chiusa a chiave dall’esterno, con l’unica chiave che la coppia aveva a disposizione. Così, il 5 giugno 2025, al termine delle formalità di rito, il 45enne fu sottoposto a fermo come indiziato di delitto con le accuse di incendio doloso e omicidio volontario. Secondo gli investigatori, sarebbe stato proprio Pereira ad appiccare l’incendio. In più, per il pm della Procura di Milano che aveva chiesto la convalida del fermo, Pereira non aveva «manifestato alcuna forma di dolore o ancor meno resipiscenza» per la tragica morte della compagna e, nel corso dell’interrogatorio, aveva «aggiustato mano a mano la sua versione con menzogne». Alla fine delle indagini, nel successivo mese di dicembre, per l’uomo la Procura chiese il giudizio immediato. Gli inquirenti confermarono le accuse di incendio doloso e omicidio volontario, più le aggravanti della crudeltà e del rapporto di convivenza con la vittima.
La storia di Elena Belloli
Elena Belloli aveva 52 anni e fu uccisa in casa dal marito Rubens Bertocchi, 54 anni, che dopo averla uccisa si tolse la vita. Ad allertare i carabinieri fu una vicina dopo aver sentito esplodere dei colpi di pistola provenire dall’appartamento della coppia in via Fanti. Sul posto arrivò anche il figlio maggiorenne della coppia ma non poté entrare: la porta era chiusa a chiave dall’interno. Quindi fu necessario l’intervento di una squadra dei Vigili del Fuoco, intervenuti insieme ai carabinieri. Varcata la soglia, i militari trovarono i corpi senza vita dei due coniugi. I sanitari ne constatarono la morte. Dopo aver ucciso la moglie a colpi d’arma da fuoco, Rubens Bertocchi rivolse l’arma contro di sé, suicidandosi. La vittima era impiegata come geometra in uno studio di architettura a Cene, il marito invece era impiegato come custode e guardia giurata a Bergamo. La coppia aveva due figli: di 21 e 11 anni. Prima di suicidarsi, Bertocchi aveva inviato un messaggio ad un amico annunciando l’estremo gesto: «L’ho uccisa, mi sparo». Poi il biglietto trovato in casa: «Non ce la faccio più». La vittima fu raggiunta da sei colpi: due al collo, due alla testa, uno al torace e uno al braccio. Mentre il suo assassino si sparò un colpo al petto. Stando agli inquirenti, il 54enne avrebbe sospettato una relazione extraconiugale della moglie.
Serena Marotta
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