La tecnologia progredisce permettendo di offrire un’assistenza sanitaria molto più veloce, agevole e tempestiva, anche all’interno degli istituti penitenziari. Proprio la telemedicina, infatti, permette di superare una serie di ostacoli fisici e burocratici che spesso rendono difficile il trattamento dei detenuti. Ad avviare il primo progetto di telemedicina nelle carceri siciliane è stata l’Asp di Messina, che ha pubblicato un bando per una manifestazione di interesse il 14 luglio 2026. «Sono stati presentati diversi progetti e adesso la commissione esaminatrice è al lavoro per scegliere il migliore», riferisce a l’altroparlante Giancarlo Niutta, direttore amministrativo dell’Asp di Messina.
Una sanità di prossimità anche in carcere
L’iniziativa nasce dalla necessità di portare i servizi sanitari il più vicino possibile ai cittadini, senza escludere chi si trova in condizioni particolarmente delicate. Tra queste ci sono proprio le persone detenute, per le quali anche una visita specialistica può comportare un’organizzazione complessa. «Noi siamo molto attenti a quelle che sono le esigenze del territorio – spiega Niutta -. E siamo intenzionati a realizzare una vera sanità di prossimità».
Il problema dei soggetti reclusi riguarda soprattutto gli spostamenti, infatti, quando all’interno del carcere si presenta una situazione che richiede un approfondimento non disponibile nell’ambulatorio interno, il detenuto deve essere accompagnato in ospedale. «Il trasferimento di un detenuto non è un’operazione semplicissima – sottolinea il direttore amministrativo dell’Asp di Messina – perché porta con sé una particolare organizzazione di mezzi e persone, connessa anche con i rischi relativi alla pericolosità sociale del soggetto recluso». La telemedicina nasce quindi anche con l’obiettivo di limitare questi trasferimenti ai soli casi realmente necessari.
Televisite, teleconsulto e monitoraggio
Il sistema dovrebbe permettere di valutare direttamente in carcere le condizioni del paziente e stabilire se sia possibile curarlo all’interno dell’istituto. Altrimenti, il detenuto potrà essere indirizzato verso le strutture ospedaliere dotate di reparti dedicati, come il Papardo e il Policlinico di Messina. «Intendiamo prendere in carico il detenuto e poterlo assistere in ogni sua esigenza al pari di qualunque cittadino che si trova in una situazione disagiata» afferma ancora Niutta.
Un ruolo importante potrebbe essere svolto anche nella gestione delle patologie croniche. Consulenze più frequenti e un monitoraggio costante permetterebbero di seguire i pazienti nel tempo, intervenendo prima che una condizione di salute possa aggravarsi. «I cronici possono essere presi in carico e monitorati stabilmente, in maniera seria e continuativa – chiarisce Giancarlo Niutta -. Tra gli strumenti previsti ci sono il telemonitoraggio, la televisita e il teleconsulto, insieme a una sorta di dossier clinico del detenuto che consenta di raccogliere le informazioni sanitarie e garantire continuità assistenziale».
La sfida di portare la tecnologia dietro le sbarre
Il progetto dovrà però adattarsi alle particolari condizioni degli istituti penitenziari. Le normali modalità di collegamento non possono essere utilizzate liberamente e anche la scelta delle apparecchiature dovrà tenere conto dei vincoli di sicurezza. «Ci sono difficoltà che esistono nell’operare all’interno di un carcere – osserva Niutta -. Perché, ad esempio, non si possono utilizzare i cellulari e non c’è il Wi-Fi». Per questo l’Asp ha previsto che nella valutazione delle proposte abbia un peso anche l’esperienza già maturata dalle aziende in contesti penitenziari.
L’obiettivo è individuare una realtà che abbia già affrontato situazioni analoghe in carceri di primaria rilevanza, come quelli di Reggio Calabria e Palermo. Pertanto parliamo di personale adatto a garantire il funzionamento dei dispositivi anche in assenza delle infrastrutture normalmente utilizzate per la telemedicina. La manifestazione di interesse ha fissato alcuni principi ai quali dovranno rispondere i progetti: garantire l’assistenza nell’arco delle 24 ore, gestire le situazioni acute e quelle non urgenti, seguire i pazienti cronici e ridurre al minimo gli spostamenti verso gli ospedali. «Noi abbiamo messo dei paletti – spiega Niutta -. Adesso tocca alla commissione individuare i progetti migliori e più aderenti alla nostra visione di sanità di prossimità anche in carcere».
«Un modo per ridare dignità»
Per Niutta, tuttavia, il progetto non riguarda soltanto l’efficienza del sistema sanitario, infatti vi è dietro anche la questione più ampia legata alla dignità delle persone private della libertà. «Secondo me questo è anche un modo per ridare dignità alla persona – afferma il direttore amministrativo -. La popolazione detenuta non può essere considerata come un insieme indistinto di persone responsabili dei reati più gravi».
La tutela della salute diventa così parte di quel percorso di riabilitazione che dovrebbe affiancare la funzione punitiva della detenzione. L’idea dell’Asp è portare anche dentro il carcere una sanità di prossimità, garantendo alle persone detenute un’assistenza il più possibile simile a quella disponibile per gli altri cittadini, pur nel rispetto delle specifiche esigenze di sicurezza. Adesso la commissione dovrà scegliere il progetto ritenuto più aderente agli obiettivi fissati dall’Azienda sanitaria messinese, che punta ad avviare il servizio nel più breve tempo possibile, ma prima saranno necessari ulteriori passaggi istituzionali, anche con Prefettura e Procura.
Sonia Sabatino