Ah, la moda! Un ciclo infinito, un serpente che si morde la coda… o forse un’altalena che ci sbatte avanti e indietro tra il “che bello!” e il “ma-come-abbiamo-potuto?”. Negli anni, abbiamo archiviato certi capi di abbiogliamento con la solenne promessa di non guardarli mai più, relegandoli nel cassetto delle vergogne stilistiche. Ma in realtà non li abbiamo mai buttati, perechè, in fondo ci “vanno ancora bene e poi…”. E indovinate un po’? A volte ritornano, potrei dire citando il titolo di un noto film. E stanno tornando. Con l’arroganza di chi non ha imparato nulla dal passato. Prepariamoci quindi a riesumare l’autoironia e a fare un tuffo negli armadi dei nostri anni più… sperimentali.
Il marsupio: da turista a trendsetter (e ritorno)
Lo ricordo perfettamente: era il simbolo del papà in vacanza o del venditore ambulante, pratico sì, ma esteticamente disastroso. Il marsupio, lo zainetto che si mette sulla pancia, o peggio, a tracolla, ma solo se eri un ribelle, era l’accessorio che urlava: “Ho bisogno di avere le mani libere per scattare foto, non rubatemi il portafoglio!”. La mia prima volta? Lo usavo per tenere il lettore CD portatile, sì, proprio quello che saltava ad ogni passo, e le 1000 lire da spendere dal fornaio davanti all’istituto per comprare la pizza. Mi sentivo una specie di esploratore urbana, in realtà sembravo un cucciolo con la pettorina. Per fortuna, la moda passò in fretta e lo sostituii con gigantesche borse a spalla, cxhe uso ancora oggi. Ora è diventato la quintessenza dello streetwear. Rinominato in belt bag o waist pack, per suonare più chic, è in pelle, logato, a volte persino imbottito. Funziona? Certo, è comodo. È bello? Diciamo che la mia opinione oscilla tra un affettuoso “bentornato, vecchio amico pratico” e un disperato “perché non possiamo semplicemente usare le tasche?”. L’importante è non indossarlo mai con il maglione infilato dentro. Mai, il maglione infilato dentro, intendo.
Le mollettine a farfalla: un giardino di plastica tra i capelli
Parliamo di accessori che non avevano alcuno scopo pratico se non quello di far sembrare la tua testa una siepe fiorita. Le mollettine, specialmente quelle a forma di farfalla, spesso in colori neon, erano un must degli anni ’90 e primi 2000. In quel periodo avevo già chiuso il mio ciclo di studi ma li ricordo tra i capelli della ragezze. Più ne avevi, più eri cool. Potevi usarle per tenere su una ciocca o semplicemente per decorare ciocche perfettamente inutili. Ricordo anche quelli fantasioni, o meglio, orribili. A forrma di teschio, ad esempio, che facevano pendant con l’eccessivo highliner negli occi.Oggi Le vedo addosso alle influencer e penso: “Oh no, le farfalle sono tornate per divorare la nostra dignità adulta.“ Sono carine, certo, portano allegria e un tocco naïf. Ma se per caso ne vedo una in giro o tra i capelli, ora un po’ brizzolati, di qualche signora “sempre giovane” che la reggono, rischio di non poter tacere, anche se non conasco la signiora in questione.
I pantaloni a vita bassissima: l’epidemia del girovita scomparso
L’orrore. Il vero incubo di una generazione. I pantaloni a vita bassa (o low-rise), così bassi che rischiavano di mostrare… beh, tutto, ad ogni movimento. Erano la prova che l’eleganza non era una priorità, e che il nostro ombelico meritava di stare costantemente sotto i riflettori. La cintura doveva essere rigorosamente stretta sui fianchi, ben al di sotto dell’osso pelvico. Ogni volta che dovevi sederti, era una preghiera. Ogni volta che dovevi raccogliere qualcosa da terra, era un evento. Ho passato intere serate a sentire il vento gelido sulla schiena. Lo dico con un’espressione facciale che è un misto di panico e nausea. Abbiamo lottato per anni per la vita alta, che regala gambe chilometriche e permette di mangiare una pizza senza trattenere il respiro! Vedo i modelli in passerella, vedo le Gen Z che li indossano come fosse la cosa più naturale del mondo, e penso: non sanno cosa stanno facendo. È la moda che ti chiede di essere a dieta perenne. No, grazie. Abbiamo già dato.
Le Crocs: il trionfo dell’anti-estetica funzionale
Le scarpe che sembrano fatte di gomma piuma bucherellata. Per anni, sono state le calzature di giardinieri, infermieri e persone che avevano rinunciato a ogni forma di civiltà estetica. Le Crocs erano comode, indistruttibili, e ti facevano sembrare un fumetto. Li ho sempre guardati con sospetto. “Sono zoccoli da ospedale, non scarpe,” pensavo. Poi ne ho provato un paio. È stato come camminare sulle nuvole. L’ho usati in casa, come se fossero ciabatte… ma mai in pubblico. Era il mio segreto di comfort, la mia piccola, brutta, gioia privata. E ora? Sono ovunque! Con i calzini, con i Jibbitz, i piccoli charms da incastrare nei buchi, persino in edizione limitata con brand di lusso! Il mondo è impazzito. Il loro ritorno è un inno all’anti-fashion, un gigantesco dito medio all’eleganza. E sapete cosa? Lo accetto. Sono orribili, ma hanno un pregio inestimabile: hanno dimostrato che il comfort può vincere sull’estetica. È la scarpa che dice: “Sono qui per vivere, non per sfilare.”
Conclusione: Siamo Condannati a Ripeterci
Questi ritorni ci insegnano una lezione fondamentale: non buttare mai via nulla, perché la moda non ha senso dell’onore né della vergogna. Ciò che oggi è ridicolo, domani sarà vintage e dopodomani sarà cult.
Forse, la vera saggezza non sta nell’essere sempre alla moda, ma nell’essere abbastanza autoironici da ammettere che sì, avevamo un marsupio, adoravamo le farfalle tra i capelli e abbiamo osato indossare un paio di Crocs. E, se proprio dobbiamo, forse possiamo farlo di nuovo, ma con un pizzico di consapevolezza in più. O almeno, mettendo una cintura davvero forte sui pantaloni a vita bassa.
E tu, quale tendenza imbarazzante del passato hai giurato di non rivedere mai più?