Sotto il riverbero del sole di agosto, dove il blu del Golfo di Castellammare si infrange contro i faraglioni ciclopici, sorge un luogo che sfida la modernità con la forza della sua storia. Non è solo una meta da cartolina, ma un archivio vivente dell’identità siciliana. Regina Hundemer, presidente dell’associazione Guide Turistiche di Trapani, non ha dubbi sull’eccezionalità di questo sito: «La Tonnara di Scopello ha due punti che la rendono unica: è la più antica documentabile ed è l’unica che conserva ancora l’intero apparato per la pesca del tonno». In un’epoca di consumo rapido, Scopello resiste come testimone di un’arte millenaria, offrendo ai visitatori molto più di un semplice panorama.
Un primato che risale al Medioevo: la Tonnara più antica di Sicilia
La storia della Tonnara di Scopello non è fatta di ipotesi, ma di pergamene e registri che profumano di sale. Come spiega Hundemer, la sua esistenza è certificata già all’inizio del XIV secolo, citata nel cosiddetto “quaderno delle gabelle”. Questo primato cronologico si sposa con una conservazione materiale sorprendente. Nonostante l’ultima mattanza sia avvenuta ormai quarant’anni fa, nel 1984, il complesso non è diventato un rudere, ma un museo a cielo aperto dove ogni attrezzo sembra attendere il ritorno dei pescatori. La presidente sottolinea come, a differenza di altre realtà, qui tutto sia rimasto al suo posto. Nel Golfo di Castellammare un tempo operavano cinque tonnare, ma Scopello ha mantenuto un’integrità che altrove è andata perduta. «Tutto quello che ci voleva per organizzare la mattanza è conservato in questa tonnara», ribadisce, evidenziando come questa continuità sia il vero valore aggiunto per chi decide di varcare la soglia del borgo.
L’ingegno dei tonnaroti: quando le reti abbracciano la roccia
Un aspetto tecnico che affascina i turisti riguarda la particolare conformazione della pesca in questo tratto di costa. Regina Hundemer traccia un parallelo illuminante con la realtà di Favignana, spesso considerata il simbolo della pesca del tonno in Sicilia. Se l’isola delle Egadi permetteva lo sviluppo di una vera e propria industria grazie a numeri imponenti, Scopello seguiva una logica diversa, quasi artigianale, legata alla vicinanza dei tonni alla costa. Mentre a Favignana era necessario individuare ogni anno il punto esatto in mare aperto per calare le reti, a Scopello l’apparato veniva fissato direttamente alla roccia, rendendo l’operazione, per certi versi, più semplice ma non meno faticosa. Questa particolarità geografica ha permesso alla Tonnara di Scopello di mantenere un legame fisico indissolubile con il territorio circostante, un dettaglio che le guide turistiche non mancano mai di sottolineare per spiegare l’unicità del sito.
Dai nobili San Clemente ai Florio: secoli di passaggi di proprietà
La narrazione di Hundemer si sposta poi sulla complessa storia proprietaria del sito, un intreccio che riflette i cambiamenti sociali della Sicilia. Le tonnare, ricorda la presidente, sono sempre state proprietà privata. Nel caso di Scopello, il cammino inizia con la nobile famiglia San Clemente tra il ‘300 e il ‘400, per poi passare nelle mani dei Gesuiti, ai quali si deve gran parte degli edifici storici visitabili oggi, inclusa la piccola chiesetta risalente al periodo tra il ‘600 e il ‘700. Con l’Unità d’Italia e la fine del sistema feudale, la struttura fu secolarizzata e venduta dallo Stato. Entrarono in gioco otto proprietari, tra cui spicca il nome della famiglia Florio, che acquistò due quote, mentre il resto andò a famiglie dell’alta borghesia palermitana. Oggi la proprietà è ulteriormente frammentata, contandosi circa quaranta eredi che gestiscono il sito attraverso visite guidate volte a valorizzare questo immenso patrimonio.
Sale e tradizioni: la differenza tra consumo locale e industria
Visitare la Tonnara di Scopello oggi significa immergersi in una quotidianità passata fatta di gesti precisi. Le visite guidate mostrano le ancore che fissavano le reti al fondale e le funi realizzate in materiali naturali come il cocco o il sisal, prima dell’avvento della plastica nella seconda metà del XX secolo. Un elemento fondamentale che viene mostrato ai visitatori è la stanza del sale. Questo dettaglio svela una differenza cruciale con la produzione industriale dei Florio a Favignana: mentre nell’Egadi il tonno veniva inscatolato per il mercato globale, a Scopello il pesce veniva messo sotto sale e trasportato via mare a Castellammare per il consumo locale. Questa dimensione più intima e territoriale è documentata anche da una mostra fotografica che ritrae i momenti della mattanza tra gli anni ’50 e ’70, restituendo un volto umano alla fatica dei pescatori.
Il turismo come argine all’oblio: tra tutela e sviluppo
In un agosto che vede la Sicilia presa d’assalto dai visitatori, sorge spontanea la domanda su come conciliare i flussi turistici con la tutela dell’autenticità. Per Regina Hundemer, il turismo è una risorsa indispensabile, a patto che sia guidato da curiosità e apertura mentale. Citando gli esempi di Erice o della Casbah di Mazara del Vallo, salvata dal degrado proprio grazie all’interesse dei visitatori, la presidente ribadisce che molti luoghi sopravvivono oggi proprio grazie a questa economia. Tuttavia, Hundemer mette in guardia dal “turismo selvaggio” e troppo commerciale, auspicando una regolarizzazione dei flussi. Il ruolo delle guide diventa quindi cruciale per restituire rispetto a chi ha lavorato in questi luoghi per secoli. Basti pensare che, fino agli anni ’50, non esisteva una strada che collegasse Castellammare a Scopello: i pescatori affrontavano quattro ore di barca a remi per raggiungere la tonnara. «Queste sono cose scomparse e senza la spiegazione della guida sono cose dimenticate», afferma con forza la presidente.
Un futuro scritto nella storia
La Tonnara di Scopello si conferma un pilastro del turismo identitario siciliano. Grazie al lavoro delle guide, la memoria di un lavoro durissimo non viene cancellata, ma trasformata in conoscenza condivisa. Regina Hundemer invita tutti a guardare oltre la superficie dell’acqua cristallina: «È giusto che il turismo sostenga questi luoghi economicamente e porti una certa conoscenza al di fuori del luogo ristretto». Perché a Scopello, tra le rocce e le vecchie ancore, non si visita solo un monumento, si incontra l’anima stessa della Sicilia.
Mario Catalano
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