Tra Priolo e Augusta il respiro si ferma davanti a picchi record e malesseri diffusi

Non si tratta solo di numeri su un grafico, ma di una realtà che ha spinto i cittadini dell'Aerca (Area a elevato rischio di crisi ambientale) di Siracusa a inviare ben 714 segnalazioni di molestie olfattive in meno di due settimane

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Un’aria che si può tagliare con il coltello: nel cuore del polo industriale siracusano, tra l’1 e il 13 giugno 2026, l’invisibile è diventato opprimente, con la stazione di Augusta-Marcellino che ha registrato un picco spaventoso di 1196 µg/m³ di idrocarburi non metanici, quasi sei volte oltre la soglia di riferimento di 200 µg/m³. Non si tratta solo di numeri su un grafico, ma di una realtà che ha spinto i cittadini dell’Aerca (Area a elevato rischio di crisi ambientale) di Siracusa a inviare ben 714 segnalazioni di molestie olfattive in meno di due settimane tramite l’app Nose. Questo sistema di “citizen science”, nato dalla collaborazione tra Arpa Sicilia e il Cnr-Isac, ha trasformato gli abitanti di Augusta, Melilli, Priolo, Siracusa, Floridia e Solarino in veri e propri sensori umani, capaci di dare voce a un disagio ambientale che i soli strumenti tecnici a volte faticano a perimetrare nella sua interezza.

La mappa del disagio: idrocarburi e intensità “molto forte”

L’analisi dei dati raccolti tra il primo e il tredici giugno dipinge un quadro di sofferenza cronica per il territorio. La tipologia di odore maggiormente percepita non lascia spazio a dubbi: il 64,1% delle segnalazioni riguarda gli idrocarburi, seguiti dal 20,9% che lamenta odore di zolfo. Ma è il dato sull’intensità a destare maggiore preoccupazione: il 66,6% dei segnalatori ha descritto la molestia come “molto forte”, mentre il 23,5% l’ha definita “forte”. La distribuzione geografica vede il comune di Melilli in testa con 216 segnalazioni, tallonato da Priolo con 209 e Siracusa con 127. Seguono Floridia (91), Augusta (61) e Solarino (10), a testimonianza di come il fenomeno colpisca in modo pervasivo l’intero quadrante industriale e le zone limitrofe.

Gli Alert d’emergenza: quando il sistema scatta

Il protocollo Nose prevede l’attivazione di un “Alert” quando si verifica una situazione d’emergenza, definita da una densità critica di segnalazioni orarie in un’area circoscritta. In soli tredici giorni, sono stati attivati quattro Alert: uno a Melilli (Città Giardino) il 3 giugno e ben tre nel comune di Priolo, rispettivamente il 4, il 5 e il 13 giugno. Particolarmente critico è stato l’evento del 13 giugno a Priolo, che tra le 16:56 e le 19:51 ha fatto registrare 48 segnalazioni, con una prevalenza del 56% per l’odore di idrocarburi. Durante questi eventi, il sistema attiva automaticamente (o da remoto) dei campionatori d’aria chiamati “odorprep” per analizzare la composizione chimica delle emissioni. Proprio durante l’Alert del 5 giugno a Priolo, l’analisi olfattometrica di un campione prelevato in via Manzoni ha restituito una concentrazione di odore pari a 72,9 ouE/m³.

L’impatto sulla salute

Dietro ogni segnalazione non c’è solo una protesta ambientale, ma un malessere fisico documentato. I dati Arpa evidenziano che il 28,4% dei cittadini e delle cittadine ha lamentato forti mal di testa in concomitanza con le molestie olfattive. Il 23,8% ha riportato bruciore agli occhi o occhi rossi, mentre il 19,7% ha sofferto di bruciore e irritazione alla gola. Altri sintomi segnalati includono prurito o irritazione al naso (18,9%) e, in percentuali minori ma non trascurabili, difficoltà respiratorie. Questi disturbi sono stati particolarmente accentuati nei comuni di Melilli e Priolo, dove le concentrazioni di inquinanti hanno toccato livelli di picco orario significativi, suggerendo una correlazione diretta tra l’esposizione e il danno immediato alla qualità della vita dei residenti.

I veleni invisibili: NMHC, benzene e idrogeno solforato

Se le segnalazioni dei cittadini e delle cittadine sono il termometro del disagio, i dati delle stazioni di monitoraggio sono la prova scientifica. Oltre al già citato record negativo di Augusta-Marcellino sugli idrocarburi non metanici (NMHC) con punte di 1196, 949 e 853 µg/m³, altri inquinanti hanno superato le soglie di attenzione. Le concentrazioni di benzene hanno registrato tre picchi superiori al riferimento di 200 µg/m³: nelle stazioni di Augusta (21 µg/m³ il 3 giugno), SR-Belvedere e SR-Via Gela (entrambe 21 µg/m³ l’11 giugno). Anche l’idrogeno solforato (H2S), ha superato la soglia olfattiva di 7 µg/m³ in diverse occasioni, toccando i 19 µg/m³ a Melilli il 3 giugno e i 15,4 µg/m³ ad Augusta-Marcellino lo stesso giorno. Persino le polveri sottili hanno dato segni di criticità: il 10 giugno, nella stazione SR-Pantheon, il valore del PM2.5 ha superato la guida Oms di 15 µg/m³, raggiungendo i 29 µg/m³.

La trappola della “bava di vento”

Perché queste concentrazioni diventano così acute? La risposta risiede spesso nelle condizioni meteorologiche locali. Durante quasi tutti gli eventi di Alert e i picchi di inquinamento registrati, la velocità del vento è risultata estremamente bassa, oscillando tra la cosiddetta “brezza leggera” e la “bava di vento” (velocità inferiori a 1.0 m/s o 2.5 m/s a seconda dei quadranti). In assenza di ventilazione sufficiente, le masse d’aria cariche di inquinanti non vengono disperse e ristagnano al suolo, creando una cappa sopra i centri abitati. Le analisi delle retrotraiettorie effettuate dal sistema Nose hanno confermato che, in queste condizioni, le sorgenti emissive sono da considerarsi estremamente prossime alle aree delle segnalazioni, con masse d’aria provenienti spesso dai quadranti meridionali e orientali che attraversano direttamente il cuore della zona industriale di Priolo prima di raggiungere le case.

Una sfida per il futuro dell’Aerca

I primi tredici giorni di giugno 2026 confermano che l’area siracusana vive in una condizione di precarietà ambientale costante. Se da un lato il progetto Nose dimostra l’efficacia della partecipazione attiva della popolazione, dall’altro i dati chimici confermano la gravità dei picchi emissivi che ancora oggi colpiscono il territorio. Il superamento sistematico delle soglie per NMHC e H2S, unito ai malesseri fisici dichiarati da centinaia di persone, impone una riflessione profonda sulle misure di contenimento delle emissioni industriali, specialmente in presenza di condizioni meteo sfavorevoli. La battaglia per un’aria pulita a Siracusa non è solo una questione di tabelle normative, ma una necessità sanitaria urgente che i 714 “nasi” siciliani continuano a denunciare con forza ogni giorno.

Mario Catalano