A undici anni dalla scomparsa di Melvin Bitrayya, il ricordo che unisce

Text with image

Each element can be added and moved around within any page effortlessly. All the features you need are just one click away.

Reading Time: 3 minutes

A undici anni dalla tragica scomparsa del ventenne Melvin Bitrayya, morto prematuramente in un terribile incidente, il ricordo organizzato con puntualità dal padre Rajendra continua a germogliare come un seme di speranza, alimentando valori di inclusione e integrazione a Palermo.

Lo sport, oggi, troppo spesso divide in fazioni e su queste divisioni abbiamo assistito, fin troppe volte, a episodi di intolleranza inqualificabili.
Eppure, per fortuna, esiste ancora uno sport “sano”: quello intriso di valori e principi autentici, che, quando lo incontri ti ricorda quanto possa essere straordinario.

È proprio questo lo spirito che si respirava ieri mattina al Velodromo “Paolo Borsellino” di Palermo, durante l’11° Memorial Melvin Bitrayya. Un evento calcistico organizzato dal padre del giovane, Rajendra Bitrayya, già rappresentante della Comunità mauriziana per la Consulta delle Culture, oggi Forum delle Culture per la migrazione e Terzo settore, della città di Palermo.

Chi era Melvin

Melvin era un ragazzo nato a Palermo, con tanti interessi, che amava giocare a calcio – racconta il padre – giocava nella squadra della sua facoltà, era tifosissimo del Palermo – abbonato alla Curva Sud Inferiore – e studente di Giurisprudenza al terzo anno. Era un ragazzo brillante e il suo sogno era diventare magistrato”.

Perfettamente integrato nel tessuto sociale cittadino, Melvin era sensibile ai temi dell’inclusione. Alcuni mesi prima della tragedia, sulla sua bacheca social aveva scritto: “Io credo che il razzismo non sia solo stupidità, ma anche malattia. Sono persone malate quelle che insultano gli altri per il colore della pelle. Alla fine, siamo tutti uguali, senza nessuna differenza di base”.

L’origine del Memorial

Rajendra ricorda la prima edizione, undici anni fa: “La FIGC organizzò l’evento per dare un segnale di inclusione attraverso lo sport e far capire ai giovani che con lo sport si può lanciare un messaggio importante. Gli obiettivi non sono ancora del tutto raggiunti, ma lavorando nel modo giusto possiamo far sì che i ragazzi di oggi comprendano come lo sport possa abbattere le barriere tra le tante etnie presenti sul territorio. Palermo, la Sicilia e l’Italia rappresentano oggi un mondo di colori che racchiude una grande ricchezza interiore”.

Il Velodromo e la città

La giornata ha coinciso con un altro evento significativo per Palermo: da oggi il Velodromo “Paolo Borsellino” torna ufficialmente a disposizione della comunità sportiva cittadina. A battezzarne la riapertura proprio l’11° Memorial Melvin Bitrayya, seguito dalla prima partita in casa dell’Atlhetic Palermo, seconda squadra cittadina.

Le tre squadre protagoniste della manifestazione sono state l’ASD Palermo Medica, l’Opi Palermo e la Karol Strutture Sanitarie, con quest’ultima che si è aggiudicata il primo posto.

Alla fase iniziale del triangolare era presente l’ex sindaco di Palermo, professor Leoluca Orlando, amico della famiglia Bitrayya. Alla premiazione finale hanno preso parte il Sindaco Roberto Lagalla, l’Assessore comunale allo Sport e Turismo Alessandro Anello e il deputato Ars Vincenzo Figuccia.

Il sindaco Lagalla ha sottolineato: “Fa bene coltivare la memoria di un ragazzo che ci ha lasciato troppo presto. Lo facciamo da undici anni. Quest’anno il senso e il segno dell’inclusione sono ancora più forti, perché Melvin apparteneva alla comunità Tamil di questa città. Palermo è una città che accoglie e non dimentica. E oggi festeggiamo anche la riapertura del Velodromo al calcio agonistico, a seguito dell’omologazione ottenuta con lavori che ne completeranno ulteriormente la funzione. Dopo gli eventi di spettacolo sarà la volta del football americano, adesso il calcio agonistico; a seguire inizieranno i lavori per il ripristino della pista ciclistica e, subito dopo, per la riqualificazione della gradinata e della tribuna”.

Un ricordo, quello di Melvin, che non è solo memoria ma testimonianza viva di un percorso di valori condivisi.

Ultimi Articoli