Mentre il mondo osserva incredulo le immagini del presidente della Repubblica Bolivariana del Venezuela, Nicolás Maduro, trasferito in un centro di detenzione a New York, dopo essere stato catturato in un blitz statunitense a Caracas, una voce di origini messinesi risuona con forza attraverso l’Oceano.Rita Capriti, attivista italo-venezuelana, la cui libertà è stata strappata al regime anche grazie al pressing delle istituzioni siciliane, commenta la caduta del leader chavista rivendicando con orgoglio le sue radici: il legame indissolubile tra la Sicilia e quella terra che un tempo accolse i nostri emigranti e che oggi cerca un nuovo inizio. La cinquantaduenne Capriti è nata a Macaray da genitori emigrati della provincia di Messina (Mirto). Nell’agosto del 2024 è stata catturata proprio dopo l’elezione di Maduro con l’accusa di incitamento all’odio, terrorismo e resistenza a pubblico ufficiale. Cinque mesi dopo, è stata liberata.
Onore e giustizia: la ricostruzione morale nel segno dell’integrazione
La giornalista non usa mezzi termini per descrivere la necessità di un cambiamento radicale, partendo proprio dal cuore del potere repressivo. «Nell’attuale contesto delle Forze Armate venezuelane, è necessaria una purificazione», afferma con decisione, sottolineando che la maggioranza dei militari è pronta a sostenere un governo democratico, mentre chi ha commesso reati sotto il regime dovrà risponderne davanti alla giustizia. Secondo la sua analisi, il futuro del Paese non può prescindere da una riforma delle milizie popolari, ormai ridotte numericamente e destinate, in una democrazia sana, alla neutralità per il bene della pace nazionale. Il suo percorso di vita è lo specchio di questa doppia identità che oggi si fa testimonianza politica. «Essere italo-venezuelano fa parte della vera cultura del Venezuela. In questo Paese mi sono formata come professionista a tutto tondo», racconta, ricordando come la repubblica federale situata nel nord dell’America meridionale sia stata, dopo la Seconda Guerra Mondiale, un rifugio sicuro per migliaia di italiani.
La Sicilia come faro di speranza per i figli prigionieri
Nonostante il clima di incertezza e le dichiarazioni del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, che ha espresso l’intenzione di “gestire” il Venezuela fino a una transizione giudiziosa, l’attivista guarda con speranza al ruolo dell’Italia. Spiega che, durante la sua detenzione, la consapevolezza del sostegno ricevuto dalla Sicilia e dai suoi rappresentanti regionali le ha dato la forza necessaria per non arrendersi. «Sapevo tutto ciò che l’Italia e la Sicilia stavano facendo per me, e questo mi ha dato speranza e tranquillità», confessa con commozione, sottolineando come i buoni rapporti tra Roma e il futuro governo venezuelano siano una risorsa diplomatica fondamentale. Tuttavia, il suo pensiero corre subito a chi soffre ancora: rivolge infatti un appello accorato per la libertà di Biaggio Pilieri, figlio di siciliani emigrati in Sud America, giornalista e leader di Convergencia Nacional (o semplicemente Convergencia), partito politico venezuelano di tendenza umanistica e democristiana, è tuttora rinchiuso in condizioni precarie nelle “celle del terrore” del regime perché accusato di “terrorismo”.
Coltivare il domani: la resilienza della diaspora nella “Terra di Grazia”
Per quanto riguarda la ricostruzione economica, mentre gli Stati Uniti pongono l’accento sul controllo delle vaste riserve petrolifere per riparare le infrastrutture del Paese, l’attivista punta sul progetto “Venezuela Tierra de Gracia“. Questo piano, adattato alle emergenze attuali in ambiti come sanità, istruzione e turismo, dovrebbe essere implementato fin dal primo giorno del nuovo governo guidato da Edmundo González Urrutia e María Corina Machado. Capriti conclude il suo intervento con un messaggio di resilienza rivolto ai giovani e alla diaspora italo-venezuelana, invitandoli a non perdere la speranza nel proprio Paese. «Inizieremo a raccogliere i frutti e non permetteremo mai più che ci tolgano il Paese che appartiene a tutti noi», dichiara, ribadendo che i diritti dei cittadini e delle cittadine sono inestimabili e non possono essere sacrificati per interessi personali.
Mario Catalano
