Vincenzo Carollo apparteneva a una generazione per la quale la politica non era soltanto esercizio del potere bensì responsabilità, disciplina e servizio alle istituzioni. Sindaco di Castelbuono, deputato all’Assemblea regionale siciliana, assessore e presidente della Regione, quindi senatore della Repubblica, attraversò oltre trent’anni di vita pubblica mantenendo una fisionomia politica e personale ben riconoscibile.
Nel corso della sua lunga attività si confrontò con alcuni dei maggiori protagonisti della Prima Repubblica: Giuseppe Alessi, Amintore Fanfani, Mario Scelba, Aldo Moro, Emilio Colombo, Enrico Mattei, Tina Anselmi e molti altri. Tuttavia, Carollo non fu mai un uomo delle appartenenze cieche. Pur muovendosi dentro la Democrazia cristiana e le sue complesse dinamiche interne, seppe conservare autonomia di giudizio, rifiutando di subordinare le proprie convinzioni alle convenienze del momento.
Il suo era un eloquio pacato, colto e misurato. Una pacatezza che non significava debolezza. Quando avvertiva che gli ideali democratici venivano sacrificati alle ambizioni personali, agli equilibri di corrente o alla semplice conquista delle posizioni di potere, le sue parole diventavano severe e autorevoli. «Spetta a voi, che avete responsabilità storiche, ridare alla democrazia gli ideali perduti», scriveva a Emilio Colombo nel 1975.
Carollo fu anche un convinto meridionalista. La difesa della Sicilia, l’attenzione allo sviluppo economico e il contrasto alle disuguaglianze territoriali attraversarono costantemente la sua azione. Il suo realismo non divenne mai cinismo e la conoscenza delle logiche politiche non gli impedì di denunciarne le degenerazioni. Aveva compreso con anticipo i pericoli del qualunquismo, del populismo e di una politica sempre più distante dai cittadini.
Le lettere custodite con cura dalla famiglia e oggi raccolte nel volume “Non un “magliaro” del potere. L’epistolario di Vincenzo Carollo”, curato da Giuseppe Spallino, contribuiscono a restituire la figura dell’ex presidente della Regione Siciliana mettendone in evidenza la statura morale e politica. Di Vincenzo Carollo, e del volume che ne traccia il ricordo, si parlerà oggi pomeriggio nella sua Castelbuono.
La sua ultima carica fu quella di consigliere provinciale di Palermo, nel 1994, ricoperta per appena un mese e mezzo. Fu l’epilogo amaro di una lunga carriera: Carollo si sentì lasciato solo dagli stessi compagni di partito, che gli preferirono altri secondo logiche di convenienza e di appartenenza lontane dal suo modo di intendere la politica. Quella vicenda rappresentò, per lui, una ferita profonda.
Andrea Maria Rapisarda Mattarella
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