Non è più il volontariato di una volta. Niente turni fissi ogni settimana, né appartenenze che durano una vita.Nel terzo settore sta emergendo una nuova forma di impegno, definita da molti operatori comevolontariato fluido: partecipazione intermittente, spesso progettuale, talvolta digitale, quasi sempre legata a competenze specifiche.
Un cambiamento silenzioso ma profondo, che riguarda soprattutto le generazioni più giovani, ma non solo.Studenti, freelance, lavoratori precari e professionisti qualificatiscelgono di “mettere a disposizione” tempo e saperi in modo flessibile, compatibile con agende instabili e carichi di lavoro variabili.
Secondo gli enti del terzo settore, il volontariato oggi non scompare: sitrasforma. Crescono le richieste di impegno su obiettivi circoscritti – una campagna di comunicazione, un supporto legale, la gestione di un evento – mentre diminuisce la disponibilità a una presenza continuativa.Un fenomeno che obbliga associazioni e cooperative a ripensare i propri modelli organizzativi.
La sfida è duplice. Da un lato, intercettarenuovi volontariattraverso linguaggi più diretti e canali digitali; dall’altro, costruire percorsi di senso anche per chi entra ed esce rapidamente dai progetti. Perché la flessibilità, se non governata, rischia di indebolire il legame identitario tra persona e organizzazione.
Il volontariato “a chiamata” porta con sé anche un cambio di motivazioni. Non solo altruismo, ma desiderio diapprendimento,networking,impatto misurabile. I volontari chiedono di saperea cosa serveil loro contributo, e con quali risultati. Un’esigenza che spinge molte realtà non profit verso una maggiore trasparenza e valutazione dell’impatto sociale.
Accanto alle opportunità, emergono anche criticità. Il rischio di una “uberizzazione” dell’impegno civico, dove il volontariato diventa una prestazione occasionale, priva di continuità e di responsabilità collettiva. Un pericolo che gli operatori più esperti segnalano con preoccupazione, soprattutto nei servizi che richiedono fiducia e relazioni stabili.
Il volontariato fluido, però, non è necessariamente un impoverimento. Può diventare una risorsa se integrato in modelli più aperti e inclusivi, capaci di valorizzare competenze diverse e di costruire nuove forme di partecipazione. In un contesto sociale frammentato, anche l’impegno cambia forma. La vera domanda è se il terzo settore saprà cambiare con lui.
