Ci ha lasciati Vincenzo Argento, il maestro puparo che ha custodito l’anima di Palermo

Per decenni, chiunque abbia passeggiato lungo il Cassaro, il Corso Vittorio Emanuele di Palermo, ha respirato la storia della città anche grazie al caratteristico e ritmico suono che proveniva dalla bottega di mastro Vicè

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vincenzo argento mastro vicè
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La scomparsa di Vincenzo Argento, per tutti “mastro Vicè”, avvenuta a Palermo il 22 giugno 2026, segna la fine di un’epoca per l’artigianato artistico e per il teatro di figura internazionale. Ultraottantenne, il maestro puparo si è spento in ospedale a causa del peggioramento di una grave malattia contro la quale combatteva da alcuni mesi.

L’annuncio della morte, affidato ai canali social dal figlio Dario con parole toccanti, «Vai a preparare il più bel teatro insieme agli angeli», ha immediatamente suscitato una profonda ondata di commozione non solo tra i cittadini del capoluogo siciliano, ma anche all’interno delle istituzioni culturali nazionali.

Il battito del martelletto in Corso Vittorio Emanuele

Per decenni, chiunque abbia passeggiato lungo il Cassaro, il Corso Vittorio Emanuele di Palermo, ha respirato la storia della città anche grazie al caratteristico e ritmico suono che proveniva dalla bottega di mastro Vicè. Era il rumore del suo martelletto, intento a sbalzare il metallo e a sagomare il legno per dare vita a Orlando, Rinaldo, Angelica e ai tantissimi personaggi del ciclo carolingio.

Vincenzo Argento incarnava la figura purissima dell’artigiano-artista: aveva iniziato a maneggiare gli strumenti del mestiere fin da bambino, portando avanti una tradizione familiare secolare. La sua non era una semplice produzione di oggetti ricordo per turisti, ma una vera e propria devozione verso l’Opera dei Pupi, proclamata dall’UNESCO nel 2001 come “Capolavoro del patrimonio orale e immateriale dell’umanità”.

Ogni pezzo nato dalle mani di Argento racchiudeva in sé i segreti di tecniche antiche. Dalla scelta del legno per la struttura portante e le articolazioni, alla cesellatura manuale delle armature in ottone o rame, alla pittura minuziosa dei volti, capaci di esprimere fitte drammatiche e nobiltà d’animo e, infine, il suo tocco: la sapiente arte della manovra (“oprante”), che trasformava pesanti manufatti di metallo e legno in attori flessuosi e tragici sul palcoscenico.

Il cordoglio delle istituzioni e della cultura

La rilevanza della figura di Vincenzo Argento è emersa con chiarezza nelle dichiarazioni delle massime autorità cittadine e nazionali, diffuse dalle principali agenzie di stampa.

Il sindaco di Palermo, Roberto Lagalla, ha espresso il dolore dell’intera comunità metropolitana: «La scomparsa di Vincenzo Argento, per tutti mastro Vicè, priva Palermo di uno dei più autorevoli custodi della sua identità culturale. A nome dell’Amministrazione comunale esprimo il più sentito cordoglio e la mia vicinanza ai figli, ai familiari e a tutti coloro che oggi ne piangono la scomparsa. Il suo esempio e la sua eredità culturale continueranno a vivere nelle future generazioni».

Anche dal Ministero della Cultura sono arrivate parole di profonda stima. Il Sottosegretario di Stato alla Cultura, Pietro Cannella, già vice sindaco di Palermo e assessore alla Cultura, ha voluto sottolineare lo straordinario valore storico del maestro: «Con profondo cordoglio apprendiamo della scomparsa a Palermo di Vincenzo Argento, maestro puparo e straordinario custode di una delle più autentiche tradizioni della cultura siciliana. Con la sua passione, la sua maestria e il suo instancabile lavoro ha mantenuto vivo un patrimonio inestimabile».

L’eredità culturale e l’ultimo saluto

La morte di mastro Vicè solleva il cruciale e sempre aperto dibattito sulla salvaguardia dei mestieri storici nei centri urbani contemporanei, minacciati dalla standardizzazione turistica e dalla perdita della trasmissione orale del sapere artigiano. Argento, tuttavia, ha speso gli ultimi anni della sua vita proprio per garantire che questa catena non si spezzasse, aprendo la sua bottega ai giovani e lavorando a stretto contatto con i figli per traghettare l’Opera dei Pupi nel nuovo millennio.

Per permettere a cittadini, turisti e appassionati di rendere l’ultimo omaggio a un pilastro della memoria palermitana, la famiglia ha allestito la camera ardente presso il Teatro Argento, situato in via Pietro Novelli 1, proprio di fronte alla Cattedrale di Palermo. Quel teatro che per anni è stato il ring delle battaglie tra paladini e saraceni, oggi si è trasformato nel tempio della memoria di un uomo che ha fatto della tradizione la sua intera esistenza.