A volte basta aprire una porta per scoprire che un luogo conosciuto ha una storia completamente diversa da quella che immaginavamo.
A Trapani quella porta conduce in Largo San Giacomo, nel cuore della città. Dietro l’ingresso della Biblioteca Fardelliana non si trova soltanto una biblioteca, ma un edificio che nel corso dei secoli ha cambiato funzione, attraversando guerre, confraternite, trasformazioni urbane e generazioni di lettori.
L’edificio che oggi custodisce la Fardelliana era infatti in origine una chiesa. Fu costruita nel XIII secolo dall’Ordine militare dei Cavalieri di San Giacomo e dedicata al loro santo protettore. La sua storia sarebbe poi proseguita lontano da quella funzione religiosa: dopo lo scioglimento dell’Ordine, la chiesa e gli edifici annessi furono affidati alla Compagnia dei Bianchi, confraternita impegnata nell’assistenza e nelle opere di carità.
Entrare oggi in questo spazio significa quindi trovarsi in un luogo dove la memoria non è confinata nei libri. È nelle pareti, nella struttura dell’edificio, nello scalone, nelle sale e nelle trasformazioni che si sono accumulate nel tempo.
Tra il 1740 e il 1747 l’architetto Giovan Biagio Amico intervenne sulla costruzione, lavorando alla facciata e realizzando lo scalone. Secoli dopo, l’edificio sarebbe stato nuovamente trasformato per adattarsi alla sua nuova vita di biblioteca, fino agli interventi di adeguamento più recenti.
La biblioteca vera e propria nacque nel 1830 grazie a Giambattista Fardella, esponente di una famiglia nobile trapanese, militare e uomo politico, ma anche collezionista e appassionato bibliofilo. Il 21 aprile di quell’anno l’istituzione aprì al pubblico come Pubblica Biblioteca Comunale del Capovalle di Trapani, con una parte importante della raccolta personale di Fardella. Pochi mesi dopo assunse il nome con cui è conosciuta ancora oggi.
Quello che colpisce è proprio la natura delle raccolte che cominciarono a confluire nelle sue sale. Non soltanto libri moderni, ma manoscritti, incunaboli, cinquecentine e documenti provenienti da diverse raccolte private e istituzionali. Nel 1831, infatti, il patrimonio della biblioteca venne ulteriormente arricchito dall’unione con la biblioteca provinciale e con il fondo librario costituito alcuni anni prima da Giuseppe Maria Berardo XXVI di Ferro presso il convento degli Agostiniani Scalzi.
Così la Fardelliana è diventata nel tempo qualcosa di più di un luogo nel quale prendere un libro in prestito o sedersi a studiare. È un deposito della memoria trapanese e siciliana, dove il patrimonio antico convive con le esigenze di una biblioteca contemporanea.
Anche la sua storia amministrativa racconta questa continuità. Nel 1881 Giovanni Battista Fardella, sindaco di Trapani e pronipote del fondatore, destinò con un testamento un legato alla biblioteca. Nel 1889 venne costituito un Ente Morale per la sua amministrazione e fu approvato lo statuto.
Oggi la Fardelliana continua a essere una biblioteca viva. Accanto alla consultazione e al prestito, conserva fondi antichi e svolge attività culturali. Dal 1983 pubblica inoltre una propria rivista, “La Fardelliana”, mentre negli ultimi anni ha ospitato incontri con scrittori e iniziative dedicate alla lettura e alla cultura.
È proprio questa convivenza tra passato e presente a renderla un luogo inatteso. Non è necessario entrare in un museo per incontrare la storia. A volte la storia si trova in una sala di lettura, accanto a uno studente che prepara un esame, a un ricercatore che consulta un documento o a un lettore che apre un libro.
La Fardelliana racconta anche qualcosa di profondamente siciliano: la capacità degli edifici di cambiare vita senza perdere completamente quella precedente. Una chiesa medievale diventa sede di una confraternita, poi spazio destinato ai libri, quindi luogo di studio e di incontro. Le funzioni cambiano, ma le tracce rimangono.
E forse è proprio questo il dettaglio da cercare quando si visita una città: non soltanto ciò che è stato costruito per essere visto, ma ciò che continua a vivere dopo aver cambiato destinazione. A Trapani, un posto del genere ha un nome preciso. È una biblioteca. Ma prima di essere una biblioteca, è stata una chiesa.
E dentro le sue stanze, ancora oggi, si incontrano entrambe le storie.
Federica Dolce
Foto del profilo Facebook della Biblioteca Fardelliana


